Santafè è una raccolta antologica di racconti che ha come sfondo la città di Napoli. Storie di persone comuni le cui vite si incontrano o si sfiorano e che, tra espedienti e desiderio di riscatto, cercano di andare avanti in un contesto difficile. I protagonisti delle varie storie, un po' come i lazzari del cardinale Ruffo, intraprendono la loro personale battaglia contro forze esterne che tendono a sovvertire l’ordine precario delle loro vite. In questo caso però, il nemico si presenta come una se-rie di dinamiche sociali e storiche: la pandemia, la crisi economica, la caduta di alcuni “valori
Santafè - Storie di insubordinazione sentimentale è un esordio letterario pazzesco. Quattro racconti che si sfiorano tra loro. Quattro storie che lasciano addosso sensazioni contrastanti. Quattro vicende che raccontano Napoli senza farne una macchietta. C’è Egidio, artigiano dell’arte pastorale, in bilico tra convinzioni e amore per la figlia, c’è Alessandro, chiuso nel suo appartamento nel bel mezzo della pandemia, c’è Antonio, fruttivendolo che in passato si cimentava nell’arte di “venner ‘e stranier”, c’è Michele, ragazzo squattrinato che si innamora di Dionisia. Ogni storia mette in scena la lotta personale dei protagonisti contro lo stato delle cose, contro le crisi della vita accentuate dalla pandemia, contro le umane miserie. Ogni storia restituisce al lettore una serie di immagini potenti e concrete, raccontando contesti troppo spesso banalizzati e rappresentati come ammassi di stereotipi. Lo stile di Ciro è incalzante, alterna la raffinatezza del suo pensiero a una lingua cruda e popolare, che rende i discorsi credibili. Ho letto questo libro tutto d’un fiato e mi sono presa un paio di giorni per lasciarlo sedimentare e riordinare i pensieri. Non so se ci sono riuscita e probabilmente va bene così: un libro deve colpire, entusiasmare, agitare, far vedere, sorprendere. E Santafè ci riesce in pieno.