Trentino 2022. Damiano Diamanti è un romanziere perseguitato dal senso di colpa per un avvenimento terribile che è dolorosamente connesso al suo successo di autore. Logorato dagli incubi, dalle violente crisi di panico che lo colgono all’improvviso e che seda con mix di alcol e pillole, sono anni che non scrive un libro. Nella speranza di dare una svolta alla sua situazione, decide di affittare una baita in Trentino e rintanarsi nel silenzio della natura selvaggia. Ma non sarà di certo un soggiorno tranquillo quello che lo attende. Dietro la sua apparente tranquillità, il borgo di Pravernì nasconde qualcosa di oscuro: un mistero che arriva da un passato lontano e che chiama nelle notti di luna piena. Voi ci credete, ai mostri? Da uno degli autori più letti del panorama horror italiano, una moderna favola nera dalle tinte pulp, che conserva tutto il sapore dei vecchi horror in VHS.
Molto convincente lo stile di Prevedoni, che finora avevo avuto modo di leggere solo in qualche racconto. Ci sono echi di King, non solo per il protagonista e la location scelta (uno scrittore depresso in una baita solitaria), ma anche nel modo di caratterizzare i personaggi e le scene.
Un po' meno convincente la storia, che sì mi ha dato qualche tocco di nostalgia ricordandomi le serate horror su Italia 1 negli anni 90, ma che proprio per lo stesso motivo sa tanto di "già visto". L'elemento horror stesso l'ho trovato piuttosto blando, adatto per un pubblico tardo adolescenziale.
I romanzi di Prevedoni mi sono sempre piaciuti, e non vedevo l'ora di leggere anche questo. Che però mi è piaciuto meno del solito. L'autore è sempre molto bravo a creare cupe atmosfere di provincia e una tensione crescente. E ho apprezzato molto il colpo di scena finale e il conseguente ribaltamento del punto di vista. Però ho trovato la scrittura taaaaaanto ripetitiva e a volte un po' forzata. Ho capito il riferimento a cappuccetto rosso, ma alla centesima parola con la vocale allungata il giochetto ha iniziato a stancarmi. Inoltre l'edizione ebook è davvero poco curata, con refusi e formattazione sballata.
È il primo libro che leggo di Prevedoni, quindi non posso fare termini di paragone con gli altri suoi scritti, che a quanto mi hanno detto alcuni di voi sono migliori. Quindi posso parlare solo per questo e devo dire che mi è piaciuto. Mi ha intrattenuto come piace a me, con un pizzico (anche più di un pizzico) di suspense e ansietta che cerco in un horror. Ha un buon ritmo, non mi ha annoiata nemmeno un po', anzi avrei voluto leggerlo più velocemente, ma la vita è una cosa che non si può mettere da parte ahimè 😅 Però...sì c'è un però sullo stile di scrittura che purtroppo mi ha irritato e non poco. Ovvero il ripetere i nomi fino alla nausea e l'allungamento delle parole tipo "cooorriii", "pauuuraaa", "cadeeere" ecc. Ora non ricordo le parole esatte, ma erano davvero troppe scritte così. Nel complesso comunque mi è piaciuto e penso di leggere qualcos'altro di questo autore. Sono bene accetti i consigli!
Di nuovo, un gran colpo di Prevedoni. La storia prende, scorre in frettissima, scritta bene e avvincente. Unico neo, qualche manierismo alla King nell'uso delle parole (gusto mio) e qualche colpo di scena forse un po' forzato, per cercare di staccarsi dal classico distinguo bene/male Ma lo consiglio a tutti.
Uno scrittore in crisi si rintana in una baita di montagna, nel Trentino, per cercare di finire un romanzo… Solo che nel paese vicino girano voci che ci sia un branco di lupi mannari, e il plenilunio si avvicina.
Okay, penso che a chiunque una storia presentata così sembri un po' troppo "classica". L'espediente dello scrittore in crisi è ricorrente in troppe trame, i lupi mannari lo stesso. Però, mi son voluto fidare. Per due motivi: primo, perché l'ambientazione italiana mi intrigava, per me è sempre un motivo di curiosità. Secondo, mi fido della persona che me l'ha venduto, Christian Sartirana (che poi è anche l'editor).
E ho fatto bene: Cronache Mannare è una storia che merita. Il suo punto di forza è proprio quello che all'apparenza sembra una debolezza: è una storia classica. Quasi da comfort zone, per uno che come me è cresciuto con Dylan Dog e Piccoli Brividi. Mi ha dato le stesse atmosfere di uno quegli albi che hanno fatto la storia, diciamo quelli un po' più standard, senza troppi elementi strani (tipo il primo, tanto per fare un esempio, "L'alba dei morti viventi", oppure anche "Caccia alle streghe", trattano di altri temi, ma ci siamo capiti).
I colpi di scena sono bilanciati, ce ne sono alcuni che proprio te li aspetti, altri un po' meno ma in ogni caso si sente che la storia non è forzata e scorre fluida. La trovata dello scrittore in crisi non è fine a se stessa, ma è giustificata da elementi del background del protagonista ed è funzionale al finale della storia (cosa che non mi aspettavo e che mi ha colpito molto positivamente).
Lo stile è forse il punto più audace: non è molto moderno, anzi, è proprio super classico, sembra un romanzo horror uscito direttamente dagli anni Novanta. Però, e qui spezzo una lancia a favore dell'autore e dell'editing, funziona bene comunque. Attenzione, autori non esperti: non imitatelo. Prevedoni è bravo (oppure molto fortunato) e ogni volta che infrange le regole della narrativa se la cava perché la storia ti cattura e non ci fai caso. Ma se provasse a fare così un autore qualunque, soprattutto se alle prime armi, l'effetto sarebbe ben diverso.
Questa non è la solita storia Acheron, perché è scritta in maniera differente. E questo può essere un bene per un editore che a volte viene accusato (a mio parere ingiustamente) di produrre libri scritti tutti in maniera simile e dalle idee strampalate. Cari detrattatori: qui avete un libro Acheron scritto come un buon albo di Dylan Dog e con una trama classica sui licantropi, che però sa anche stupire nel finale. Io ve lo consiglio, poi fate come volete!
Gliene avrei volute dare 4,5🌟 perché secondo me la storia tiene davvero bene, la tensione è ottima e si rimane incollati alle pagine con la voglia di sapere come andrà a finire, ma purtroppo il problema che ho riscontrato e che mi ha fatto storcere il naso è che tutta la tensione costruita finisce per smorzarsi sul finale, dove scopriamo che i lupi non sono davvero i cattivi ma che tutto è orchestrato dal cacciatore. Davvero bravo l'autore che fino all'ultimo ha gestito bene questo aspetto, infatti non avevo capito che fosse il cacciatore ad aver orchestrato tutto e questo anche grazie all'ottima costruzione della "caduta psicologica" del protagonista (se così possiamo definirla). Però, per quanto ami le storie di lupi e branco in un'ottica positiva, questo è un horror (o almeno vorrebbe esserlo) quindi avrei preferito una maggiore coerenza e vedere i lupi essere i veri malvagi della storia, proprio per tenere alta quella tensione che avevamo costruito man mano con la narrazione. Purtroppo questa risulta totalmente smorzata, diventando per me il problema maggiore del libro. Però è sicuramente un ottimo romanzo molto godibile. Continuerò a leggere altro dell'autore.
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Secondo libro che leggo dell'autore, e secondo libro che apprezzo tanto.
Non c'è niente di rivoluzionario nelle sue storie, niente di "non già visto", eppure ti tengono incollato alle pagine fino all'ultimissima parola. Lo stile è diretto, crudo e incalzante. Non mi sono mai ritrovato, neanche per un istante, a pensare ad altro o a desiderare una prosa migliore. Ottima per un libro dell'orrore. Ti fa sentire dentro la storia, ti fa sentire il panico, la paura, la rabbia, l'angoscia.
Ammetto di non essere un fan delle creature mostruose quali lupi mannari, vampiri e quant'altro. Tuttavia, qui la figura del lupo è veramente ben costruita. Una minaccia latente, quasi immaginaria, che ti fa chiedere se non sia tu il mostro. Così come è ben costruito tutto il contesto in cui si svolgono le vicende del romanzo: il paese, i suoi abitanti, il bosco.
Non do cinque stelle solo e unicamente perché alcune cose, nella parte finale, mi hanno lasciato un po' confuso, ma ciò non significa che siano narrate male; magari è una cosa voluta o magari sono rincoglionito io.
Detto questo, sicuramente recupererò gli altri libri dell'autore.
Uno dei migliori acquisti e libri letti del 2024. La storia mi ha tenuto incollato alle pagine sin dal prologo. Con un inizio così forte, mi aspettavo che prima o poi il racconto rallentasse, invece, è stato tutto in crescita. L'intensità della storia lascia senza fiato in molti punti. C'è un serio diverbio tra istinto e logica, se vogliamo metterla giù così. Quello che è il suo pensiero, spesso, è in contrasto con le sue azioni. La testa tende a razionalizzare, il cuore e l'istinto vedono e capiscono qualcosa di diverso, più completo e complesso secondo me. Viene messo in discussione chi è il buono e chi il cattivo, il bene ed il male, non sempre è così scontato.
Ultima cosa che mi sento di aggiungere: Biggest plot twist of all time.
Primo libro letto di Prevedoni, autore a cui volevo approcciarmi da un po'. Che dire, non sono rimasta delusa. Storia accattivante, personaggi con echi Kinghiani e del fumetto classico, ritmo e tensione ben calibrati. Ho divorato questo testo in meno di una settimana, durante miei viaggi in treno da lavoratrice pendolare. Davvero un perfetto "Piccolo Brivido" per adulti. Unico neo: troppe parole ripetute in continuazione con le vocali allungate "taaaanto, graaandi". Capisco il voler creare l'analogia con la famosa fiaba con il Lupo Cattivo, ma il troppo stroppia. Leggerò senz'altro le restanti sue produzioni, bravo!
Un libro che in un colpo sale al primo posto in due classifiche: il mio Prevedoni preferito, ed il mio libro sui licantropi preferito. Agile, scorrevole e coinvolgente.
dove trovare un libro adatto tanto alle afose giornate estive quanto alle cupe e fredde serate autunnali? La risposta è Cronache Mannare di Paolo Prevedoni: un horror italiano che unisce atmosfere classiche a un’interessante innovazione narrativa.
Ambientato nel borgo immaginario di Pravernì, in Trentino, il romanzo restituisce luoghi intrisi di mistero con una precisione tale da far sentire il lettore parte integrante della scena.
Lo stile di Prevedoni è fluido e coinvolgente: avevo già avuto modo di apprezzarlo ne Le streghe e qui ritrovo quella stessa capacità di catturare l’attenzione sin dalle prime pagine. La narrazione, priva di fronzoli, alterna introspezioni disturbanti a fasi di suspense crescente, in cui realtà e allucinazione si confondono. Forse l’unico difetto è un uso a volte eccessivo di vocali allungate e ripetizioni che, in certi passaggi, rallentano la lettura.
La trama parte da binari apparentemente noti — un villaggio isolato, il mistero, la luna piena — e da una copertina che indirizza subito il lettore, ma sorprende grazie a scelte narrative efficaci e innovative. Il mito del lupo mannaro viene calato in una realtà sociale credibile, arricchita da descrizioni delle mutazioni curate e potenti, capaci di mantenere un equilibrio tra tensione e realismo.
Di grande valore anche l’uso degli elementi italiani: l’abbandono dei piccoli borghi, la mentalità ristretta delle comunità locali, le montagne e le miniere dismesse. Tutto contribuisce a creare un’atmosfera autentica, un paesaggio vissuto che diventa parte integrante del racconto.
In definitiva, Cronache Mannare è stata una lettura intensa e sorprendente: descrizioni ambientali eccellenti, scrittura scorrevole ma capace di costruire tensione, trasformazioni orchestrate con intelligenza e un intreccio che, pur richiamando cliché amati, sa rielaborarli con freschezza e padronanza. Un horror da leggere sia sotto l’ombrellone che davanti al camino… facendo attenzione ai denti della persona accanto a voi.
Un libro coinvolgente che scorre bene, una storia sicuramente sovrannaturale ma che piace al lettore. Un libro che ti trasporta in un posto magico che nasconde oscuri segreti. Per me 5 stelle meritate.