Non conoscevo questo capo della polizia greca, Kostas Charitos, e quindi mi ha fatto piacere scoprirlo pian piano, anche se devo dire che alla fine del libro, tirando le somme, devo dire che non mi è parso un personaggio indimenticabile, e neanche uno di quelli di cui ti viene voglia di leggere altre indagini (sì, anche lui è un commissario seriale…). Il fatto è che la spina dorsale del libro, che dovrebbe essere l’indagine, è piuttosto leggerina, e anche molto diluita in pagine e pagine piuttosto noiose e ripetitive. Qui infatti è molto, direi troppo, presente la parte non investigativa, legata alla vita privata di Charitos, ossia la moglie, i figli, i generi, gli amici, tutti un po’ noiosetti, per non parlare delle innumerevoli volte in cui si citano inutilmente, e con dovizia di particolari, i nomi delle vie della città e il tempo che ci vuole a percorrerle; oppure tutti i cibi greci descritti quasi al livello del tempo di cottura; oppure tutte le volte che Charitos ci spiega che per andare in quel posto ha preso la sua Seat invece che l’auto di servizio. La marca di auto Seat credo dovrebbe pagargli le royalty (se già non lo ha fatto). Insomma, molte pagine, ma poche degne di essere ricondotte ad un libro poliziesco. L'indagine in sé stessa è abbastanza singolare, visto che siamo alle prese con motivazioni sociali, riguardanti l'ambito liceale e universitario, con riferimenti specifici al bullismo nelle scuole. Nelle prime pagine troviamo subito il corpo di un professore appeso al muro nel suo studio, quindi si comincia bene; poi un altro delitto, quello del segretario del Ministero dell'Istruzione, che stava lavorando ad un piano di rinnovamento dei programmi scolastici. Charitos e i suoi brancolano nel buio per diverse pagine, fino a quando il tentativo di un terzo omicidio, quello di un dirigente di un'industria tecnologica, li porterà a sospettare di tre studenti bullizzati al liceo e respinti all'iscrizione all’università. Sembra cioè trattarsi di una vendetta e sembra quindi che Charitos abbia vita facile con il caso ma, colpo di scena, i tre assassini vengono a loro volta assassinati, e qui le cose si complicano. Ma non solo dal punto di vista dell’indagine, anche dal punto di vista della scrittura, che diventa macchinosa, lenta, piena di divagazioni e alla fine, un po’ annoiante, comprese le inutili lunghe descrizioni delle riunioni con i suoi superiori e con i ministri del governo. Alla fine Charitos risolve il caso, ma è davvero dura arrivare alla fine del libro, perché la sensazione di suspense, di tensione, è davvero pari a zero.