«L’egoismo è il motore del mondo. Senza l’egoismo per la propria famiglia, senza l’egoismo per i propri interessi economici, senza l’egoismo che ogni giorno pratichiamo, non ci sarebbero sviluppo e progresso. Diffidate dei buoni samaritani che dicono di agire per il bene comune. Sono spesso degli impostori.» Partendo da questo assunto, Giuseppe Cruciani, da sempre voce di rottura fuori dal coro, conduce la sua battaglia contro il politically correct imperante che, a suo dire, sta avvelenando la società di oggi. Un vero e proprio manifesto libertario che affronta temi di grande attualità: la «cultura della cancellazione» e l’inclusione, le parole proibite, la dittatura LGBT, il nuovo femminismo, l’immigrazione, l’ambientalismo estremo, la prostituzione. Perché il politicamente corretto rappresenta il nemico assoluto della libertà di espressione, una gabbia all’interno della quale rischia di morire la creatività, ma soprattutto l’individualità. E l’ossessione di non ferire nessuno finisce col renderci tutti uguali e falsi inquinando l’autenticità e la spontaneità dei rapporti umani. Da qui la sua lotta in nome del diritto inviolabile di ciascuno di dire ciò che pensa senza che qualcun altro stabilisca quello che si deve dire, come si deve dire e quello che non si può dire. Con il solo obiettivo di essere ascoltato, e senza la minima intenzione di fare il guru o il predicatore. Solo per opporsi a chi, esercitando il controllo sulle parole, vuole controllare anche le nostre vite. Perché le parole sono libertà. E cercare di reprimerle, provare a modificarle, punire chi non si adegua, è una forma di tirannia. Una forma di totalitarismo insidiosa poiché velata e mascherata di buone intenzioni.
Deludente. Ascoltate due episodi de “La zanzara” e avrete assorbito tutti i messaggi che il libro vuole trasmettere. Unica differenza, in versione audio riderete di più. Avanti tutta crucioooo!! Libertà libertà libertà!
Ho comprato Via Crux d’impulso, senza sapere chi fosse Cruciani. Ora so: è un conduttore radiofonico e polemista di professione, ovvero uno che parla tanto e scrive come parla. A quanto pare ha anche “preso ispirazione” da un altro libro simile, che non ho letto e che non ho intenzione di leggere.
Il contenuto? A tratti condivisibile, se si riesce a ignorare lo stile da bar sport. Il suo approccio “parlo come magna la ggente” vuole forse risultare popolare, ma finisce solo per annacquare ogni idea. Ci sono critici della modernità - tipo Theodore Dalrymple - che sanno dire le stesse cose senza sembrare uno zio sbronzo al pranzo di Natale.
Chi si scandalizza perché Cruciani osa criticare immigrazione e LGBT™ dovrebbe guardarsi intorno: viviamo già in una tirannide arcobaleno dove certe parole sono reato, e certi gruppi godono di trattamento VIP a tempo indeterminato. Si parla di una minoranza che rappresenta forse l’1-2% della popolazione, ma pare che tutti abbiano “tantissimi amici gay”, anche Cruciani. Io, che ho viaggiato per cinque continenti e conosciuto migliaia di persone, ne ho incontrati sì e no quindici. Forse non frequento abbastanza salotti televisivi, dove il genere abbonda.
Gli africani in Italia sono circa l’1,2% ma, a giudicare dalle pubblicità, sembra di vivere a Lagos con occasionali apparizioni di visi pallidi. Non sarà una dittatura, ma la propaganda commerciale ci si avvicina parecchio.
I capitoli su femminismo, ambientalismo e prostituzione? Fiacchi. Sulla prostituzione, in particolare, è chiaro che Cruciani non ha mai dovuto stare dall’altra parte del letto. Per certi maschi è un mestiere onesto e liberatorio: peccato che non siano loro a doverlo esercitare. Forse l’emancipazione femminile non passa da un materasso e una tariffa oraria?
La parte peggiore è la banalità dello scrivere che “siamo tutti prostitute”, perché tutti vendiamo qualcosa: idee, tempo, servizi. Ma ecco la differenza, caro Cruciani: lo facciamo vestiti, e possibilmente senza dover fingere piacere. Vendere consulenze, parole, o persino svuotare i cassonetti è ben diverso da vendere il proprio corpo o parti di esso. Ma capisco che per certi uomini la distinzione sia troppo sottile per essere colta.
Ho sempre ritenuto Cruciani un chaotic neutral per eccellenza, quasi alla pari di Sgarbi, le cui potenziali energie, idee e la retorica, sin dagli esordi de La Zanzara, sono sempre state utilizzate nella maniera più sbagliata in cui potevano essere impiegate ponendosi in un primo momento in una posizione neutrale e, col passare degli anni, sempre più "antagonista" di qualunque persona si trovasse di fronte e provocatoria a tutti i costi, indipendentemente dall'idea dell'interlocutore, come un perfetto sofista. Adesso però purtroppo, lui e il collega Daniele Parenzo, sono finiti nello stesso vortice in cui venne risucchiato Andrea Dipré tempo fa, che a forza di intervistare gente disagiatissima e fenomeni da baracconi sono inconsciamente diventati parte di quel mondo con la scusa di perpetuare lo show.
Il libro è palesemente una scopiazzatura di quello del generale Vannacci e sicuramente è stato scritto con l'idea di battere il ferro finché è caldo e cavalcarne l'onda dello scandalo che ha suscitato; così come è avvenuto per un tristissimo libro di Vittorio Feltri sui "Fascisti della parola" uscito qualche mese prima); basta vedere come entrambi i libri abbiano la stessa identica struttura di quello di Vannacci e non abbiamo una struttura unitaria se non quella di una suddivisione in capitoli che corrispondono ognuno a una cosa che gli autori non apprezzano o di cui si lamentano. L'unico elemento che lo differenzia è una volontà di fare quell'umorismo sardonico per cui Cruciani si è sempre distinto.
Così come per i libri sopracitati, come immaginabile, le opinioni di risposta a determinati argomenti sono estremamente deboli, che si tratti di parole offensive, femminismo, omosessualità/transessualità, molestie, sex work e ambientalismo apparendo alla fine dei conti più come un boomer che si lamenta di cose che non riesce a comprendere (ma che allo stesso tempo si rifiuta di aprirsi al dialogo e volersi informare) più che un ribelle. Inoltre il fatto di voler andare per forza contro certi argomenti a priori senza motivazioni valide né opinioni particolarmente solide mostra tutta la debolezza di fondo e una volontà di voler "andar contro" fine a sé stessa.
Bisogna ricordare che il libro non vuole porsi come un'analisi seria della società e della modernità ma come un libro di idee che sono quelle personali dell'autore e l'approccio è quello tipico di Cruciani, più caratterizzato dal voler fare il bastian contrario e provocare a tutti i costi che fare informazione o stimolare realmente riflessioni. Bisogna tenere a mente tutti questi fattori, ma essi non giustificano comunque le ingenuità "edgy" riportate in questo libro.
Questo lavoro di Cruciani, breve e di facile lettura, costringe a confrontarsi con quelli che (a torto) vengono considerati i lati oscuri delle questioni sociali più in voga. Approssima il lettore a dei lati di sé autocensurati, svelando delle sensazioni normali e diffuse per cui siamo assurdamente finiti a provare vergogna, in preda ad una narrazione moralistica che sfiora il narcisismo buonista. Un inno all’orgoglio di essere imperfetti ed egoisti.
Non condivido le idee di Cruciani ma bisogna dargli atto che in questa fase storica affronta alcuni temi delicati senza peli sulla lingua, mettendoci la faccia. Questo a differenza di tanti politici che cercano un facile e falso populismo, abbinato ad un moralismo spesso stucchevole. Cruciani non fa sconti a nessuno e probabilmente neanche a se stesso, mostrandosi per quello che è, con tutti i suoi limiti e difetti.
Non consigliato per un ascoltatore de 'La Zanzara', risulterebbe una lettura noiosa in quanto è un concentrato di concetti detti e ridetti in trasmissione. Per quanto io ammiri, rispetti e condivida molte idee del Crux, questa lettura si è rivelata per me un po' troppo ripetitiva a causa di quello che ho detto sopra.
Il suo modo di scrivere rispecchia il suo modo di fare alla radio e nelle trasmissioni, personaggio interessante con delle idee interessanti, su alcuni temi è troppo estremista ma su certi temi politici attuali secondo me ha una visione abbastanza centrata, il libro è la fotocopia della sua persona.
Pensiero di un progressista represso, un personaggio controverso e conduttore radiofonico del celebre programma, in onda su Radio24, La Zanzara, condotto con David Parenzo.
Perversione, provocazioni, blasfemie sono le uniche cose che potrebbero causare scandalo, ma conoscendo l'autore, anche tramite altri punti di vista e uscite in pubblico, si denota la sua schiettezza e la semplicità del rendere dei concetti, da assurdi a realistici.
Ho apprezzato l'introduzione, per niente prolissa come con l'uscita precedente "Coppie", edito da Nave di Teseo.
Direi che questo libro sembra scritto dal fratello maledetto di Vannacci. Mi sono trovato in accordo praticamente con quasi tutto il libro. Forse il tono è un pò aggressivo, ma il messaggio è chiaro e condivisibile.