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Il femminismo inutile: Vittimismo, narcisismo e mezze verità: i nuovi nemici delle donne

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La prima incisiva indagine critica italiana capace di scuotere le fondamenta del femminismo contemporaneo. Con la precisione e l’ironia che la contraddistinguono, l’autrice delinea il ritratto tagliente di un neofemminismo troppo spesso incentrato sulla vittimizzazione e distratto da questioni marginali. Attraverso esempi e citazioni ci mostra un’ideologia che, anziché emancipare, confina le donne in un ruolo passivo, rischiando di rappresentare un regresso sul piano politico e culturale. Non mancano riflessioni sui tribunali sommari del post #MeToo, sul narcisismo del femminismo performativo, su termini falsamente scientifici come “mascolinità tossica” e “cultura dello stupro”. Il femminismo inutile sfida anche le nuove ideologie, come intersezionalità e transfemminismo, ormai esercitate come dogmi. Il monito è il rischio del neofemminismo è smarrire il vero obiettivo, ovvero eguaglianza e giustizia, e ignorare le autentiche sfide quotidiane delle donne.

159 pages, Kindle Edition

Published June 18, 2024

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About the author

Annina Vallarino

2 books2 followers

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Silvia Giliberto.
66 reviews9 followers
August 15, 2024
Vallarino - partendo da una solida conoscenza della letteratura e della storia del femminismo - mette in luce le contraddizioni e le disfunzioni delle frange mainstream del femminismo contemporaneo. Tratta di temi come l’idolatria delle vittime, l’ossessione per questioni considerate minoritarie, per il linguaggio, per le rivendicazioni identitarie, che rischiano di produrre il cortocircuito di una generazione di donne deboli e spaventate da fenomeni marginali, ma gonfiati senza il supporto di dimostrazione scientifica. Alcune questioni - in particolare il capitolo sulle persone trans, che mi ha un po’ deluso - sono trattate in maniera troppo frettolosa, senza l’approfondimento che richiederebbero. Ma il testo vuole essere un pamphlet che sollevi domande necessarie, senza l’arroganza di trovare delle risposte definitive. L’ho trovato meno provocatorio di quanto immaginassi, sempre ben argomentato e mai con la volontà di sminuire l’importanza delle battaglie storiche sulla parità dei diritti. Il fatto che sia accolto da alcuni (o meglio alcune) come un testo antifemminista e di destra (?) - come ho letto in certi commenti - dimostra l’attuale incapacità di accettare dei contraddittori, di forgiare il senso critico, di mettersi in discussione, di fatto avvalorando le tesi del libro e la sua necessità.
Profile Image for Livuoiqueiqualia.
71 reviews6 followers
July 4, 2025
Libro amato e sponsorizzato dai due massimi esponenti dell'antiwokeismo italiano, il Professor Guido Vitiello e il giornalista rampante -ma non più così tanto graffiante- Massimiliano Parente.
L'autrice si è risentita quando le hanno fatto notare che le sue opinioni sono vicine all'area liberal-destra, tanto da pubblicare sia un tweet che una storia con un piglio un po' alla Carlotta Vagnoli in cui ci dice "non sapevo che lo spirito critico fosse di destra".
Se, però, vale il detto "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei", nel suo libro Vallarino cita un testo di "James Lindsay, anti-communist" - questo è il nome del profilo twitter di questo grande pensatore-. Da ridere, da piangere, so solo che è piaciuto moltissimo a molti uomini di destra che son convinti che uno spettro si aggiri per i campus delle università americane (cit.). con la maschera di Foucault.

Vallarino è permalosa e intelligente. Ed è una vera liberal di destra, che, come spesso accade ai liberali italiani, finisce per convincersi che rispondere a una scemenza renda quello che hai detto automaticamene di valore. Se la prende con il femminismo di Instagram, facendo, come si dice a Milano, un gran rebelot. In 159 pagine cerca di concentrare un numero di temi esagerato, convinta di essere "non-ideologica" (applausi di Parente). Un giorno qualcuno ci spiegherà cosa significa essere "non ideologici". Ma non è questo il giorno, andiamo avanti.

Come le influencer del femminismo -le varie Vagnoli, Blasi, nei suoi periodi peggiori anche Murgia- , in un'operazione che sembra uno "specchio riflesso" fuori tempo massimo, Vallarino parla del femminismo come se fosse un qualcosa di teorico che vive nel metaverso. Ignora le pratiche, ignora le molte discussioni all'interno di un "intersezionale" di cui si fa beffa (ma di questi tempi i nostri intellettualoni de Il Foglio sostengono che Derrida fosse un coglione anti-occidentale, posso capire che "intersezionale" sembri una parola in codice di un esercito di cattivissime trans che vogliono schiavizzare i maschi), Ignora la complessità di un femminismo -o femminismi- che vengono praticati in contesti politici, umani e di classe molto diversi. E se si ha l'ardire di definirsi "studiosi", non studiare le pratiche è un po' più di un peccatuccio da confessione settimanale.

Mi dispiace che Vallarino si risenta a sentirsi definire liberal (perché?Anche Calenda ci rimane male. Psicologicamente è interessante), ma la sua visione critica è contraria e uguale al femminismo che lei definisce inutile. Sono risposte di pancia, troppo brevi per la complessità dei temi trattati, a volte confuse. Meno polemiche di quanto ci si aspetti, ma poco solide. Scritte decisamente meglio delle sue antagoniste "femministe", quindi forse è facile illudersi che sembrino pensieri più di sostanza. Ma sono pur sempre inutili, se non a quel bacino di menti illuminate terrorizzate dall'ideologia uuuuooook. Loro possono sempre leggersi "James Lindsay, anti-communist". Del resto ognuno ha i suoi auctores.


(il suo romanzo di esordio è invece un bel romanzo)
Profile Image for Simona.
5 reviews2 followers
July 11, 2024
Lucido e anti-ideologico, un ritorno al femminismo dei diritti e non delle influencer. Un saggio con ottimi spunti.
Profile Image for Marta P..
44 reviews5 followers
August 16, 2025
Una boccata d'aria in mezzo a tante posizioni illogiche e antiscientifiche che, nonostante gli intenti, finiscono solo per danneggiare le donne (e non solo) anziché aiutarle.
Ho apprezzato veramente tanto, tra i vari capitoli, la parte sul "soffro, dunque sono", che ho sentito molto vicina: ad esempio, è vero, sono donna e lavoro in un ambito in grandissima parte maschile; vero, ho incontrato persone maschiliste per le quali una donna non dovrebbe lavorare coi computer (perché... boh?); non vedo come definirmi vittima perpetua di un sistema patriarcale dovrebbe rendermi la vita più facile.
Spero davvero che anche molte femministe convinte lo leggano, anche perché è l'opposto di quei titoli che attaccano e basta con l'intento di distruggere il movimento anziché di migliorarlo. Anche se chi legge non si trovasse d'accordo con certi passaggi dovrebbe ricavarne perlomeno degli spunti di riflessione.
Profile Image for Yupa.
782 reviews128 followers
January 27, 2025
Provocatorio ma valido (o forse valido perché provocatorio)

Il libro è semplice e veloce, ma non per questo è meno efficace.
È efficace nel criticare le derive a volte fatue, ma comunque dogmatiche se non intolleranti di certe correnti femministe, l'appiattimento su un vittimismo controproducente, una scarsa onestà nell'uso di dati e statistiche (argomento, questo, che avrebbe comunque meritato più spazio, ma già gli esempî che fornisce sono un punto da cui partire).
Risulta meno efficace verso gli ultimi capitoli, ad esempio quando si incarta sulla questione del genere inteso come costruzione sociale e come realtà biologica, dimostrando una dimestichezza coi concetti non sempre sufficiente e precisa, e facendo anche un po' di allarmismo sui percorsi di transizione per i minorenni.
Nel complesso storco un po' il naso quando riconduce le derive che critica a un presunto narcisismo e individualismo contemporanei, visto che per me è l'esatto contrario.
Manca inoltre completamente una riflessione, che pure in alcuni capitoli sarebbe stata doverosa, su come un determinato discorso femminista sia da vedere come parte di una più ampia tendenza, che spesso prescinde dagli orientamenti politici, a una penalità punitiva (configurandosi come ciò che nei paesi anglosassoni è stato definito carceral feminism, "femminismo carcerario"), cioè a una progressiva espansione dei poteri repressivi dello Stato che vanno a minare le garanzie giudiziarie e in sostanza lo stato di diritto.
In generale il libro non invita a rigettare il femminismo (posto che si possa parlare di "femminismo" al singolare), ma a ripensare in maniera critica diverse sue tendenze e soprattutto a non sottrarsi mai al dibattito.
Profile Image for Marty Lodigiani.
203 reviews11 followers
November 10, 2024
Un saggio molto breve (su alcuni elementi mi avrebbe fatto piacere leggere una posizione un po' più approfondita) ma molto intenso che lancia spunti di riflessione interessanti, su cui a volte non mi sono trovata d'accordo ma che comunque rimangono lo stesso estremamente valide e ben spiegate. Come saggio introduttivo per poi eventualmente andare più in profondità su certe tematiche è estremamente valido.
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