Se avete amato "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen, "Cime Tempestose" di Emily Brontë e "Camera con vista" di Edward Morgan Forster, amerete sicuramente anche questo libro. Intenso e romantico, "La Principessa del Grano" ci conferma l’indiscusso talento di Jean Webster, finora nota esclusivamente solo per "Papà Gambalunga" e ci mostra al contempo la scrittrice in una nuova, significativa luce. Un vero tesoro sepolto nel passato, talmente bello che ci si domanda come abbia potuto restare celato al mondo per più di un secolo.
Nel 1901 Jean Webster pubblicò un breve racconto, "Villa Gianini", che venne in seguito ampliato e modificato fino a trasformarsi in un romanzo vero e proprio: "La Principessa del Grano". Pubblicato per la prima volta nel 1905, il libro trae ispirazione dai numerosi viaggi di Jean Webster in Italia, la quale era rimasta nel cuore dell’autrice.
"La Principessa del Grano" è ambientato alla fine dell’Ottocento in Italia, tra Roma, Palestrina e le suggestive colline della Sabina. Nelle sue pagine troveremo una storia d’amore che ci farà emozionare; troveremo un’Italia del passato (con molte affinità con il presente) affascinante, traboccante di sogni e speranze, ma allo stesso tempo turbolenta e instabile perché quelle atmosfere, quegli scenari e quelle persone, colti dagli acuti occhi di Jean e immortalati dalla sua penna, sono realmente esistiti. È un capitolo della storia italiana e come tale farà sempre parte di noi e di ciò che siamo.
Sembra che Jean, rifugiatasi per sei settimane in un convento di suore nei pressi di Palestrina, assieme a sua madre, per dedicarsi in tranquillità alla sua scrittura, sia rimasta particolarmente affascinata da una villa adiacente al convento. Villa Vivalanti, la maestosa e antica dimora de "La Principessa del Grano", incastonata tra le colline della Sabina, assieme alla seducente quanto letale campagna romana, saranno infatti protagonisti del romanzo, assieme a Marcia Copley, Laurence Sybert e Paul Dessart, personaggi indimenticabili e straordinariamente umani, con pregi e difetti, come ciascuno di noi. Non solo le persone, ma anche i luoghi in questa storia hanno una particolare valenza simbolica.
Questo romanzo non merita di ammuffire, solo e dimenticato, in un buio angolo di un polveroso scaffale di una biblioteca: merita di essere letto, sfogliato, respirato, immaginato, vissuto; merita di entrare nelle nostre case e nelle nostre librerie per farci sognare e riflettere. L’Italia finalmente ricambia con passione l’amore che Jean Webster più di un secolo fa le aveva donato.