Friuli, un paese come tanti: una chiesa, case e villette, un supermercato. Nella seconda metà degli anni ’80, un gruppo di cinque amiche si addentra nell’adolescenza, tra festicciole pomeridiane, prime cotte e tante insicurezze. Tutto normale, tutto banale, fino al giorno in cui Luana, la più spigliata, ribelle e ombrosa del gruppo, scompare per non tornare mai più. Si dice che sia salita su un treno e sia scappata, ma del resto aveva sempre detto di volersene andare; le chiacchiere e le ipotesi tengono banco per un po’, ma come spesso succede, il tempo diluisce la novità e la vita del paese torna a scorrere quieta e silenziosa come prima. Più di tre decenni dopo, le quattro amiche rimaste si rivedono a un funerale, e una serie di coincidenze riapre una porta sul passato. Troppe domande sono rimaste senza risposta, e altrettante non sono mai state fatte. Sotto la quiete apparente di un paese rispettabile potrebbe esserci una verità che nessuno ha mai voluto vedere.
Giulia Blasi è nata a Pordenone e risiede a Roma, sua città d'elezione. Autrice di saggi, romanzi e racconti, nel 2019 ha tenuto il suo primo TEDx Talk, dedicato alla leadership femminista. È l'ideatrice della campagna #quellavoltache, pensata per denunciare le molestie sessuali, lanciata nel 2017 pochi giorni prima di #metoo.
La storia parte piano, ma diventa man mano coinvolgente e tocca temi molto importanti. C'è poi una pagina bellissima di femminismo, che mi ha commosso. Un romanzo ben scritto, da cui emerge tanto dell'autrice, anche se non si tratta di autobiografia.
Lo consiglio al 100% ma segnalo "trigger warning" di diverso tipo (suicidio, abusi, violenza domestica).
Libro molto avvincente, a metà tra un romanzo di formazione/adolescenziale e un vero e proprio giallo. Mi ha coinvolta fin dall'inizio. Ben scritto, ben costruito, tratta anche temi "contemporanei" (es. identità di genere, uso dei femminili professionali, etc) in maniera estremamente lieve ma incisiva.
Libro letto in pochissimo tempo come non mi succedeva da un'eternità (ora che ci penso), anche se i temi che tratta, soprattutto dalla metà in poi, non sono propriamente leggeri. Di Blasi avevo letto solo i saggi fino a questo momento, ma devo dire che è stata una scoperta almeno altrettanto piacevole in veste di romanziera.
L'ho letto in un paio di giorni perché ti tiene incollata. C'è dentro la provincia, quella di Pordenone nello specifico, ma potrebbe essere qualsiasi altra che sembra quasi una Twin Peaks all'italiana. C'è la storia di Luana che sembra una eco di quella di Elisa Claps. E ci sono un gruppo di amiche, di donne adulte, che permettono di mettere in scena un'età e donne che sembra essere un tabù. E poi c'è Giulia Blasi dentro, ho letto questo libro subito dopo Brutta e quindi ci ho rivisto abbastanza dei luoghi e delle sensazioni della sua giovinezza che Blasi descrive in quel libro. Davvero una bella lettura!
Non ho letto l'intera produzione di fiction di Giulia Blasi, ma finora mi aveva sempre colpito la sua capacità di creare personaggi (spesso adolescenti) profondi e credibili, immersi in una realtà provinciale italiana che lei conosce chiaramente in prima persona. Poi ovviamente ci sono i suoi saggi, che dovrebbero essere lettura obbligata nelle scuole e non solo. In questo ultimo romanzo i due mondi creativi convergono - e lo fanno in un modo che riunisce davvero il meglio di entrambi. C'è molto di autobiografico, anche se la vicenda centrale non è realmente accaduta, e la scrittura è avvincente e godibilissima nonostante i temi affrontati siano tutt'altro che leggeri. Consigliatissimo.
Questo è uno di quei romanzi che ti restano dentro. L'ho letto tutto d'un fiato e poi l'ho ricominciato da capo. Lo stile di Giulia Blasi mi piace sempre moltissimo, ma questo è un libro che mi sento di definire completo. C'è davvero tutto: il noir, il mistero, la riflessione sul tempo e sui ricordi, sulla memoria che modifica i ricordi stessi, sulla questione femminile, la violenza, sulle manipolazioni (affettive e non), ma non solo, il tutto in un Friuli cupo, chiuso e complice dei silenzi.
L'arco temporale della narrazione va dalla seconda metà degli anni '80 fino al 2022 compreso il periodo del Covid, quindi. Ho fatto un tuffo nel passato, teletrasportata negli anni' 80 e '90, ed era tutto così reale, tangibile, che mi sono chiesta come fosse possibile, all'epoca, che non riuscissimo a renderci conto del fatto che certe cose che succedevano non erano normali, anche se noi pensavamo che lo fossero.
Ho apprezzato la scelta di inserire qualche frase in dialetto, oltre alla scelta di mantenere un linguaggio parlato, ad esempio con l'utilizzo degli articoli davanti ai nomi propri di persona, perché altamente funzionale all'immersione spazio- temporale evocata dall'intreccio. Funziona molto bene anche la narrazione su più livelli temporali e punti di vista, con l'alternanza del racconto in prima persona, anche con soggetti diversi, a passaggi in terza, l'insieme è coerente e coinvolgente. Il ritmo è rapido e la tensione narrativa permane dall'inizio alla fine, i passaggi temporali sono agevoli e facilmente fruibili ed ogni capitolo e ben congegnato al fine di dare un piccolo indizio alla volta, senza farti sospettare troppe cose e colpendoti in pieno viso man mano che il mistero si chiarisce, svelando il colpo di scena.
Ho apprezzato anche il fatto che non tutti i nodi si sciolgano, perché questo non è un romanzo di Agatha Christie, non c'è un investigatore che spiega tutto, ma è qualcosa di tremendamente reale. Cose mai successe, che però potrebbero esserlo.
Vorrei scrivere per ore di tutte le riflessioni che questo romanzo così coinvolgente mi ha spinto a fare, ad esempio sui pregiudizi che riescono a distorcere la realtà e sui retaggi culturali, soprattutto a discapito del genere femminile. Uno specchio della società e del sentire comune, ma anche una fonte di speranza generata dai legami sinceri e dalla sorellanza.
L'ultimo capitolo mi ha lasciato l'amaro in bocca e una tristezza sottile ma tagliente. Una delle letture più belle di quest'anno
Tutto d’un fiato. Giallo ambientato in un piccolo paese in Friuli negli anni 80, tutti si conoscono, tutti parlano tanto soprattutto di chi pare non rispettare le regole del decoro: i matti e le sborle. Poi una ragazza sparisce e nessuno si chiede dove sia finita, nessuno la cerca. Se la ribelle scompare peggio per lei se la sarà cercata, è pericoloso interessarsi alle ragazze “un po’ perse”, e poi: non hanno più valore. Saranno le sue stesse amiche, quarant’anni dopo a occuparsene. Vibes da “Uomini che odiano le donne”. Lettura molto piacevole.
Questo è un romanzo ottimo sotto così tanti aspetti, così tanti! Mi ha tenuta incollata alla storia, mi ha portata avanti e indietro nel tempo, facendo riaffiorare ricordi e atmosfere, mi ha fatta sentire capita e mi ha emozionata. Di questo sono immensamente grata. E penso che sia anche un ottimo modo di far passare riflessioni sui rapporti tra i generi e sulle imposizioni sociali. In più, la voce di Giulia Blasi mi ha fatto tornare la voglia di ascoltare audiolibri, che negli ultimi mesi avevo un po’ perso. È stata bravissima anche nella lettura!
Questo libro è un pacchetto completo! Il mistero di fondo fa da filo conduttore per riuscire a dare una fotografia di quella che è la vita nei paesi di poche migliaia di anime, delle dinamiche e della rete sociale che si viene a generare, a volte di supporto, a volte di insabbiamento. Amo il modo in cui vengono delineate le vite delle protagoniste, ognuna con il suo carattere, le sue esperienze, il modo personale di sopravvivere e reagire ai problemi della vita, siano essi quotidiani che eccezionali. Grazie al mistero che si va prima infittendo e poi risolvendo nel corso della storia, la scrittrice da voce ai problemi legati all’opinione sui corpi e sulla vita delle donne, che in molti casi, possono portare a conseguenze molto gravi, vista la partecipazione collettiva alla perpetrazione di certe dinamiche.
E' per me il primo romanzo dell'autrice ed attivista friulana che già seguivo con entusiasmo decenni fa, ai gloriosi tempi dei blog - tempi in cui "I" blog italiani da seguire si contavano sulle dite delle due mani, ma...che mani fortunate!
E Giulia Blasi non delude neanche su carta stampata, consegnandoci un cold case made in Pordenone che è una torta golosa (una gubana, golosa, per restare in tema) in cui davvero non manca nulla: il sapore amarcord così caro a noi "ragazze" negli anni '80, '90 si stratifica con una farcia di neorealismo friulano, per cui l'autrice attinge evidentemente al suo vissuto, e la ciliegina sulla torta è il thriller al femminile che ti tiene incollato alle pagine sino al suo finale davvero sorprendente.
E nulla, giudizio più che positivo per questo primo assaggio che mi ha fatto venir voglia di tuffarmi vorace su altre...delizie.
Giudizio tecnico finale: Laura Palmer from Pordenone
In un paesino friulano nel post pandemia si ritrovano quattro amiche dopo tanti anni. Insieme ricordano la propria infanzia ma non aspettatevi giornate al mare, gelati, fidanzati e partite di pallavolo. Perché qui, in quel piccolo angolo di mondo, dietro l’apparente normalità, si nascondono segreti dei quali nessuno vuole parlare. Cose che non dovrebbero succedere quando hai quindici anni ma tant’è… Dalia, Claudia, Gina e Freya invece rievocano quell’estate del 1990, quando la loro amica Lulù sparì, senza un motivo e senza che nessuno perdesse tempo a cercarla, nemmeno i suoi genitori e suo fratello. Piano piano vengono fuori verità sempre più sconcertanti e stavolta non ci si può più nascondere. Un paese è come un bosco. Gli alberi in superficie sembrano lontani fra loro, ma nel sottosuolo le radici si intrecciano in legami indissolubili, che a volte fanno paura.
Anche se "Il mondo prima che arrivassi tu" ha un posto speciale nel mio cuoricino, in quest'ultimo romanzo Blasi si è superata.
Dentro c'è un bel mix: rapporti complicati d'amicizia, un ritorno al paese d'origine, venire a patti con il passato e con le persone che siamo diventate, con la famiglia che ci siamo costruiti e quella da cui proveniamo, gli anni 80 ma non necessariamente in chiave nostalgica, anzi, un cold case da risolvere che, in quanto tale, forse non vedrà mai una soluzione, la salute mentale, l'abuso di potere. Tutti ingredienti inseriti a piccole dosi con estrema sapienza. E sì, la lacrima finale ci scappa, ma è una lacrima di commozione o di frustrazione? Chissà.
Ho "conosciuto" Giulia Blasi tramite il suo blog "Sai tenere un segreto" ai tempi ormai mitici di Splinder, il giurassico di internet, e nel tempo ho seguito la sua crescita di scrittrice, attivista e intellettuale fino a questo libro che è "tanta roba" come si dice a Roma, sua città d'adozione. Lasciatevi avviluppare da questa apparentemente semplice storia di reincontri di ex adolescenti di un piccolo paese della provincia friulana perché niente è come appare. Brava Giulia, recitava una canzone, e brava veramente in questa ennesima prova d'autore che ho finito in un solo giorno di mezza estate.
È uno di quei libri che inizi e poi non ti stacchi più fino alla fine. Le protagoniste sono quattro donne di cinquant'anni con vite diverse, e una di loro che vive lontana dal paese, che si riavvicinano per capire cosa è successo alla loro amica Luana. Si diceva che fosse scappata via, invece alla fine le ricerche portano alla luce un'altra verità che scoperchia la perversione sotterranea che coinvolgeva mezzo paese. La scrittura è scorrevole e la suspense tanta. È un romanzo, ma qualche riferimento ai temi del femminismo cari a Giulia Blasi c'è. D'altronde, le protagoniste qui sono donne, gli uomini sono pochissimi e più di supporto.
Una botta di libro! Molto bella la struttura a più voci e a distanza nel tempo, posti e voci per me allo stesso tempo vicine e lontane. Molto attuale come tema e toccante in tanti punti, quando da eco a pensieri che in tante (forse tutte) abbiamo avuto nel tempo: il dover sempre stgare attente, il non essere contente dei nostri corpi, gioire dello sguardo altri e a volte restare intrappolati in rapporti non voluti. Tanti, tantissimi spunti di riflessione, brava Giulia!
Decisamente un libro appassionante, difficile da mettere giù, anche se le tematiche non sono facili da affrontare, soprattutto sul finire...tematiche che mi ritornano alla mente e turbano per molti giorni dopo il termine della lettura. Vorrei sottolineare una nota stonata che mi ha infasfidito: il personaggio di Santopadre al momento del suo funerale viene descritto come il meridionale a cui inizialmente il paese dà diffidenza e che poi si merita invece tutta la fiducia. Se non vado errata è l'unico davvero "foresto".. E guarda caso è proprio l'unico meridionale presente nella storia a rivelarsi essere turpe e riprovevole. Insomma che bisogno c'era? Questo personaggio non avrebbe potuto semplicemente essere uno dei paesani? In fondo sono cose mai successe.. Il paese rimane senza nome e non si avrebbe fatto torto a nessuno..
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Ritmo incalzante, dialoghi serrati, prosa scorrevole, tensione e ambientazione degne del miglior Joël Dicker, con in più una descrizione dei personaggi e delle loro dinamiche emotive profonda e coinvolgente. Merita l'attenzione anche di chi non ama il genere.
Questo libro è un giallo, ma è anche molto di più. Giulia Blasi sa scrivere, ma questo già lo sapevo. Ho trovato questa storia vera, reale. Sono una ragazza di provincia, ero bambina negli anni '80. Mi ricordo di quell'epoca, dei pregiudizi e delle raccomandazioni, delle chiacchiere, del piccolo mondo chiuso e della difficoltà di uscirne. Poi io l'ho fatto, ne sono uscita, non tanto fisicamente (abito ancora in provincia, anzi, nella provincia della Provincia) quanto mentalmente. La vita nelle piccole realtà, i suoi equilibri. la sua omertà. Alla fine la protagonista, Dalia, sembra assumersi la colpa di aver scoperchiato il vaso di pandora dei vizi e dei peccati dei pilastri della comunità. No, non la vedo come una colpa.
Questo romanzo è tante cose, forse troppe, o forse esattamente quelle che devono esserci. È un mezzo thriller/mystery, ma anche, quasi, un romanzo di formazione. Racconta la vita nei piccoli paesi con le loro dinamiche soffocanti e, allo stesso tempo, affronta temi come il femminismo, la violenza, il silenzio e le ferite che ci portiamo dietro.