La mia pecca più grande quando leggo libri di uno scrittore che ho imparato a conoscere per un suo personaggio, è non saper apprezzare la sua stessa scrittura addentrandomi in una trama dove quel personaggio non esiste, perché il connubio Simenon e Maigret nella mia testa e nel mio cuore è inevitabile, oltre che perfetto.
In questo romanzo come in altri di Georges Simenon senza il suo personaggio cardine non viene intaccato il suo stile di scrittura, la sua ricerca di descrizione del dettagli, la sua ossessione per la mente, cosa pensano i personaggi che lui fa vivere e parlare, ma la mia attenzione di lettura vacilla, proprio come in questo, dove la noia prende il sopravvento.
La lentezza delle scene e dei pensieri, un uomo che vive nella sua casa con la moglie, un uomo che per colpa della guerra e di una mina ha perso entrambe le mani, un uomo sposato con una donna molto bella che esce da quella casa per andare a lavorare, che vive una via fuori da quelle mura che l'uomo può solo immaginare ma non vivere.
Lui è in casa, a cercare di fare di cucinare, di fare la spesa, prende il posto della moglie, della donna che dovrebbe stare in casa ad aspettare affacciata alla finestra il ritorno del marito dal lavoro, ma questa immagine giornaliera la vive proprio lui Bernard, aspettando il ritorno di Nelly.
Un piccolo inconveniente, una collega di lavoro che chiede piccoli piaceri a Nelly, di andare a consegnare qualcosa di indispensabile dal fratello costretto su una sedia a rotelle, di prendere qualcosa dal fratello e consegnarlo a lei, solo piccoli favori che per Bernand diventano ossessione.
Quella porta lui la vede, il pomello di maiolica, quella porta si trova nel loro stesso palazzo, ma Nelly è entrata in quella casa, lui la osserva solo da fuori, immagina, ripensa al passato quando ha conosciuto sua moglie, al suo incidente, alle sue mani che hanno sempre bisogno di aiuto, alla bellezza di quella donna che forse avrebbe scelto un qualsiasi uomo pur di andare via dalla casa dei genitori.
Per Bernard quell'attesa, quella porta, quell'uomo, diventa il fulcro delle sue giornate.
Banalizzare un libro scritto da colui che reputo un grande scrittore di gialli classici non è da me, ma ho mal sopportato lo svolgimento di giornate che si susseguono troppo simili tra loro, l'introspezione di un personaggio dopo poche pagine mi è venuto a noia, non potendone apprezzare a pieno la trama e la scrittura.
Continuo ad essere legata al Simenon del Commissario Maigret, continuo a reputate Georges Simenon un grande giallista classico, e in questo romanzo non compare la sua veste perfetta e più congeniale, non compare lo scrittore che ho tanto amato fin da adolescente.