"The Promised Neverland – Una Lettera da Norman" è veramente brutto come dicono? Scopriamolo insieme.
"Una Lettera da Norman" è la prima Light Novel targata The Promised Neverland, uscita da poco in Italia. La storia è ambientata poche ore prima della spedizione del ragazzo più intelligente di Grace Field. Norman, impegnato a scrivere le sue ultime parole in una lettera da consegnare a Emma e Ray, ripercorre il proprio passato, rivive alcuni ricordi e ci investe del suo affetto per quelli che sono stati i suoi amici più cari nel corso della sua vita. Il romanzo, tuttavia, non è stato accolto dalla critica poiché ritenuto inferiore alla storia principale. Il manga è un capolavoro, su questo siamo d’accordo, ma questo romanzo non ha soltanto punti deboli. Norman sta stilando un piano di fuga per i suoi amici, nulla che non conosciamo già, ma questa storia è la testimonianza di quanto sia forte il legame tra Emma, Norman e Ray.
Dal punto di vista del suo contenuto, dunque, nulla da ridire.
Già i titoli dei capitoli suggeriscono che il romanzo manchi di adrenalina, anche se è comunque capace di tenere il lettore con il fiato sospeso, immergerlo, grazie ai ricordi di Norman, nelle vite dei tre protagonisti prima di scoprire la verità su Grace Field e sul mondo esterno. Questi capitoli sono quindi i pezzi di un puzzle più grande, che ricostruiscono uno dei rapporti centrali della storia. Un rapporto che, dopo la spedizione di Norman, ha subìto una spaccatura.
C’è un però: i punti deboli, dal mio punto di vista, ci sono eccome, ma nulla a che vedere con il contenuto della storia.
Cominciamo dal titolo, "Una Lettera da Norman". Di "lettera" ha ben poco. Un titolo coerente con il suo contenuto sarebbe stato, lo abbiamo capito, "I Ricordi di Norman" (magari con un po’ più di fantasia). Di ricordi ce ne sono tanti, la questione “lettera” è invece riassumibile in poche pagine. Seguendo questa linea, è possibile che il romanzo sia stato oggetto di critica perché il lettore si aspettava qualcosa di più da un personaggio del suo calibro. Chi ha letto il manga sa che, rispetto a Ray, Norman ha sempre ottenuto il massimo del punteggio nei test di intelligenza. L’autore avrebbe potuto giocare molto di più sulla sua acuta osservazione: insomma, com’è possibile che Norman non si sia accorto prima della verità su Grace Field House? Mai trovato qualcosa di sospetto?
Passiamo avanti: i ricordi di Norman. Bene, non sono i ricordi di Norman. Lo so, li ho presentati in questo modo anche io, ma di fatto non lo sono. La trama del romanzo è chiara: “[…] Ed è così che, tra un ricordo e l'altro, la mente del ragazzo rivive i momenti più nostalgici e significativi trascorsi a Grace Field House insieme agli amici di sempre, Emma e Ray. […]”. Eppure, quelli non sono i suoi ricordi per una semplice ragione: il punto di vista non è il suo. A questo punto, il titolo prima suggerito perde di significato ("Ricordi a Grace Field House"? Scusatemi, non ci so fare con i titoli). Comunque, tornando alla questione del punto di vista, ne abbiamo tre: Norman, Emma e Ray. Ci troviamo a viaggiare continuamente tra la mente di Emma, quella di Norman e, alla fine, quella di Ray. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di una scelta stilistica, che quei salti indietro siano di Norman ma che, comunque, si sia voluto dare spazio anche ai pensieri degli altri due protagonisti. Bene, quel qualcuno sbaglierebbe. In uno dei racconti Norman non è presente per la maggior parte del tempo: Emma e Ray sono alla ricerca di un fiore per la sua guarigione. Sì, Norman è sempre malato.
Il fatto curioso è che sia proprio Norman, impegnato a scrivere la lettera, a evocare quel ricordo.
“Quasi me n’ero dimenticato. Quella volta persino Emma…
Norman, rammentando l’epilogo della storia, sorrise con affetto”.
Anche se è lui a ricordare, quel frammento del loro passato (quell’analessi, come la chiamerebbe Genette) è assunto dal racconto. È curioso il fatto che sia lui a dare l’input e il racconto a fare un salto indietro (per chi sta ancora cercando di capire: gli asterischi presenti nel testo separano il presente dagli eventi passati). È interessante, devo ammetterlo, ma in questo caso non funziona: io da lettrice, leggendo la trama, mi aspetto di curiosare il passato di quel protagonista, di ascoltare solo i suoi pensieri, di vedere con i suoi occhi (per dirla, quasi, come Pouillon) quello che succede a Grace Field House.
Perché non mi sento di condannare questo romanzo? Perché, nonostante i suoi lati negativi, ha approfondito un aspetto di Ray che, nel manga, necessitava di una certa attenzione: cosa ha provato Ray, l’unico personaggio a conoscenza dei segreti di Grace Field, prima degli avvenimenti che conosciamo? Cosa provava ogni volta che un bambino lasciava l’istituto? Ray è indubbiamente, da questo punto di vista, il personaggio più forte di The Promised Neverland. Ha nascosto il suo dolore per anni, ha placato rabbia e rancore per mamma Isabella, tutto per proteggere Emma e Norman. Tutto affinché, a tempo debito, Emma e Norman potessero scappare e sopravvivere.