Bruno Stock è un rappresentante di articoli di cartoleria che vive in Belgio. Ha una moglie, un figlio e due amanti. Billenshaft è un posto particolare, con regole tutte sue. La sua vita scorre tranquilla, almeno fino a quando non intraprende una fuga d’amore con la prostituta Trudy. Bruno inizia con lei un viaggio nella mitica Wunderland, un enorme parco divertimenti, che lo porterà fino all’inferno, un inferno particolare, quello nazista. Con Wunderland, Recami dà vita a un universo in scala, degno del miglior Philip K. Dick, un Truman Show in cui tutto dipende dalla volontà di un essere superiore e in cui però le dinamiche sociali, personali, famigliari rimangono le stesse di sempre.
Francesco Recami è uno scrittore italiano. Dopo un'iniziale esperienza nella redazione di testi divulgativi e guide di montagna, esordisce come scrittore per ragazzi con i romanzi Assassinio nel paleolitico (Mondadori, 1996) e Trappola nella neve (Le Monnier, 2001). Nel 2006 inizia a collaborare con la casa editrice Sellerio, con cui pubblica L'errore di Platini, Il correttore di bozze (2007) e Il superstizioso (2008), con cui entra nella cinquina finalista del Premio Campiello. Nel 2009 pubblica Il ragazzo che leggeva Maigret, che gli vale il Premio Scrittore Toscano, mentre un anno dopo esce Prenditi cura di me, che entra nella dozzina pre-finalista del Premio Strega e viene selezionato anche per il Premio Castiglioncello e il Premio Capalbio. Seguono poi La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell'armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014). Nel 2015 pubblica L'uomo con la valigia e la raccolta di racconti Piccola enciclopedia delle ossessioni, che si aggiudica la vittoria al Premio Chiara. Ha inoltre pubblicato scritti e racconti per varie antologie edite da Sellerio dal 2009 in poi.
Un parco dei divertimenti gigantesco che promette di soddisfare ogni bisogno ma nasconde inquietanti verità: Wunderland di Francesco Recami è una lettura tanto rapida quanto destabilizzante.
# Recensione
**Wunderland** è l’ultima uscita di **Francesco Recami**, pubblicato nel 2024 da **Sellerio**.
I titoli di questo autore mi hanno sempre incuriosita e finalmente posso dire di averlo provato.
Scelto tra i moltissimi testi presenti nella mia libreria, Wunderland mi ha inizialmente colpita per la sua **ambientazione**. La storia si apre infatti in un mondo molto simile al nostro ma con elementi che fanno immediatamente pensare al distopico: orari prestabiliti, controllo dei cittadini, spegnimento delle luci, coprifuoco. Dal racconto del protagonista comprendiamo sia che queste condizioni durano da tempo e si sono anche trasformate, diventando più rigide, sia che coloro che vivono all’interno di questo luogo immaginario situato da qualche parte in Germania non si ricordano granché del loro passato.
3,5 ⭐️ per questo romanzo folle, ambientato non si sa dove ne in quale anno. Tutto è strano, dai personaggi, al l’ambientazione e alla storia. Recami ci ha abituato da sempre ad altri tipi di romanzi ma devo dire che questo non mi è dispiaciuto in alcuni punti, discreto.
Più che un libro sembra una collezione di pensierini collegati labilmente da virgole e, a volte, a discrezione dell’autore, dalla logica narrativa. Mi piacerebbe sapere chi ha approvato la bozza. Qualche citazione per capire il genio stilistico e narrativo che abbiamo di fronte:
* “Pensavo a Oscar [figlio]: che fine avrebbe fatto? Ma posso dire la verità? Non me ne fregava un cazzo”
Non è l’Ulisse e non sei Joyce, se fai dire qualcosa al protagonista fa’ che abbia un senso. Sappiamo già che Bruno, il protagonista, non è affezionato a suo figlio e questo pensiero non fa altro che ripetere un pensiero già ampiamente espresso e sottinteso.
A distanza di 5-10 pagine:
* […] Pian piano avrei risolto tutti i miei problemi, altrimenti non mi chiamavo Bruno Stock, che peraltro era uno dei miei obiettivi, cioè quello di non chiamarmi più Bruno Stock. E che ne sarebbe stato di Oscar, di Eva, degli altri? E con Trudy dove saremmo andati ad abitare?”
A parte la sintassi che farebbe piangere Chomsky e tutti gli insegnanti d’italiano delle scuole medie - Ancora?
E poi:
“E dunque Eva era morta? E adesso che cosa sarebbe stato di lei?”
A costo di ripetermi (ma se lo fa l’autore mi sento di poterlo fare anch’io in questa misera recensione): Ancora? Se non si è letto il libro ma solo il pensierino di cui sopra può sembrare che la morte di Eva, la moglie, sia accaduta lontano dal protagonista e io narrativo. Ma no, la moglie è stata ammazzata davanti ai suoi occhi dalla sua amante, che rende il “dunque” abbastanza inutile. Questo pensierino ovviamente non viene poi elaborato in nessun modo, rimane lì a occupare spazio.
“Il signore che era entrato pareva molto incazzato, non doveva essere più molto giovane.”
A parte l’idiozia e l’inutilità della scena in sé (un signore sta per scoprire Trudy e Bruno in una stalla ma poi inspiegabilmente se ne va), che senso hanno queste due frasi tra due punti fermi e connesse da una virgola?
“La gente, i curiosi, si fermavano a guardare l’incendio, la fattoria, che per lo più era di legno, bruciava come benzina”.
La benzina non brucia. La benzina è infiammabile. I vapori della benzina possono tutt’al più causare o alimentare un incendio a contatto con temperature di 250° e oltre. Da lì le varie espressioni come “benzina sul fuoco”. Questa similitudine non ha senso.
Mi rifiuto di commentare il fatto che le donne in questo libro rientrano in uno di questi due stereotipi: 1) l’arpia il cui scopo è rompere il cazzo 2) la troia il cui scopo è essere arrapante e scopare perché siamo nel 2025 e l’unica risposta ragionevole è una risata in faccia.
Ah sì e se quanto descritto finora non fosse bastato a farvi perdere la voglia tenetevi forte: i “cattivi” sono gli zingari.
Il romanzo introduce Bruno Stock, un rappresentante di articoli di cartoleria, che vive in una località dalle caratteristiche singolari, quasi utopiche. A Billenshalf ogni cosa sembra funzionare a meraviglia: i trasporti sono impeccabili, la vita scorre in una routine quasi perfetta. Tuttavia, questa perfezione nasconde una realtà ben più complessa e, a tratti, inquietante. La narrazione prende una piega inaspettata quando questa apparente armonia comincia a deflagrare, rovesciando eventi e attese in un'escalation di follia e impossibilità. Adoro i libri bevi ma intensi come questo che sondano la psiche umana e ciò che la porta all’autodistruzione. ⭐️⭐️⭐️⭐️,5
Interessante ritmo narrativo, incalzante. Sino a pag.170. Poi diventa un minestrone indigesto tra The Penguin, Hieronymus Bosch e Auschwitz, e non si capisce dove Recami voglia andare a parare, nonostante la sua postfazione cerchi inutilmente di darne giustificazione. Inconcludente.
ho temuto fortemente per la sanità mentale dell’autore, poi ho letto la sua nota e mi sono tranquillizzata. resta il fatto che Wunderland è un libro visionario e labirintico, come un sogno dopo una cena un po’ pesante. ps la cosa bella però è che poi si possono fare ricerche su google immagini.
Ho apprezzato moltissimo la prima parte, poi nella seconda si è perso completamente. Confusione pura, non sono riuscita ad interpretare le intenzioni dell’autore, e a giudicare dalle recensioni non sono l’unica. Un vero peccato, i presupposti erano pazzeschi.