Nel villaggio di Ukleevo, adagiato in una conca che lascia intravedere solo i campanili e i camini delle fabbriche, la casa del vecchio Grigorij è un covo di impostori e furfanti. Per avidità, tutti mentono e dal capofamiglia, mercante senza scrupoli, alla nuora che gli dà manforte nei suoi traffici, la perfida Aksinja, andata in sposa al figlio sordo. Tutti sono falsi come le monete che fabbrica e spaccia Anisim, il primogenito. Tutti tranne Lipa, la sua giovanissima moglie, creatura povera e mite, dolce e ingenua, che si dedica con gioia al suo bambino «leggero come una piuma». La tragedia incombe su queste «anime smarrite» e ne sarà vittima la più indifesa. Racconto cupo e feroce, uno dei più sorprendenti di Čechov secondo Vladimir Nabokov, Nel burrone ci trascina insieme ai suoi protagonisti nel baratro morale che si spalanca quando la pietà viene sacrificata all’egoismo.
Nel burrone, di Anton Cechov è stato uno degli ultimi libri letti da Aleksej Naval'nyj. In molti fanno notare l'analogia con uno dei personaggi, condannato a sei anni di lavori forzati in Siberia. Ma quello è solo un aspetto, tra l'altro l'epilogo giusto, di un personaggio inserito in un contesto di avarizia, cattiveria, degrado morale e civile: un ritratto di una piccola comunità (quasi) senza speranza. Naval'nyj dopo averlo letto, scrisse dal carcere ad un amico "Dopo aver finito 'Nel burrone', ho fissato il muro con sguardo assente per cinque minuti… Avevi ragione tu, bisogna leggere i classici. Non li conosciamo!". È vero.
Nel villaggio di Uklèevo la vita è dura e semplice, povera e chiusa tra le alte sponde del burrone in cui si annidano le case. La vita brulica intorno alla drogheria di Gregorio Tsybùkin, egli compra, vende, inganna. Nel grottesco mondo di questa famiglia di arricchiti a spese della povera gente, si celano serpi e bugiardi. Ma diverrà che anche gli ingannatori possono essere ingannati.