Nel 1886 venne bandito il Concorso internazionale per il rifacimento della facciata del Duomo di Milano, uno dei più importanti di quel periodo. Questo volume ne ripercorre la lunga e controversa storia, ma non solo: fotografie, incisioni, rilievi e pubblicazioni oggi conservate alla Biblioteca dell’Accademia di architettura di Mendrisio e già appartenute all’architetto ticinese Augusto Guidini, tra i membri della giuria del concorso, conducono i lettori al tavolo stesso dei giurati, mettendoli così a conoscenza delle pratiche di organizzazione di un concorso internazionale di architettura del tardo Ottocento, ma anche degli strumenti allora adottati per la valutazione dei progetti presentati. Il libro raccoglie infatti nel suo insieme per la prima volta l’ingrediente più raro e sorprendente dell’innovativo metodo messo a punto dai giurati: un archivio fotografico di tutte le proposte storiche per la facciata del Duomo fino ai progetti presentati al concorso. Ne risulta una narrazione per immagini che testimonia la ricezione del Gotico e le variazioni del gusto nelle varie epoche. La storia della facciata del Duomo diventa così storia mutevole ove a dispiegarsi è anche il tempo, con le sue continuità e le sue fratture, sedimentatosi sul monumento simbolo della città di Milano. Testi di: Carla Mazzarelli, Mirko Moizi, Daniela Mondini, Angela Windholz
Libro fisicamente molto bello ed elegante. Il titolo non tradisce l'intento, mostrare i materiali - i progetti arrivati ai vari conoscorsi del XIX secolo e quelli precedenti, dal XVII secolo, degli architetti della Fabbrica - su cui la giuria di esperti ha potuto valutarne i migliori. Tuttavia i testi si occupano soltanto dei materiali conservati dall'architetto ticinese Augusto Guidini conservati oggi nella Biblioteca dell'Accademia di Architettura di Mendrisio, sfiorando soltanto le vicende dei concorsi (e le polemiche molto italiane) con una particolare facoltà - totalmente svizzera direi - di annoiare con tecnicismi e inutili fisime invece di descrivere ogni singola tavola (e sono parecchie!) che ha dietro una scelta stilistica, sociale e umana. Il risultato è un libro asettico, ticinese e distante, che si salva solo per la pregevole collezione di fotografie dell'epoca dai progetti originali. Un enorme peccato.