Appunti cosmici per cacciatori di taglie è una di quelle letture che ti spiazzano, ma nel senso buono. La trama parte da una premessa abbastanza classica — un gruppo di personaggi bizzarri in missione spaziale — ma riesce a svilupparsi in modo originale, grazie soprattutto a un protagonista fuori dagli schemi.
Troglo è un cacciatore di taglie sovrappeso, squattrinato e sempre un passo indietro rispetto agli eventi. La sua fisicità, per nulla eroica, trasforma ogni situazione d’azione in qualcosa di precario e divertente. Il senso di pericolo aumenta proprio perché non è un tipo che la sfanga sempre, e questo lo rende credibile. Un antieroe in piena regola, che resta impresso.
Anche Franziska funziona molto bene: adolescente ribelle, irruenta, innamorata nel modo scomodo in cui si può esserlo solo a quell’età. Quando le cose iniziano a farsi serie, il personaggio regge l’urto e reagisce in modo coerente, e questo la rende una presenza forte nella narrazione.
Agata, invece, mi ha lasciato più freddo. È un personaggio costruito con cura, ma la sua posizione nel gruppo e soprattutto nel rapporto con Troglo resta ambigua, a volte un po’ sfocata. Forse è voluto, ma il risultato è che, rispetto agli altri, coinvolge meno.
La scrittura è ricca, piena di dettagli e sfumature, e se da un lato questo aiuta a costruire un mondo credibile e stratificato, dall’altro rende meno scorrevole la lettura.
In certi punti ho sentito il bisogno di fermarmi, di riprendere fiato, specie nei cambi di punto di vista — che sono frequenti, tra i tre protagonisti principali più un quarto personaggio che compare in flashback o attraverso la voce dell’IA della nave. La struttura corale funziona, ma chiede attenzione.
Anche il ritmo risente di questa scelta. Tutto ha una funzione nella trama, ma alcuni passaggi avrebbero potuto accelerare un po’ senza perdere in spessore. Nonostante questo, l’intreccio tiene e la direzione narrativa è chiara: ci si sente sempre dentro qualcosa che ha uno scopo.
In più, alcune sequenze hanno una qualità "visiva" che mi ha ricordato — senza mai imitare — l’estetica di certe serie animate dell’universo di Star Wars: situazioni dinamiche, scorci vivi, dinamiche tra personaggi. Tutte scene che sembrano nate per essere animate, più che raccontate. È un’impressione personale, ma in certi momenti ci ho visto davvero quella vibrazione lì.
In definitiva, è un romanzo che consiglio: ha una sua voce, dei personaggi memorabili e un mondo che, anche nelle sue assurdità, suona sempre coerente. Non è una lettura veloce, ma se si entra nella giusta frequenza, sa restituire molto.