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Il libro delle case

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256 pages, Paperback

Published September 23, 2022

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Bajani

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Profile Image for Francesca Greco.
13 reviews
March 8, 2025
Si visualizzi un tetto curvo sdraiato all’ombra dei pini, poco distante, il mare. Si visualizzi ora una fila di giornali distesi un paio di metri più in basso, sopra un tavolo di legno; verranno letti sotto l’ombrellone, eco di una quotidianità lasciata temporaneamente in sospeso,intorno l’aria densa di mezza estate. In coda, dopo lo sport e la finanza, lontani una lega dall’enigmistica e il Sudoku, pile di libri con le copertine colorate alzano un monte di parole. L’arcipelago letterario si erge in fondo: lo doppiano borse di paglia piene di creme solari, annunciate dallo scampanellio di braccialetti e cavigliere. Caftani leggeri ne minacciano la stabilità. In bilico fra gli altri un titolo cattura l’attenzione di Donna. Ma non è qui che lo porterà via. Accadrà mesi più tardi sotto un tetto di cemento, in un altro luogo lontano dal mare, in un’altra stagione. Lo rivedrà prima dell’uscita, tra le buste della spesa e scioglierà a mesi di distanza una promessa che gli aveva fatto alla fine dell’estate.

Donna è innamorata delle case. Le ricorda, le immagina, le abita, le colora. “IL LIBRO DELLE CASE” per lei non è mai stato un’opzione, era un viaggio che avrebbe intrapreso prima o poi. . .

Mi scuso per non aver resistito e un po’ mi vergogno già per aver scritto questo cappello, ma “ Il libro delle case” di Andrea Bajani è stato per me un incontro fortunato e bellissimo accaduto in luoghi promiscui , lontano da ogni casa dei libri che si possa definire tale. Ho voluto giocare a raccontarlo. Mi sarebbe piaciuto dire quello che ho provato e sentito tante volte pensando alle case, allo spazio che senza di loro non esisterebbe e che dopo di loro tuttavia perdura. È uno spazio che ha a che fare con il pieno del tempo abitato e il vuoto di tutto quello che resta. È uno spazio effimero che esiste anche per un patto sociale. Avrei voluto trovare le parole per dire delLe storie, delle vite, delle relazioni tra i corpi e gli animi che abitano lo spazio facendone un luogo. E poi trovo lui è misuro la mia inadeguatezza. Ma va bene cosi. Tutte le sfumature più aspre e delicate abitano fra le pagine di questo libro. È un po’ come visualizzare all’improvviso i colori della luce attraverso un prisma: Bajani rende visibile ciò che esiste senza una forma. E lo fa attraverso un linguaggio essenziale e denso, tagliente più di un bisturi. Nel libro come scritto nella sinossi si ricostruisce la storia di un uomo attraverso le case che ha abitato, quella del sottosuolo, quella sotto la montagna, quella sopra i tetti e molte altre. C’è un rapporto di reciproca influenza tra le mura entro cui cresce e si muove e il suo spazio interiore che prende forma. Io colleziono conchiglie. La più piccola differenza nella anatomia dei molluschi determina infinite variazioni nella formazione delle loro case. Questo mi ha sempre affascinato. Ho pensato spesso che gli edifici assorbano parte dell’energia emotiva delle vite che scorrono tra le loro mura, che in qualche modo siano anche essi vivi. A tratti nel libro vengono investiti di una potenza quasi primordiale che li assimila alla natura, nella capacità di rigenerarsi e persistere nonostante l’assenza di chi li ha costruiti, attraversati, voluti e abbandonati. A volte sono loro a contenere, ma più spesso nel libro ho la sensazione che accada il contrario. Sono i movimenti di tre paia di piedi sotto a un tavolo a generare lo spazio intorno , quello necessario ai progressivi sviluppi dell’azione. Lo spazio emana da un gesto, si cristallizza e concretizza intorno alle sue immediate conseguenze, mantenendo a volte l’elasticità necessaria a contenerne le ricadute, a volte frantumandosi perché raffreddato troppo in fretta , come un ferro temperato male. Ci sono luoghi intimi che si inscrivono nei confini di un tappeto, come nella casa dell’adulterio e che esistono per il tempo necessario ad un amplesso; luoghi incredibili ormai superstiti alla deriva da decenni come la casa della voce, una cabina telefonica nella notte, fatta di luce in un lago scuro. In questa geografia della memoria la vita di Io, così si chiama il protagonista del libro, si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi che hanno segnato un’epoca, saldandosi alla memoria collettiva. I capitoli dedicati alla Casa di prigioniero e alla Casa della morte di Poeta sono di una bellezza dolorosa. Quello che più mi piace di questo libro è l’imprevedibilità del linguaggio, che mi impedisce di indovinare la direzione delle parole. Non so dove mi porteranno, sono legate in modo poetico e spiazzante. Non so come dirlo con parole migliori, perciò prenderò in prestito quelle di un film che mi ha cresciuto: “Sei mai stato il capitano Nemo imprigionato nel tuo sottomarino mentre la piovra ti sta attaccando? “ . Rispondo con un forse, ma di sicuro sono stata Io esposto nella nudità di un ascensore di vetro, colonna vertebrale di un edificio e suo apparato digerente; di sicuro sono stata Madre che ingoia parenti come pietre; di sicuro sono stata tartaruga nel giardino di cemento in cui arriva la luce del sole e subito se ne va .


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