Tredici racconti e non racconti, tra evocazioni e sprazzi di vite impossibili trasportate dal peso del tempo, dell'amore, dell'abbandono, del ricordo. Scritti tra il 2010 e il 2012, questi frammenti narrano (e non narrano) di uomini e donne in bilico tra la follia e la realtà, sospesi tra la gioia di quello che potrebbe essere e il tormento di quel che non è stato. Tanto sospesi da perdersi o da esistere a mala pena, portati a fondo o lasciati galleggiare fino a costruire un mondo nuovo, ognuno legato al proprio residuo di solidità in mezzo al fluire liquido di emozioni e relazioni tutto intorno. Il mondo di quel che resta, di quel che non potrà andare via perché è stato ormai vissuto e pertanto si è fuso in modo indissolubile con gli occhi e con la mente: che sia l'enormità di un attimo o la potenza di una vita intera, ognuno di questi personaggi si troverà a dover raccogliere i propri "mille pezzetti cercandoli fra colori e parole inesistenti, lontane anni luce da occhi indiscreti, nascosto alle esequie della propria solitudine".
Non è casuale che il sottotitolo del libro d'esordio di Walter Tripi, Residui solidi, sia Racconti e non, perchè queste narrazioni molto liriche, intrise di poesia, somigliano più a ballate, in cui l'autore lancia degli indizi, senza delineare vicende precise e dettagliate, ma lasciando che sia il lettore a definire i contorni delle storie a dare loro nitidezza e caratteri precisi. Procedendo nella lettura mi sono venuti in mente quei disegni per bambini in cui sono tratteggiati solo i contorni e vanno riempiti di colore gli interni delle figure. Solo che nei tredici racconti che compongono questa raccolta accade il contrario: Tripi ci mette il colore delle emozioni e al lettore va il compito di tracciare il contorno. La scrittura è accurata, in certi momenti addirittura ricercata, sempre molto evocativa e ricca di sfumature. Sorpende un po' scoprire la giovane età dell'autore soprattutto in virtù di una vena amara e malinconica che serpeggia dal primo all'ultimo racconto. Un bel preludio che lascia in attesa curiosa di ulteriori prove letterarie, magari di un romanzo che confermi la buona impressione suscitata da questa lettura.
"La mia canzone parte da lontano, parte che e` una melodia semplice e innocente, poi lentamente si costruisce, si avvera come morula del tempo, come se ognuna di quelle note stesse solo aspettando il momento giusto per farsi ascoltare nonostante fosse li` in attesa da sempre, una nota che gira il mondo e che una sola melodia puo` afferrare e sferrare, trascinare con se´, dentro, di un rosso nascosto in sangue. E io aspetto, aspetto il finale perche´ so che non sei cambiato, aspetto il finale in cui sorriderai, l’arpeggio che anticipa la chiusura e durante il quale sempre, ogni volta, apri il viso, lo spalanchi e sorridi."
Malinconia e ricordi. Sono le prime parole che sono spuntate nella mia mente mentre stavo leggendo i racconti di questo libro.Si è come proiettati nella mente di qualcuno e come in una cascata d’acqua, si entra in contatto, goccia dopo goccia, con le vite e i pensieri narrati. Un flusso continuo. Complicato, doloroso, felice, misterioso, passato, presente, futuro, immaginario. Sono pezzi di esistenze, momenti rubati, segreti, spiati dal buco di una serratura. E in qualche modo li ho fatti miei,immedesimandomi. Mi sono resa conto che alla fine di ogni racconto, dovevo fermarmi,come se ciò che avevo appena letto avesse la necessità di sedimentarsi in me. Il titolo non poteva essere più azzeccato: come dei residui, le parole appena lette avevano bisogno di depositarsi sul fondo, di fermarsi e trovare il loro posto. Una frase mi ha colpito in modo esagerato “ per essere dei basta molto meno della logica e della pura gioia: basterebbe riconoscere , mentre si vivono, i momenti che non si dimenticheranno mai”.