La vita di Matilde è un bocciolo in ha un ragazzo che le invidiano, una migliore amica di cui non potrebbe fare a meno, un futuro alla facoltà di Economia di Harvard. La sua vita finora è stata come il tarassaco, quel fiore giallo che ti dà sicurezza perché potresti riconoscerlo sempre e comunque. Almeno così le raccontava sua madre Petra durante le loro passeggiate, in cui le insegnava i nomi e le proprietà di ogni fiore e pianta. Finché in montagna non hanno smesso di andarci, perché Petra l'ha abbandonata. Quando riceve la notizia della sua morte, Matilde cadrà nel caos del dolore e del risentimento. Scoprire che la donna ha vissuto in un piccolo borgo di montagna, benvoluta da tutti, si rivelerà devastante. Così come sconvolgente sarà lo sguardo fugace di Eric dopo la cerimonia di addio. Ombroso e arrabbiato, il ragazzo dalla camicia a quadri sembra conoscere più cose di Petra di quante non ne abbia mai sapute Matilde. Sarà con lui che la ragazza indagherà sul passato della donna, tra sfide e provocazioni, discussioni sul futuro e intime chiacchierate al calar di luna che li avvicineranno irrimediabilmente...
Così come, quando si semina 🌱 un fiore, si attende con pazienza la giusta combinazione di pioggia e sole, anche io ho dovuto aspettare che le parole “giuste” bussassero alla mia mente. E devo ammettere di averle colte in contropiede, prima che potessero svignarsela, con la speranza che, facendole mie, non perdessero intensità.
#Tuttiifioridellamiaestate è un romanzo profondo, ricco di emozioni e sfumature delicate. Racconta la complessità dei legami familiari 🪢, il dolore dell’abbandono e la bellezza dei primi amori, quelli che nascono in silenzio e crescono forti, come alberi che non smettono mai di cercare il cielo🌳.
Matilde, dopo quattro anni di silenzio da parte della madre Pedra, riceve una telefonata 📲 che ne annuncia la mort3. Così scopre Nardovino, un piccolo paese non lontano da Milano, dove si reca accompagnata dal padre, dalla sua compagna e dalla migliore amica Giorgia, per occuparsi dell’eredità di quella donna che, pur avendola messa al mondo, ha scelto di restare distante.
Con uno zaino🎒emotivo pesante, fatto di silenzi, assenze e soprattutto rabbia, quella che ti stringe lo stomaco e non si placa, Matilde cammina tra i luoghi che sua madre ha tanto amato e studiato. Tra piante, sentieri e 🍄 funghi velenosi, si ritrova a fare i conti con i ricordi confusi della sua infanzia e con nuove verità che minacciano ogni sua certezza.
Il dolore è un pugnale nel petto, che affonda ogni volta che Matilde parla con gli abitanti del paese, i quali sembrano conservare di Pedra un ricordo affettuoso, quasi materno. Un’immagine che contrasta dolorosamente con l’abbandono che ha segnato tutta la sua vita💔.
Ma tra tutte le persone incontrate, ce n’è una che si distingue. Eric, un ragazzo che fin dal primo istante le riserva sguardi carichi di ostilità e disprezzo. Tra loro sembra esserci solo freddezza, come se una barriera invisibile li tenesse lontani.
Eppure, l’amore, proprio come il sorghetto, trova sempre un modo per nascere. Si insinua ai margini delle strade, nei luoghi dimenticati. Cresce tra sguardi rubati e parole che, piano piano, diventano più sincere.
Matilde ed Eric iniziano a vedersi davvero. E in quella scoperta reciproca trovano il coraggio di affrontare le proprie ferite❤️🩹 e, forse, la possibilità di lasciarsi alle spalle il passato.
🌷Questa lettura è un viaggio che, come un fiore che sboccia, porta con sé la promessa di nuovi inizi, e io sono felicissima di averlo letto e amato!