Prima che il termine fosse coniato nel 1981, non esistevano i "serial killer". C'erano solo i "mostri": assassini che la società ha identificato prima come lupi mannari, vampiri, ghoul e streghe e, più tardi, come psicopatici hitchcockiani.
In Figli di Caino lo storico investigativo Peter Vronsky esamina la comprensione degli omicidi seriali dalla loro dimensione evolutiva antropologica preistorica nell'era pre-civilizzata (circa 15.000 a.C.) a oggi.
Approfondendo la storia dell'uomo e la sua psiche Vronsky si concentra sui serial killer assassini che si dedicano all'omicidio, allo stupro, alla tortura, al cannibalismo e alla necrofilia per un brivido di eccitazione, in contrapposizione ai serial killer a scopo di lucro, come i sicari, o ai serial killer "politici", come i terroristi o gli assassini genocidi.
PETER VRONSKY is an author, filmmaker, and forensic-investigative historian. He holds a Ph.D. from the University of Toronto in the history of espionage in international relations and criminal justice history.
Peter Vronsky is the author of a series of books on the history serial homicide: Serial Killers: The Method and Madness of Monsters (2004); Female Serial Killers: How and Why Women Become Monsters (2007); Sons of Cain: A History of Serial Killers From the Stone Age to the Present (2018)- a New York Times Editors' Choice; and most recently, American Serial Killers: The Epidemic Years 1950-2000 (2021).
He is also the author of Ridgeway: The American-Fenian Invasion and the 1866 Battle that Made Canada, the definitive history of Canada's first modern battle and the subject of his 2010 doctoral dissertation at U of T.
Jack lo squartatore non è il primo serial killer ma solo il più famoso. In questo saggio troviamo le origini primordiali degli assassini seriali, tantissimi casi descritti molto bene, è stato come trovarmi davanti ad un’enciclopedia sui serial killer L’ho letto sul Kindle ma sarebbe stato molto più interessante averlo cartaceo per poter sottolineare ogni dato interessante e poterlo risfogliare nel tempo. Un libro adatto agli amanti del genere, sia alle prime armi sia se già avvezzi a queste storie, qui si trova sempre qualcosa di nuovo da scoprire
Ho avuto il piacere di leggere in anteprima questo interessantissimo saggio, composto da tre parti, nelle quali l’autore: analizza l’evoluzione dei serial killer, elenca i casi dei mostri più conosciuti che hanno dato origine anche alle favole anticamente spaventose nell’ultima parte, parla dei serial killer moderni. Innanzitutto, “serial killer” è un termine che fu utilizzato dall’FBI negli anni ’70. L’ideatore del termine fu, molto probabilmente, l’agente e profiler dell’FBI Robert K. Ressler. Vronsky si propone di rispondere ad alcune domande: Dove e come sono apparsi questi mostri? Perché il loro numero è aumentato drasticamente negli ultimi decenni? I primi stereotipi di serial killer furono il vampiro, freddo e calcolatore, e il lupo mannaro, disordinato e impulsivo. La componente necrofobica, la paura dei morti, che manca ai killer, emerse nel Mesolitico quando gli uomini iniziarono a piangere i loro defunti e a sentire il bisogno di dare loro una sepoltura. Vronsky tratta in modo approfondito dei tre più famosi serial killer che non sono mai stati identificati: Jack lo Squartatore (Londra, 1888), il Torso Killer di Cleveland (anni ’30) e il Killer dello Zodiaco (California, fine anni ’60). La seconda parte del saggio, per me, è stata la più affascinante. L’autore parla dei lupi mannari o licantropi, accusati anche di essere cannibali, nell’Età Moderna. Erano individui che avevano delle psicopatologie. Probabilmente i licantropi soffrivano di “porfiria congenita”, che provoca fotosensibilità e lesioni estese al viso e alle mani, e di ‘ipertricosi’. La storia di Cappuccetto Rosso compare proprio durante l’epidemia di licantropia del 1450 – 1650. Le favole di Perrault, in origine, non erano per bambini, ma racconti popolari, storie di depravazione e cannibalismo. Dal 1800, dopo la Rivoluzione Francese, emergono i ‘Necrofili’: Andreas Binchel “il massacratore di fanciulle”, Baviera 1809; Giorgio Orsolano il “salsicciaio cannibale”, Torino primi del 1800; Manuel Blanco Romasanta “il lupo mannaro di Allariz”, Spagna prima metà 1800. I serial killer hanno due caratteristiche principali: i delitti presentano la loro ‘firma’, ad esempio la legatura delle vittime come nel caso di Jesse Pomeroy, e un crescendo di violenza e di perversione. “La teoria è che i comportamenti di un serial killer siano talvolta radicati nell’incapacità di negoziare con successo la propria autonomia di maschio dalla madre.” A volte sono guidati anche da uno zelo religioso messianico. È scioccante la vastità di casi descritti dall’autore ai quali si devono aggiungere chissà quanti altri casi dimenticati, i cui rapporti sono andati perduti o, magari, mai registrati. Come mai negli USA ci furono così tanti casi di serial killer tra gli anni ’70 e ’90? “La mia ipotesi è che una generazione di uomini distrutti (dalla seconda guerra mondiale) abbia cresciuto o abbandonato una generazione disfunzionale di ragazzi che sarebbero emersi come i serial killer dell’epidemia: i figli di Caino.”
È stato impossibile per me resistere a questa nuova pubblicazione di Peter Vronsky edita da Nua Edizioni, che ringrazio di cuore per la copia arc. Anche se non avete letto i romanzi precedenti dello stesso autore, Figli di Caino può essere letto come stand alone. In questa lettura, l'autore compie una ricostruzione accurata e minuziosa della figura del serial killer, partendo dall'origine e coniazione del termine, alle moderne definizioni utilizzate dai forensi e dall'FBI. Come l'autore stesso annuncia nel prologo, questo saggio non vuole essere una descrizione scientifica bensì antropologica, in cui l'oggetto della narrazione viene inquadrato in un'analisi contestualizzata nelle varie epoche. Questo viaggio parte dalla preistora per giungere, capitolo dopo capitolo, ai giorni nostri. Tantissimi quindi i periodi storici presi in considerazione e approfonditi. Qui viene analizzato anche l'aspetto mitologico del killer attraverso le figure del lupo mannaro, del vampiro e della strega. È stato molto interessante andare a fondo riguardo gli omicidi perpetrati nei secoli nei confronti della donna. Moltissime le figure realmente esistite citate nel corso della narrazione giunte sino a oggi. Grazie a questo saggio, possiamo conoscerne la storia, la psicologia e leggere dei loro processi con la giustizia (se processati) in seguito agli omicidi commessi. Peter Vronsky è di certo tra i miei scrittori preferiti di true crime. Il suo stile è crudo e diretto, minuzioso e dettagliato. Personalmente, mi affascina tanto. In Figli di Caino è evidente lo studio e la ricerca compiuti dall'autore nella stesura. Si tratta di un romanzo corposo e ricco di nozioni storiche e psicologiche. Devo ammettere, però, che in alcuni punti ho trovato delle ripetizioni di concetti o informazioni che hanno rallentato un po' il ritmo della lettura. Se siete alla ricerca di un libro di true crime accurato, che coinvolge il lettore con testimonianze reali e siete incuriositi dal punto di vista psicologico/antropologico della figura del Serial Killer allora Figli di Caino è ciò che fa per voi. Per me 4,5 stelle.
Recensione a cura della pagina Pagine_e_inchiostro: Figli di Caino è un saggio storico, sociologico e scientifico, che esplora le origini e la psicologia dei serial killer, tracciando il fenomeno dalla preistoria fino ai giorni nostri. L’autore esamina la figura del killer seriale attraverso una lente evolutiva, mostrando come l’assassino sia passato da un archetipo mitologico ad una figura moderna, spesso legata ad una sessualità deviante e al sadico bisogno di sopraffazione dell’altro come metodo di affermazione del sé.
Con un approccio scientifico, Vronsky utilizza dati e statistiche per analizzare i serial killer, dividendoli per categorie, secondi fini, modus operandi e peculiarità uniche. L’autore inserisce anche aneddoti personali, ma sempre in modo misurato e professionale, senza mai cadere nel sensazionalismo.
Il libro è interessante per chi desidera capire non solo il fenomeno criminale, ma anche le sue radici sociologiche e psicologiche. Il saggio risulta scorrevole e affascinante, offrendo una visione completa, evolutiva e disturbante della natura umana. Figli di Caino è un libro che non si limita solo ad informare, ma invita anche a riflettere sul nostro rapporto con la violenza, sulla natura umana e sui confini tra normalità e devianza. L’approccio storico e sociologico, arricchito da numerosi esempi concreti, offre una comprensione profonda e articolata di un fenomeno che, sebbene affascinante, resta per sua natura oscuro e difficile da comprendere appieno.
Oltre a descrivere i diversi tipi di parafilie e a sottolineare il motivo per il quale i SK continuano ad uccidere, Vronsky cita diversi casi (per la maggior parte sconosciuti, vista l’epoca in cui sono avvenuti) per far comprendere meglio al lettore concetti e teorie qui esposte.