MY NAME WAS MARK CRAIG. I WAS A REGISTERED DOUBLE AC A MIDDLE MAN.
NOW Mark Craig was adrift in a terrifying time warp. He had become a nonperson in places that never existed. Constantly pursued by figments, tumbling in and out of time, Craig had no choice but to try to-discover the cause Of his desperate cosmic predicament.
What was the connection of the people who swirled around him: Alexis Rike, the Inquisition victim; R-Meerlue, the robot-Golem, the beautiful, golden-haired Nona Evers. Were they alien invaders, or were they along with Craig, condemned to fight against the invaders by taking an eternal journey on the Nightmare Express.
A quintessential New Yorker, Isidore Haiblum grew up a Yiddish-speaker in a home that was filled with music, books and the sounds of Eastern European languages.
As a young man, Izzy, as he was known to his friends, showed the sharp intellect, boundless curiosity and vivid wit that characterized him as a person and as a writer. He delved into politics and was a champion of civil rights and social justice. He also developed a lifetime passion for music.
At City College of New York, he earned an honors degree for his knowledge of English literature and Yiddish, as well as his gifts as a writer. Despite an affinity for teaching, he chose the more difficult path of becoming an independent author. His 18 published novels carry the unmistakable mark of his quirky sense of humor and fine-tuned ear for languages. They also reflect his love for New York City and the miles walked as he worked out plots. His books have been translated into eight languages.
A very strange, obscure, pulp sf-horror book from the 70s with a great cover. It reminds me a bit of The Illuminatus! Trilogy in that it switches POV characters constantly, giving each POV character a unique writing style associated with a specific genre, and uses unexpected POV shifts as a tension-building technique. Ultimately, it’s a series of interesting SFnal ideas & wonderfully evocative nightmare imagery loosely tied together with an uninteresting & fairly predictable plot, so I can’t completely recommend it.
“Uscii incespicando dal vicolo. Accidenti, che cosa m’aveva colpito? Non riuscivo a ricordarmene. La mia mente era una lavagna lucida e vuota, inutile quanto un biglietto della lotteria dello scorso anno. Sembrava che avessi rimediato anche qualche altro malanno. Puntolini luminosi mi ballavano davanti agli occhi come un plotone di lucciole impazzite. Un tamburino giovanissimo e inesperto si esercitava sul suo strumento in qualche recondito recesso del mio cranio. L’asfalto si moveva sotto di me come se la strada fosse stata costruita sulle sabbie mobili. A parte questo non potevo lamentarmi. Del resto, non c’era nessuno là intorno a darmi retta. La via era deserta, buia. Ero solo come una cavia durante l’assenza del vivisezionista. Notte. Un vento gelido faceva turbinare foglie e cartacce..” Questo accattivante inizio hard-boiled avvia uno scatenato e vertiginoso romanzo basato sullo straniamento: il protagonista, Mark Craig, si sveglia continuamente in una città che non è la sua; tra York, Old York e New York, tra il prossimo futuro, il presente, il passato recente dei ruggenti anni ‘30 e un meno recente passato alternativo, con puntate nell’antica Atene e in Roma imperiale, si svolge un’interminabile girandola, dove il protagonista poco per volta riesce a trovare un debole filo conduttore: un ometto chiamato Pat de Marco suo collaboratore, un certo Mark Grant, omino dai capelli rossi più perplesso di lui.. e si alternano anche brevi scene su un misterioso treno che raccoglie tutti i protagonisti, nonché i taccuini di un certo dott. Ingram dove è pianificato un fondamentale esperimento per il 15 maggio del 1935, che dovrebbe sventare un’invasione aliena propiziata dall’incontro con un buco nero; non mancano una bella ragazza e il Golem di Praga che perseguono una loro inchiesta, nel ’43, per scoprire cosa accadde davvero quel 15 maggio... Ricorda un po’ “Strada senza fine” di Zelazny, scritto e anche pubblicato su Urania nello stesso periodo; dove però le storie che si intrecciavano erano solo due, e i pezzi del rompicapo andavano via via a posto. Qui solo nelle ultime 20 pagine arriva una serie di spiegazioni, quando ormai i continui cambiamenti di linea narrativa hanno fatto venire il mal di mare al lettore. Non c’è mai poi, mi sembra, una doverosa spiegazione sulla macchina che produce gli uomini senza volto, nè a tanti aspetti che forse un lettore di fantascienza dovrebbe capire da solo.. ma io non ho capito (c’erano o no gli alieni? Chi è davvero il dott. Ingram?). Speriamo che la confusione non sia dovuta anche a tagli, visto che l’edizione Urania conta 226 pagine (già molte per un Urania), quella inglese 284, quella francese 343 (?). Haiblum scrisse diversi romanzi di fantascienza e polizieschi; da noi ne fu tradotto per primo uno dalla MEB, poi in Urania a questo ne seguirono altri due. La presenza del Golem, oltre a essere un omaggio alle tradizioni dell’ebraismo cui l’autore appartiene, ha una precisa funzione nella storia. Bella la copertina di Thole, ma è il primo caso che io conosca dove il Maestro abbia pressochè copiato la copertina originale.
My name was Mark Craig. I was a registered double M, a middle man. Now Mark Craig was adrift in a terrifying time warp. He had become a nonperson in places that never existed. Constantly pursued by figments, tumbling in and out of time, Craig had no choice but to try to discover the cause of his desperate cosmic predicament. What was the connection of the people who swirled around him: Alexis Rike, the Inquisition victim; R-Meerlue, the robot-golem, the beautiful golden-haired Nona Evers. Were they alien invaders, or were they, along with Craig, condemned to fight against the invaders by taking an eternal journey on the Nightmare Express.