Cosa hanno in comune Donald Trump e Taylor Swift? Siamo davvero sicuri che la realtà che ci circonda non celi una terribile verità tenuta nascosta? Esistono risposte più seducenti di quelle offerte dalle scienze tradizionali? È da queste insidiose domande che nascono i complottismi, i demoni della mente, dubbi infondati quanto seducenti volti a dimostrare un motore segreto dietro tutte le nostre incertezze. In questi anni in cui la mala informazione imperversa, abbiamo visto crescere l'interesse per ciò che è antiscientifico e molti hanno sposato la convinzione che niente è come quello che sperimentiamo è poco più di un'illusione, una trama d'inganni e conflitti interpretativi dietro alla quale si nasconde un'altra realtà che ha il pregio di essere autentica e il tragico difetto di essere oscura e disperata. Il giornalista Mattia Ferraresi compone un quadro attuale e inedito del nostro presente prendendo in esame cinque grandi delusioni legate alla società e alla politica contemporanea che hanno concorso a radicalizzare i nostri convincimenti azzardati. Dai social network (come nuove fonti di informazioni a costo zero) alla confusione tra scienza e pseudoscienza, dalla famiglia Kennedy ai mitologici uomini-pipistrello avvistati sulla Luna, Ferraresi ci pone di fronte alle conseguenze dell'attuale tendenza a non avere fiducia in niente, ma credere a tutto. Un viaggio inedito sul crinale del contemporaneo, dove i complottisti della destra reazionaria e i progressisti della sinistra woke si tengono per mano, accomunati dall'idea che la realtà che sperimentiamo è una copertura che nasconde qualcos'altro.
Ho trovato questo saggio davvero stimolante. Ferraresi offre un'analisi lucida e articolata dei meccanismi psicologici e culturali che alimentano il complottismo contemporaneo, muovendosi con intelligenza tra casi concreti e riflessioni più ampie. Il quadro che ne emerge è complesso ma chiaro, e l'autore riesce a far dialogare esempi disparati – dai Kennedy a Taylor Swift, dalle pseudoscienze alle teorie sulla Luna – dimostrando una notevole capacità di sintesi e una buona dose di arguzia. Lo stile, a tratti, è piuttosto denso e talvolta vicino al linguaggio accademico. Nulla che comprometta la comprensione, ma forse un tono leggermente più divulgativo avrebbe reso la lettura ancora più scorrevole, soprattutto per chi si avvicina a questi temi con curiosità più che con un background specialistico. In ogni caso, una lettura consigliata per chi vuole capire meglio perché oggi, paradossalmente, sembra più facile credere a tutto che fidarsi della realtà.
L'analisi di Ferraresi, in questo saggio di scorrevole e semplice lettura - la scelta di partire da fatti reali, privilegiando il metodo induttivo, rende piacevole la disamina - è ben delineata: l'uomo contemporaneo, prigioniero di sé stesso, dei suoi demoni, appunto, non è più capace di conoscere qualcosa fuori di sé, perché troppo preso dalla smania di costringere il mondo a piegarsi alla sua, a volte fantasiosa, altre bieca e ottusa, visione delle cose. La paternità della tesi di fondo, il primato ontologico dell'oggetto rispetto al soggetto nell'avventura della conoscenza, è evidentemente di origine scolastica, anche se, a ben vedere, sono limpide, anche se mai esplicite, alcune delle posizioni più profonde del pensiero di don Giussani: il metodo è dettato dall'oggetto. Quando questa regola viene evasa, è inevitabile scadere in posizione ideologiche, in dietrologismi o patetiche teorie del complotto. A colpire è la necessità, così originalmente umana, di conoscere, indagare e dare un ordine alla realtà fuori di noi: quando questa indagine è così sbilanciata sul soggetto che conosce, piuttosto che sull'oggetto da conoscere, ne scaturiscono le derive che l'autore così bene mette a fuoco.
Distorsioni, pregiudizi, manipolazioni e inganni portano a domandarci più spesso 'cosa si nasconde dietro?' anziché 'cosa ho realmente di fronte?'. Un bel libro che prova a capire come sia possibile vivere in un'epoca in cui non si ha fiducia di niente ma si crede a tutto, un'epoca in cui i cospirazionisti proliferano, in cui la realtà è spesso offuscata dalle ombre della menzogna e dell'incertezza.
Un antico proverbio orientale dice che quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Ma quando è che abbiamo iniziato a dirci che non è un caso se l’indice ci nasconde proprio il nostro satellite, che chissà cosa vogliono nasconderci dietro il dito, che poi dito o non dito sulla Luna non ci abbiamo mica passeggiato, e che guarda caso è proprio con quel dito che attiviamo il 5G?
Probabilmente la risposta a questa domanda sta nella disillusione che abbiamo vissuto negli ultimi decenni. Ci eravamo convinti che la fine della Guerra Fredda avrebbe portato pace, e siamo attanagliati dalle immagini delle guerre; abbiamo affidato alla tecnologia una nuova comunicazione universale, e ci troviamo social ripieni di rutti; abbiamo posto la dominazione umana al centro dell’universo, confidando in risorse naturali come se fossero infinite, e ne stiamo scoprendo gli effetti giorno dopo giorno, cataclisma dopo inondazione. Ad ogni certezza è seguita una smentita, inevitabile che fasce più o meno ampie della società si spingano ad immaginare un disegno, una oscura organizzazione, una inimmaginabile cospirazione.
Mattia Ferraresi ci accompagna, con un saggio che ha i toni divulgativi del giornalismo uniti al rigore della documentatissima ricerca, in un viaggio nella nostra mente e nel modo con cui guardiamo la realtà, interrogandosi inevitabilmente e con vitalità sui metodi che consentono conoscenza. Sviluppa un ragionamento che parte dalla cronaca, si spinge nelle aule accademiche, intravede riflessi nella quotidianità, con altissima gradazione statunitense e riferimenti al cinema e alla letteratura.
Ti scopri a pensare. Che è esattamente quello che chiedo ad un saggio di questo tipo.