Leggende, fiabe e racconti tramandati per generazioni sono i protagonisti di questo libro. Roberto Luigi Pagani racconta storie che affondano le loro radici nel passato più antico dell’isola atlantica, alcune celebri e altre meno conosciute. In esse incontriamo elfi e troll, creature fantastiche come il re degli orsi, l’uomo foca o il nykur, un demone d’acqua in forma di cavallo con gli zoccoli al contrario, ma anche streghe e stregoni, sigilli magici, rune, fantasmi, diavoli, poeti, erbe e pietre prodigiose e tanto altro. Il volume contiene un’ampia raccolta di testi che costituiscono una chiave di accesso agli aspetti più vari della storia e della cultura islandesi, corredati da saggi introduttivi, commenti e note esplicative, ed è impreziosito da elaborazioni grafiche di fotografie e da disegni realizzati dall’autore.
Roberto Luigi Pagani (Cremona, 1990) ha studiato lingue scandinave a Milano ed Edimburgo e ha conseguito la laurea magistrale in studi medievali islandesi presso l’Università d’Islanda, dove è attualmente dottorando e docente di manoscritti medievali islandesi. Per Iperborea ha curato e tradotto Saga di Gunnar (2020).
Le introduzioni di ogni sezione erano le parti più interessanti e utili per comprendere alcuni aspetti della storia e della cultura islandese. Le storie (se vogliamo definirle tali) di per sé sono noiosissime.
Farei un plauso a Pagani perché ha saputo inserire una fiumana di racconti, leggende e usi e costumi in un libro con un filo logico, prendendo decisioni sensate e creando un prodotto privo della frammentazione tipica di molte pubblicazioni similari.
In generale, però, il contenuto rimane noioso. I racconti islandesi - ormai è assodato - non sono veri e propri racconti ma lunghe didascalie di cose che succedono, che un tempo avevano valore culturale ma a leggerli oggi appaiono piatti, monotoni e ripetitivi, senza nemmeno quel tocco di ironia che invece hanno per esempio i racconti dei Grimm. Si tratta sostanzialmente di dicerie trasmesse oralmente e solo in seguito messe su carta, senza la minima pretesa di dar loro una parvenza di narrativa vera e propria, quindi alla lunga la lettura tedia e fiacca.
Ci ho provato ad apprezzare il folklore islandese, ma decisamente intrattenere non era il loro forte.