Una precisa e puntuale ricostruzione del meme "OK, boomer" e della sua trasformazione semantica nello spazio e nel tempo.
Nota personale, (del resto il libro impone una comparazione autoriflessiva sul proprio percorso temporale e, soprattutto con il grande cambiamento causato dalle nuove tecnologie).
Mi ritrovo, essendo anagraficamente una boomer, nelle descrizioni dell'autore, nelle differenze con le nuove generazioni. Ma solo in parte.
-Se si inizia dagli anni '70, quando cominciavo ad avere un po' di cognizione, mi sono ritrovata ad assumere le posizioni più all'avanguardia che si imponevano nell'allora modernità. Non tanto per le manifestazioni di piazza, quanto per aver assunto atteggiamenti che scardinavano lo status quo che andava incontro al senso comune, tenacemente conservato dalla maggioranza delle generazioni precedenti. E' stata dura, perché, ciò comportava l'essere considerati fuori dagli schemi consolidati, con relative conseguenze. Condizione che è durata anche successivamente, purtroppo, con reflussi alterni verso ciò che erano considerati "valori" tradizionali.
Tutt'oggi si ha uno di questi tentativi di restaurazione.
Dico alle nuove generazioni di non accettarle e continuare nella lotta di ciò che così faticosamente si è conquistato.
- Riguardo alle nuove tecnologie ebbi, intorno agli anni '90, la percezione che queste avrebbero portato a forme creative, in senso ampio, mai viste in precedenza.
Anche qui, il mondo che mi girava intorno (facevo l'insegnante), c'era la convinzione che i computer fossero delle calcolatrici, di numeri, più sofisticate e, quindi, servissero esclusivamente per sollevare un lavoro amministrativo.
Io avevo la sensazione, invece, che avrebbero aiutato il mondo della scuola a rivedere i propri modelli e iniziai a intuirne le potenzialità. Fu allora che, con altri colleghi frequentammo il primo MOOC mondiale sul Connettivismo che si stava imponendo con Internet. Primi anni del 2000.
Successivamente, seguendo altre strade formative che mettevano insieme concetti cognitivi, pedagogia e tecnologia, ho formulato anche nuove vie didattiche sperimentate con le mie classi e divulgate con formazione ad altri colleghi. Proprio recentemente ho aiutato una collega ad implementare un testo scolastico del peso di 3 Mb, sfruttando le possibilità che dà la rete, a fronte di un cartaceo di 300 pagine.
L'odore della carta mi fa svenire.
In conclusione dirò una cosa da boomer: le nuove tecnologie ci permettono di imparare senza limiti, di mettere alla prova le nostre capacità cognitive con una facilità d'accesso mai vista prima. Ma la coriacea presenza della mia generazione in ambito educativo non lo permette, a volte anche per un rifiuto di quelle nuove generazioni, tanto avvezze all'uso dei dispositivi, di approfittarne. Del resto sono in pochi a mostrare loro i percorsi alternativi.
La scuola, l'università, chiedono voti e, quindi, gli studenti si adeguano alle richieste del sistema: massimo risultato, minimo sforzo. Il loro sforzo maggiore, infatti, è assorbito dal dover stare seduti ore ad ascoltare. Guai a muoversi, mai costruire la propria conoscenza.
Intanto un certo mondo gira con altri paradigmi.
Vabbe', pazienza. Ho fatto del mio meglio.