Un sorprendente numero dedicato ai popoli indigeni nel mondo moderno, e soprattutto SCRITTO da persone indigene: della maggior parte degli autori, fotografi, ecc.. viene precisata l’etnia: nemmeno in un romanzo di fantascienza si trovano tante parole impronunciabili! Ma è davvero un affascinante caleidoscopio di culture: dai mongoli che, dopo decenni di socialismo reale, riscoprono il culto del Cielo e, al tempo stesso, la tutela del territorio, leopardo delle nevi incluso, e dagli hawaiani che ricordano il loro sistema unico al mondo di divisione, sfruttamento e tutela del territorio; alle più affascinanti ibridazioni, come il rap quechua, o l’alta moda queer nigeriana. La riscoperta delle radici culturali sembra liberare anche le identità personali: o perchè queste tradizionalmente non erano vincolate a una sessualità binaria come nella cultura occidentale, oppure (a mio parere più spesso..) perchè, anche quando erano ancora più vincolate, già che ci si ribella a certi schemi occidentali ci si può ribellare anche a certi schemi della propria tradizione. Vengono chiariti diversi concetti: intanto “indigeno” è considerato, mi pare di capire, chiunque appartenga a civiltà “tradizionali” soggiogate da quelle “moderne”: non solo i quechua ma anche i mongoli, però chiaramente non i cinesi. Detto questo, è utile capire che le “civiltà indigene” erano “in divenire” anche prima del fatale incontro con l’Occidente: noi le immaginiamo in un eterno, immutabile presente fuori dalla Storia portata da noi, ma in realtà evolvevano, e continuano a evolvere tuttora, senza coltivare insensati sogni di ritorno a tempi ancestrali, a paradisi perduti mai esistiti. Oggi offrono visioni alternative a quella sviluppista ed estrattiva a cui sembra ormai ridotto l’Occidente, oltre a un concreto arsenale di modelli sociali e conoscenze botaniche ed agricole. Nota. C’è un interessante pezzo sugli Osage, nativi dell’Oklahoma, che nella capitale dello Stato Tulsa hanno dato vita a una industria cinematografica in boccio. Nei loro studii è passata anche la produzione di “Killers of the Flower Moon”, l’anno scorso: probabilmente, non vedendo film ero rimasto purtroppo l’unico a non conoscere questa storia.. ma mi ha fatto pensare: nei primi anni Venti, in teoria decenni dopo la pace con i Nativi, una estesa cricca di bianchi che si può solo definire mafiosa uccise decine se non centinaia di nativi (e di bianchi che onestamente indagavano o comunque finivano in mezzo) per sottrarre loro i diritti petroliferi.. sì, perchè Tulsa era allora “the world capital of oil”: proprio Tulsa dove in quegli stessi anni i bianchi scatenarono un “pogrom” contro la popolazione nera che godeva di crescita economica, uccidendone centinaia e saccheggiando e devastando il loro quartiere, per costringerli ad andarsene tutti; e insabbiando poi i fatti per un secolo. Che paese, gli USA! Non fai in tempo a scoprire un obbrobrio che ne emerge un altro (nel caso degli Osage, va detto che alla fine intervenne il Bureau of Investigation, i “federali” di allora, e da buoni “federali” fecero piazza pulita delle autorità locali marce: per una volta i capi dell’organizzazione criminale furono condannati a vent’anni di carcere). https://en.m.wikipedia.org/wiki/Osage...
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