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Niente specchi in camerino. La storia dei Soundgarden

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I Soundgarden sono una band di Seattle, a partire dal nome. Nessun’altra città americana avrebbe potuto partorirli. Prendendo le mosse da questa inossidabile certezza, questo libro ne racconta la nascita, l’ascesa e la fine. Anzi, parliamone al plurale: le fini. Perché i Soundgarden sono finiti due volte: la prima, per volere del proprio leader Chris Cornell; la seconda, per mancanza di Chris Cornell. Sin dalla loro prima incarnazione, nel 1984, i Soundgarden non hanno mai confuso il successo con l’abbandono dell’integrità artistica. Lo dimostra il loro percorso: nati discograficamente con la Sub Pop Records e maturati con la SST Records, non hanno ceduto alle lusinghe di una major finché non sono stati certi di avere l’ultima parola su ogni scelta artistica. Presi troppo sul serio dal pubblico e relegati a una sorta di sacralità, nell’arco dei primi tre album si sono presi gioco dei cliché del mondo metal, categoria in cui tutta la stampa, indistintamente, cercava di incasellarli. Invece questa è la band che ha acceso la miccia del grunge, lasciando poi agli altri tre big (Nirvana, Alice In Chains, Pearl Jam) l’onere e l’onore di farla esplodere.

286 pages, Paperback

Published June 28, 2024

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Valeria Sgarella

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Profile Image for Davide Genco.
231 reviews20 followers
July 30, 2024
Negli anni novanta i Soundgarden hanno contribuito a definire la mia adolescenza: ricordo che uno dei passatempi con gli amici al liceo era mettere su nei pomeriggi di noia una videocassetta di “Motorvision”, un live incredibile. Il primo cantante della mia band alternative prendeva il soprannome da un brano di “Louder Than Love”. Io avrei tanto voluto cantare come Chris, ma semplicemente non ce la facevo: tempi dispari e quell’estensione là non si addicevano a un baritono con tecnica appena sopra la sufficienza. Questa cosa mi faceva un po’ incazzare, e me lo faceva stare anche un po’ antipatico. Al primo ascolto di “Superunknown” rimasi spiazzato da quanta roba ci fosse dentro. Ad oggi è nella mia testa l’archetipo dell’album perfetto. Bellissimo scoprirne con questo libro la storia produttiva e l’influenza non rock di Beinhorn. Bellissimo vedere finalmente Susan Silver descritta per l’importanza che ha avuto per la scena di Seattle. Ma soprattutto bellissimi i collegamenti con l’Italia, recuperati dall’autrice con una cura giornalistica che al tempo stesso decreta l’unicità di questa biografia e l’importanza per chiunque in Italia abbia ascoltato i Soundgarden: interviste e materiali d’archivio mi hanno riportato nostalgicamente in un’epoca in cui le cose nel rock riuscivano a succedere, grazie a un complesso ecosistema di persone che aveva il cuore dalla parte giusta. Della famosa tetralogia di Seattle, ho sempre considerato Chris il belloccio glaciale ultra-tecnico, e per questo emotivamente più distante dalle mie sensibilità, per quanto ne venerassi l’abilità compositiva e performativa. Lo vidi in 2 live degli Audioslave e 1 solista ai tempi del non ispirato “Carry On” (ma adoravo il suo esordio), prima di intercettare finalmente i Soundgarden in occasione del loro sorprendentemente (per una reunion) bell’album “King Animal”. Lo trovai un po’ in down in quel concerto a Milano, ma decisi di dargli un’altra chance quando tornò nel 2016 agli Arcimboldi. Un live acustico strepitoso, finito con una standing ovation di tutto il teatro. Pensai che Chris era tornato. L’anno dopo, quando ho saputo della sua morte, a più di trent’anni suonati, mi sono ritrovato a piangere per un giorno intero.
Profile Image for Irene Facheris.
1 review189 followers
August 9, 2024
Valeria Sgarella è brava, attenta, mai morbosa ed ha un tale rispetto per la musica e per chi la rende possibile (quindi non solo chi la esegue) che è impossibile ascoltare una storia raccontata da lei senza innamorarsene. Nel suo ultimo libro "Niente specchi in camerino", ripercorre la storia dei Soundgarden fino a quando se la ricorda la maggior parte di noi.
E lascia in pace il resto.
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