Rappresentate per la prima volta rispettivamente nel 163 e nel 160 a.C. Heautontimorumenos e Adelphoe traggono entrambe il loro soggetto da opere di Menandro, il grande commediografo greco e negli intrecci sembrano non discostarsi dai canoni del genere: giovani innamorati, genitori che li contrastano, bambini perduti di cui si ritrovano le origini portando così al felice scioglimento finale. Ma tutta nuova è, in questi come negli altri testi di Terenzio, l'attenzione per la psicologia dei personaggi, che riescono ad affrancarsi dal clichè buffonesco tradizionalmente imposto dal genere comico. Una profonda humanitas, che coinvolge ugualmente giovani e vecchi, austere matrone e procaci cortigiane, indagata con finezza e con una lingua elegante e raffinata, degna di quegli esclusivi circoli letterari filoellenici gravitanti intorno agli Scipioni cui l'autore apparteneva.
Publius Terentius Afer (c. 195/185–159 BC), better known in English as Terence, was a playwright of the Roman Republic, of North African descent. His comedies were performed for the first time around 170–160 BC. Terentius Lucanus, a Roman senator, brought Terence to Rome as a slave, educated him and, later on, impressed by his abilities, freed him. Terence, apparently, died young, probably in Greece or on his way back to Rome. His six verse comedies, that were long regarded as models of pure Latin, form the basis of the modern comedy of manners.
One famous quotation by Terence reads: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto", or "I am a human being, I consider nothing that is human alien to me." This appeared in his play, Heauton Timorumenos.
Supongo que esperaba mucho más por el título, tan poética que es. Se trata de una comedia que consigue muy bien la caracterización de los personajes a través de sus palabras y acciones, pero creo que la trama no va más allá y eso le hace perder mucho. Tal vez sea que no estoy acostumbrado a leer comedias clásicas, quién sabe...