In un mondo pieno di sofferenza e ingiustizia, è facile farsi sopraffare da un senso di disperazione e impotenza, o sentirsi in colpa per non avere fatto abbastanza per modificare tale situazione. Perfino se avessimo donato ad altri tutto ciò che avevamo dedicandoci solo a opere di bene, saremmo ben lungi dal risolvere tutti i problemi del mondo. Eppure in qualche misura li avremmo alleviati. E allora, che cosa dobbiamo fare? Davvero ogni azione meno estrema di questa equivarrebbe a un fallimento morale? Possiamo vivere una vita decente senza abbracciare scelte cosí drastiche? Questo libro prova a rispondere a tali dilemmi mettendoci di fronte a fatti e situazioni della vita quotidiana in cui ognuno di noi può facilmente riconoscersi. May non è il tipo di filosofo che ci ordina di essere cittadini modello che applichino una forma di etica a ogni decisione che devono prendere. Al contrario, è realistico, e capisce benissimo che vivere all'altezza degli ideali comporta una lotta continua e logorante.
Il tentativo è tutto sommato quello di rendere istituzionale il modo di vivere della middle class democratica americana (occidentale), accentuando l'endorsement verso i trend green e verso il vegetarianismo. In sé niente di male, ma avevo aspettative maggiori (speravo in qualcosa di più illuminante, ma anche in una tensione morale maggiore) da un saggio di questo genere.
Istituzionalizzare l' esistente è probabilmente troppo poco.