Mrs Jekyll è il racconto di una scoperta violenta e inattesa: una potenza viscerale e nascosta, di fronte alle tragedie della vita. Non una rinascita, ma l’emergere di una forza oscura, libera e inquieta.
Rosy è un’insegnante, felicemente sposata, immersa in una quotidianità ordinaria fatta di piccoli rituali rassicuranti. Un giorno, per caso, avverte un nodulo al seno. Da quel gesto minimo si spalanca un abisso: la vita cambia direzione, l’idea della fine prende forma. Inizia così un viaggio doloroso tra ospedali e persone care che non sembrano in grado di curare, o anche solo comprendere, il male che cresce silenzioso dentro di lei. Tutti appaiono goffi, inadeguati nei loro tentativi di compassione, incluso il marito, incapace di guardarla se non attraverso il filtro della diagnosi.
Il dolore diventa umiliazione del corpo e poi solitudine. Quando anche un tentativo estremo di cura tramite una medium fallisce, la mente di Rosy comincia a scivolare altrove, in territori mai esplorati prima. Accettando il proprio destino e rinunciando a ogni remora morale, la mente di Rosy apre le porte al desiderio, alla rabbia, al piacere.
Il romanzo procede per salti temporali volutamente confusi: l’arco narrativo non ha un tempo lineare e va accolto in modo fluido. La dimensione del sogno si intreccia con quella della realtà, fino a renderle indistinguibili. Sogni febbrili in cui Rosy è un mostro, evidenti rimandi al mito di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, diventano parte integrante della narrazione.
Lo stile è serratissimo: capitoli brevi, frasi fulminee, quasi elenchi, ma capaci di colpire. La ferocia del desiderio, la coscienza della propria caducità, l’impotenza davanti al dolore fisico convivono in una fredda lucidità che ferisce e scomoda il lettore.
Mrs Jekyll è un ottimo primo approccio letterario al tema del cancro: scava brevemente, ma colpisce con precisione, lasciando un segno. Si tratta di una testimonianza dedicata a Deborah Orr, giornalista morta di cancro. Un libro che racconta il male senza addomesticarlo mai.