En 1937 la guerra hace estragos en España y está a punto de estallar un conflicto mundial sin precedentes. Pero Mallorca es, a los ojos de una niña, una burbuja soleada y multicolor. Titita es una niña curiosa y traviesa que acaba de llegar a la isla debido a los compromisos diplomáticos de su padre y que pasa sus días en un continuo encuentro y desencuentro con todo aquello que la rodea, explorando el jardín exuberante de la villa donde vive con su familia y aprendiendo a nombrar cada cosa en tres idiomas diferentes. Cada día Titita descubre un pedacito de mundo, y le cuesta cada vez más conciliar la sensación de libertad que percibe en la naturaleza con la incomprensible severidad del universo adulto.
Con una mezcla de ficción y autobiografía, un mosaico de narraciones y personajes, y con el trasfondo de una isla que es ante todo lugar del alma, Fabrizia Ramondino reescribe un pedazo de historia a partir de un maravilloso viaje a la infancia. Una novela clásica de la narrativa italiana contemporánea que muestra como solo una mirada infantil puede contar la historia en su, y un iluminador retrato de la historia de España.
Fabrizia Ramondino (1936–2008) was an Italian author who has many works "which includes and crosses the boundaries between poetry, novels, plays, travelogues, memoirs, confession, self-reflection, anthropological, cultural and linguistic comment" according to Adalgisa Giorgio, who has conducted research of Ramondino's life and works.
Ah, Fabrizia Ramondino. Se avessimo bisogno di un'altra prova che l'esclusione sistematica delle scrittrici italiane nel Novecento dai curricula scolastici non ha nulla a che vedere con il talento delle scrittrici (e veramente non ne abbiamo), quella prova sarebbe "Guerra di infanzia e di Spagna".
Un capolavoro assoluto di inventiva, immaginazione, linguaggio, visione e incanto.
Non ho mai scritto una recensione ma Guerra d’infanzia e di Spagna merita un tentativo. Questo libro è un caleidoscopio di bagliori, sfumature, colori; una labirintica collezione di immagini pazientemente ricamate. Ramondino offre al lettore la chiave di una dimensione altrimenti inaccessibile: il gorgo brulicante di vita dell’infanzia esplorato nelle sue pieghe più vivide dallo sguardo indagatore di Titita. Un mondo impalpabile e spesso sbiadito nel ricordo affiora sulla pagina con straordinaria concretezza, si libera dai confini materiali della carta stampata e torna a palpitare un’ultima volta.
Oh. Io ho detestato veramente questo romanzo. Nonostante ne abbia letto splendide recensioni e una delle mie più care amiche, nonché spacciatrice di consigli libreschi, se ne sia follemente innamorata. Ho trovato la scrittura pomposa e autoreferenziale. Uno strazio finirlo. Riconosco che non sia un libro banale né vuoto, che la scrittura sia apprezzabile ma proprio non è stato, da me, digerito.
El libro está muy bien escrito. Pero a mi parecer estaría bien a modo de relatos cortos y, desde luego, bastante más corto. Casi 500 páginas sobre la vida de una niña de entre 5 y 10 años es, en mi opinión, demasiado.
L’Italia della nonna era una terra attraversata da un brigante buono che la percorreva tutta al galoppo, il lembo del mantello svolazzante, aprendo le porte di prigioni e conventi, mentre torme di soldati in uniformi antiquate e ridicole fuggivano alla vista di quel Liberatore d’Italia e nelle città lo accoglievano le donne e i bambini sventolando rami di ulivo e fazzoletti rossi. E in questa Italia c’era Napoli, la capitale del mondo conosciuto dalla nonna, con i suoi cantieri navali, le sue cupole di maiolica, le sue strade operose, il suo teatro dell’Opera, la folla dei suoi poveri, la città prediletta da Dio per la sua miseria e perché nemica della guerra.
Non potrei dire che in quel campo fossi felice - la felicità presuppone la presenza di vuoti attraverso cui circolare, è un elemento aeriforme; né che fossi allegra. Ero anzi il contrario dell’effervescenza; mi sentivo un tutto pieno; ma non ero sazia - perché a sua volta la sazietà presuppone un vuoto. Ero piuttosto una pietra, che non è mai stata vuota.
Leo este libro entre el 1 de agosto y el 18 de octubre de 2025.
Y me costó realmente leerlo, a pesar de estar escrito maravillosamente, con una belleza en el uso del lenguaje, una autenticidad en la descripción de personajes y paisajes y una perfección en la narración difíciles de superar. Y es que a lo largo de sus 500 páginas -densas, trabajosas para la cabeza, para el corazón y a veces para la paciencia- me atormentaba la presencia inundante de la protagonista y narradora, una niña, alter ego de la autora, en cuya consciencia convivían de forma exasperante la cruda inocencia de la mirada de los niños con la desafiante pero insegura arrogancia de los adolescentes, el entusiasmo extremista de la juventud, la madurez desencantada de los adultos y la sabia serenidad de los ancianos. ¡Imposible soportar a esta repelente! Que, para colmo, se llamaba Titita.
Pero me mantuvo pasando hojas y sufriendo su compañía la certeza y el trabajoso placer de leer algo tan bien escrito; el miedo a volver a tanto bestseller mediocre capaz de agarrarte en un momento de flojera y soltarte llena de tedio al pasar la última página. No podía por menos de recordar aquellas palabras tantas veces oídas en mi infancia: "quien bien te quiere te hará sufrir" ¡¿Todo el rato?!
Y así, sufriendo, conocí a los padres de Titita, el cónsul de Italia en Mallorca, Luigi Fernando Baldaro, y su mujer; a la señora de Son Batle, un extraño personaje que les cede la casa (Son Batle) donde van a vivir a las afueras de Mallorca; al arzobispo de Mallorca, tío de la señora de Son Batle; a los criados (Pedrón, jefe de todos ellos y jardinero; Antònia, jefa de las criadas; Inés, limpiadora; Francesca; la cocinera, y Dida, la nodriza); a los hermanos de Titita (Carlito y Anita), que llegaron después; a Paco, su amigo del pueblo con quien le gustaba jugar, hablar mallorquín y escaparse de los mayores; a la abuela, cuya locura ponía un punto de descanso de vez en cuando en esta narración incesante; a los aristócratas que vivían en Mallorca y acudían a las fiestas del cónsul o a los que la señora del cónsul con sus hijos visitaba en sus villas. Y a todos ellos los conocí a través de la palabra incesante y la aguda mirada de la protagonista narradora niña, adolescente, joven, madura y vieja a la vez.
Supongo que esa era la guerra de infancia, la que libraban dentro de su cabeza personajes tan dispares. Pero, que yo recuerde, de la guerra de España supe más bien poco por este libro. Pillaba tan lejos de Son Batle...
Cuando cerré el libro me prometí no volver a leer nada escrito por Ramondino... mientras miraba la lista de sus obras.
All'inizio capivo bene dove volesse andare a parare, poi mi sono ritrovata nei giochi e nei ricordi d'infanzia. Questa libertà che non prevede una trama, ma solo seguire Titita nella crescita, nel vivere giorno per giorno la sua quotidianità, conoscendola insieme a lei, mi è piaciuto molto. Il POV, per quanto assurdo in certi momenti, mi ha divertito molto, è stato bello vedere le cose da un punto di vista libero dagli schemi mentali di un adulto. Credo però che per quanto il libro, a mio avviso, si presenti come leggero, non permetta sconti e implichi un'immersione totale nella visione di Titita per poterlo apprezzare. Inaspettato il finale dolce amaro.
Nel 1937 Titita è una bambina molto vivace e fantasiosa che vive a Maiorca a causa degli impegni diplomatici del padre. La sua vita scorre spensierata grazie alle avventure e giochi con il fratello maggiore Carlito, il tempo speso con la balia Dida, i racconti del padre e della nonna e il rapporto complesso con la madre. Il racconto avviene in prima persona attraverso una prosa dolce, divertente, ma a volte forse troppo aulica e pomposa per essere narrata da una bambina. L’infanzia di Titita è sicuramente la parte centrale del racconto, a volte la guerra civile viene relegata sullo sfondo e non sempre appare dettagliata, traspare dai racconti degli adulti e dalle percezioni degli infanti. Il racconto è in parte autobiografico e i personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto i genitori della bambina. Un racconto piacevole e a tratti interessante.
Ci ho messo abbastanza a finire questo libro… La scrittura è scorrevole, a tratti anche divertente e spensierato. Ho apprezzato il potermi immergere nel mondo incantato di Titita, lontano dalle responsabilità e dagli schemi degli adulti. Purtroppo il libro è decisamente troppo lungo, un susseguirsi di episodi singoli che sembrano non finire mai. Questa la più grande pecca, purtroppo a volte ho fatto fatica ad andare avanti perchè mi sembrava che la storia non stesse andando da nessuna parte. Non so se lo consiglierei onestamente.
Conoscevo la Ramondino solo per aver seguito il fronte polisario del popolo saharawi, ancora prima di sapere di essere celiaca. La lunga linea che unisce le letture della mia vita mi ha portato a questo romanzo travolgente e avvolgente. Sono tornata bambina con lei e ho rivissuto la pienezza delle fantasie che l'infanzia consente. Natura, storia, sentimenti, colori, profumi, il mare, in questo romanzo c'è tutto, visto attraverso i suoi occhi, il suo cuore e la sua mente. Bellissimo.
Nunca había leído nada desde el punto de vista de una niña y he de decir que ha sido más complejo de lo que me esperaba. La sorpresa infantil que se desprende en la primera y segunda parte del libro es tan abrumadora y arrolladora que me pareció un poco densa, pero en la tercera, cuarta y quinta parte se describe de una manera brillante cómo la sinceridad infantil es la forma más madura de ver un mundo contradictorio.
Un libro che ti trasporta in un mondo legato all'immaginazione infantile, alle scoperte del nuovo, anche quello più doloroso, al conflitto tra generazioni e tra mondi che si stanno "conoscendo".
“…mi pareva di avere anch’io, come la clessidra, un’apertura esigua da cui poteva di nuovo, rovesciandosi, passare la vita.”
Non posso nascondere che all’inizio della sua lettura mi è sembrato un po’ ostico, e non riuscivo ad entrare nella storia.
Però, piano piano, i racconti di Titina, che attraverso la sua voce mi rese partecipe della sua infanzia, in una splendida Maiorca, finirono per penetrare nel profondo del mio cuore
La sua rivolta perenne e interminabile, la gelosia con sua madre, le loro eterne incomprensioni e un padre che non molto spesso, si vede costretto a fare quasi da paciere; il fratello maggiore Carlito con il quale condivide avventure infinite, il forte amore che prova per la balia che l’ha sempre protetta e quella nonna lontana, che da Napoli è capace di conquistarla, segneranno per sempre la sua vita.
Sullo sfondo, anche se geograficamente sembra essere molto lontana, incombe la Guerra Civile Spagnola che lascia segni incancellabili e che con la sua crudeltà non risparmia nessuno, nemmeno la famiglia di Titina.
Una storia aspra ma allo stesso tempo dolce, tenera, ribelle, come soltanto può esserlo una bambina alla ricerca del proprio io e del suo posto nel mondo, un modo che non assomiglia affatto ai castelli incantati che troviamo nelle favole.