Primo libro di L.A. Cotton, che non ha deluso le mie aspettative. Essendo l'ultimo di questa serie su un gruppo di compagni di squadra, ci ritroviamo con Austin che è rimasto l'unico "solo" tra i suoi amici, che hanno trovato tutti la propria compagna e, nonostante cerchino di includerlo, non possono evitare di mostrare la propria felicità. A maggior ragione perché Rory, la sua sorellina con cui ha da poco ricucito i rapporti, ormai è felicemente fidanzata con il suo migliore amico, quindi Austin si sente ancora più abbandonato, perché ritiene di non essere stato in grado di dare a sua sorella il supporto che meritava in una situazione difficile e non sa come migliorare le cose. Durante una serata in solitaria dopo una partita, si ritrova a flirtare con una ragazza e decidono di concedersi un momento di svago insieme, senza nessuna conseguenza. Peccato che il destino abbia altri piani. Madison ha ventuno anni e una figlia che cresce da sola, facendo due lavori e a cui cerca di donare tutta se stessa; dopo la fine burrascosa della sua relazione con il padre di sua figlia, ha deciso di chiudere a chiave il suo cuore, eppure gli amici di sempre continuano a spronarla affinché non perda il gusto di godersi un po' di quella vita che ha abbandonato troppo presto. È proprio durante una delle rare serate spensierate che si concede con delle compagne della sua migliore amica che, a seguito di una "scommessa", si ritrova a parlare con il ragazzo scontroso che beve da solo al bar. Un giocatore di hockey all'ultimo anno di università, scontroso, che non ha nessuna intenzione di avere un qualsiasi tipo di legame stabile: sembra la ricetta perfetta per rimettersi in gioco evitando di affezionarsi. Ma sarà davvero così?
Cosa mi è piaciuto di questo libro?
Il rapporto di famiglia che si è creato tra i vari compagni di squadra della Lakeshore U, che si supportano e pungolano a vicenda.
I trascorsi difficili di Austin in particolare con la figura materna, che hanno influito sul comportamento adottato con Rory: ho trovato molta complessità ma anche molta realtà, perché è difficile scendere a patti con il proprio passato quando non sai come fare e non importa quanto ci provi a migliorare, a volte hai la sensazione di non essere in grado e ti convinci che sarà sempre così.
Allo stesso modo, ho apprezzato il rapporto di Madi sia con i suoi genitori che con i suoceri, è sfaccettato, a volte difficile, che necessita di compromessi da entrambe le parti eppure, ancora una volta, molto reale. La scena, però, se la prende tutta la "principessa Immy": una bambina vivace, tenera, spontanea, a cui è impossibile resistere. Cosa mi ha convinto meno?
La ripetitività di alcuni schemi mentali soprattutto di Austin, soprattutto all'inizio. L'autrice ci mette subito al corrente di quale sia la sua situazione e per un buon 60% rimane arroccato nelle sue idee, nei suoi pensieri, ripetendo sempre le stesse cose: se da un lato questo dà la misura di quanto sia testardo e rafforza la caratterizzazione del personaggio, dall'altra il ritmo della narrazione rischia di esserne penalizzato.
In generale, comunque, la storia scorre molto bene e dà una bella accelerata nella seconda parte. I personaggi secondari creano uno scenario armonico e risultano fondamentali per il completamento del "quadro generale" di questa avventura.