LA STORIA DI UNA FAMIGLIA DI CONFETTIERI ISPIRATA A FATTI REALMENTE ACCADUTI
Fondata dal nonno di Achille prima della Seconda guerra mondiale, la Confetteria Conforti era stata da sempre un punto di riferimento al Nomentano, fino a quando il quartiere romano era stato massacrato dai combattimenti tra tedeschi e partigiani. Ora che la guerra è finita, però, la fabbrica non è più solo un luogo di ricordi, custode di storie straordinarie e meravigliose, ma è anche il punto di partenza per l'intera famiglia, una nuova occasione per ricominciare da capo. E così, con il supporto di Cecilia, Achille coinvolge il suo amico fraterno Carlo Russo e la moglie Rosa nell'impresa, che viene accolta con grande clamore ed entusiasmo da tutti. Dalla riapertura della fabbrica nell'immediato dopoguerra fino agli inizi del nuovo millennio, passando per i travagliati e rivoltosi anni Settanta, la vita di Achille e Carlo e delle rispettive famiglie ruota attorno alla confetteria. Il destino dei loro tre figli, in particolare, si intreccerà in maniera da una parte, Ettore e Paride Conforti, diversi tanto nel carattere quanto nelle aspirazioni, dall'altra Rebecca Russo, instancabile ribelle, che faticherà a piegarsi alle regole dell'epoca e farà di tutto per inseguire il proprio ideale di libertà.
Tipica saga familiare, prodotto sempre più frequente nel panorama della narrativa contemporanea. Alcuni spunti sul ruolo della donna nella società moderna e sulle disparità di genere sono interessanti, ma anche tanto tanto già visti. L'aspetto che invece mi ha conquistata pienamente è quello legato alla gola: la magia della confettura, i profumi di limone, le mandorle tostate, il cioccolato, il rumore delle bassine mi hanno sedotta molto di più dei Conforti, che fatta eccezione per Cecilia ho trovato un po' scialbi, gli stessi Rebecca e Paride sono servi di un destino crudele che sono loro stessi a determinare, non mi è piaciuto per nulla questo tira e molla senza via d'uscita. PS. Ma può uno che si chiama Achille chiamare i propri figli Ettore e Paride? E te credo che fra i due, Paride era quello meno amato... l'Iliade insegna...
Deludente, pieno di retorica e didascalico. Gli espedienti per mandare avanti la trama sono sempre gli stessi e i personaggi non hanno alcuna crescita, anzi. Inoltre, si tratta per lo più di personaggi insopportabili e capaci di suscitare solo disprezzo nel lettore. Trama banale e priva di guizzi interessanti, non vedevo l'ora di terminare la lettura per porre fine a questo strazio
Intenso, inizialmente con un poco di fatica mi sono addentrata nelle storie di Rebecca, Paride, Ettore. Ma poi una saga famigliare in cui ciascuno trova un proprio posto, o comunque cerca di trovare il proprio spazio nella vita. Per non parlare di donna e indipendenza, tematica a me molto cara.