Noche del 18 de julio de 1936. Arde Barcelona. Los Moncalvi, una familia italiana propietaria de una de las delicatessen más reconocidas de la ciudad, se encuentra en una intentar sobrevivir en una ciudad en guerra o escapar a Italia dejando atrás el esfuerzo de largos años de trabajo. La epopeya de la familia Moncalvi la narrará "Gutin", el menor de los hermanos (y padre del autor). Sus ojos soñadores contemplarán las maravillas de Génova, de la villa que les sirve de refugio y del encanto de la vida en el campo... Y también de una chica de rizos negros, a quien no logra decir lo que realmente siente.
El pequeño Edén pronto será arrasado por los vientos de la Segunda Guerra Mundial, que parece empeñada en separar a la familia y acabar con todos los sueños del corazón.
Allora, non mi è facile recensire questo libro siccome: 1) conosco indirettamente di persona l’autore (non lui ma dei suoi stretti conoscenti e alcuni dei suoi “ambienti culturali”); 2) sono genovese e quindi un fan boy di Genova e tutto ciò che è ligure.
La trama e l’ambientazione incontrano perfettamente i miei gusti: romanzo storico che si svolge nella prima metà del Novecento in scenari noti ma raramente presenti nella narrativa e in generale nei discorsi su quell’epoca quali la Guerra Civile Spagnola e le vicende della 2 Guerra Mondiale e della Resistenza nell’entroterra ligure.
È una scelta particolare che trovo molto interessante e originale, devo dire che i riferimenti storici mi hanno spesso destato la curiosità di approfondire le vicende e i luoghi che in gran parte mi erano sconosciuti pur essendomi vicini. Il lato “storico” è di gran valore e presente in modo molto equilibrato, senza che sia mai invadente rispetto allo svolgimento della narrazione. Ho apprezzato moltissimo.
Pure la trama e lo svolgimento delle vicende, dalla fuga da Barcellona al periodo a Genova fino al trasferimento nell’entroterra ligure e l’arrivo delle guerra è molto ben gestito e scorre in modo molto ben orchestrato.
Passiamo però alle note dolenti: la “personalità” dei personaggi, i famosi Moncalvi di cui vengono narrate le vicende. Sulla quarta di copertina si legge “noi Moncalvi abbiamo qualcosa di strano nel sangue […] che d’improvviso si accende […] un richiamo […] una legge a cui obbedire”.
Ora, da una premessa del genere mi aspettavo dei personaggi un po’ più focosi e di personalità forte di: - un adolescente col mal d’orecchi che ogni cosa che gli succede pensa “aiuto, ma poi farò la fine di uno dei protagonisti delle novelle di Cuore” e che per provarci con una coetanea si mette a citare le poesie di Pascoli - una sorella ragazza confetto sensibile un po’ isterica che passa il tempo a scrivere sul suo diario e a piagnucolare che non trova l’amore eterno e che vorrebbe tornare a Barcellona - un padre che ha la crisi del nido perduto e vuole rintanarsi in campagna a leggere Pascoli (Pascoli, insomma, l’emblema della malinconia e del rinchiudersi in sé stessi, altro che focosità e sangue che si accende) - uno zio scapolo sedicente avventuriero dongiovanni che dopo quarant’anni però si mette ancora a piangere per un’attrice con cui ha passato “bellissimi momenti a chiacchierare sulle panchine” e che quando vede volare un corvo si immedesima in quegli uccelli delle montagne che vagano in cielo alla ricerca delle compagna perduta e non di un’altra.
Ora, ok che affrontano le avversità della guerra e dei tempi con determinazione, però nel loro quotidiano tutto è intriso di un tono nostalgico, stucchevole e patetico. Ogni tre frasi ce n’è una quarta messa con lo scopo di ulteriormente rimarcare questo mood malinconico, sdolcinato e un po’ moralista borghese perbene che permea tutto il romanzo, alla lunga diventa pesante e un po’ insopportabile.
Menzione a parte per il capitolo turistico dello zio coi nipoti a Genova. Nell’arco di una dozzina di pagine sono sciolinate una miriade di attrazioni e chicche folkloristiche su Genova, dai segreti dei monumenti alla gastronomia. Da Genovese, mi è sembrato troppo “fan-service” per gli entusiasti e nostalgici di Genova come me, persino io l’ho trovato fastidioso. Sarebbero bastati un terzo dei riferimenti.
Nonostante l’ambientazione storica davvero bella, il voto sarebbe 2 perché il tono patetico-malinconico dei personaggi è troppo per la mia soglia di sopportazione. Voto tre perché è ambientato a Genova.
Gran bel libro e gran bella storia, veramente ben raccontata e capace di farti immergere in quegli anni a cavallo della seconda guerra mondiale e soprattutto in quelle terre che ben conosce l'autore. Mi ha molto positivamente colpito la capacità di dare vita ai personaggi e di rendere appassionanti le loro storie, anche le parti più quotidiane, che in fondo sono simili a quelle di tante persone di quell'epoca e, perchè no, anche della nostra. Consiglio vivamente.
Una bella storia "vera", costituita da un lungo flashback in cui il protagonista, ormai ultranovantenne e non più autosufficiente, racconta la propria vita a partire dalla sua felice infanzia nella famiglia italiana a Barcellona, dovuta abbandonare in fretta e furia a causa della guerra civile. La scena si sposta quindi in Liguria, luogo d'origine del padre. Molto veritiere e particolareggiate le descrizioni dei luoghi in cui Augusto si trova a vivere, così come quelle delle atrocità consumatesi a Barcellona e in seguito anche in Liguria nel corso della seconda guerra mondiale. La maggior parte dei personaggi che animano la narrazione sono i familiari e, dal modo in cui Augusto ne parla, traspare sempre e per tutti un grandissimo affetto, in particolare per la sorella Giulia. A me è piaciuta molto la figura dello zio Lodovico e poi anche di Laura, il grande amore!
Novela entretenida. Para pasar un buen rato. Me enganchó por el escenario barcelonés del principio, pero fue solo un reclamo, la mayoría sucede en Génova. Arranca con la familia Moncalvi en vísperas del inicio de la Guerra Civil. Huirán de Barcelona, donde vivían y tenían toda su vida. A partir de ahí, la infancia del protagonista ligada a los otros miembros de la familia. Y de una guerra a otra: la Mundial, que castigó tanto el norte de Italia. “La sangre llama a la sangre”. Supongo que me he sentido algo ligado al protagonista, que echa de menos Barcelona, tiene a su abuela enterrada en Montjuic y padece querencia por el mar, pues “los que han vivido en el mar quieren morir en el mar”. Me ha gustado saber que “La Italiana” sigue en funcionamiento, en la calle Bonsuccés de BCN. La regenta la cuarta generación de los Moncalvi (una prima del autor del libro).
Molto avvincente il punto di vista dal quale viene narrata la storia, regala una chiave di lettura diversa e particolare. Ciò che però colpisce più di ogni altro aspetto è il modo in cui viene raccontato: descrizioni di paesaggi tanto particolareggiati da apparire reali ed a portata di occhi, passaggi da pelle d’oca, scelte stilistiche e lessicali tanto insolite quanto interessanti. Non passa inosservato il passato dell’autore come poeta, ancor prima che come romanziere, ruolo che, seppur per la prima volta, si trova ad interpretare perfettamente.