Farei un plauso a Pagani perché ha saputo inserire una fiumana di racconti, leggende e usi e costumi in un libro con un filo logico, prendendo decisioni sensate e creando un prodotto privo della frammentazione tipica di molte pubblicazioni similari.
In generale, però, il contenuto rimane noioso.
I racconti islandesi - ormai è assodato - non sono veri e propri racconti ma lunghe didascalie di cose che succedono, che un tempo avevano valore culturale ma a leggerli oggi appaiono piatti, monotoni e ripetitivi, senza nemmeno quel tocco di ironia che invece hanno per esempio i racconti dei Grimm.
Si tratta sostanzialmente di dicerie trasmesse oralmente e solo in seguito messe su carta, senza la minima pretesa di dar loro una parvenza di narrativa vera e propria, quindi alla lunga la lettura tedia e fiacca.
Ci ho provato ad apprezzare il folklore islandese, ma decisamente intrattenere non era il loro forte.