In un Meridione ancestrale, tra i primi del Novecento e gli anni Settanta, un romanzo di formazione sentimentale sulla scoperta del desiderio.
Come si cresce se non si hanno parole per dire il mondo, i propri pensieri e i propri desideri? Nicaredda è nato in una famiglia di sei figli, il padre morto in miniera e la madre soffocata dai doveri e dalla fame. Gli hanno insegnato solo le poche parole necessarie a sopravvivere e, nei primi anni della sua vita, non ha sentito il bisogno di conoscerne altre. Quando però viene mandato alla solfatara, tutto per lui cambia. La nuova vita è fatta di buio, cunicoli stretti che levano il fiato e paura. È fatta anche di corpi, di ragazzi come lui, i muscoli guizzanti e lo sguardo profondo, e Nicaredda sente nascere dentro di sé qualcosa a cui non sa dare un nome. Se è nel buio soffocante della miniera che conosce il desiderio, è altrove tuttavia che le pulsioni si trasformano in gesti, l’istinto si fa sentimento. Fuggito da quel luogo di morte, lo attende una nuova prigionia. Alle Tremiti, dove il regime fascista manda al confino i dissidenti, ma anche quelli come lui, in un inverno tiepido che sembra primavera scopre un’esistenza che non è pura sopravvivenza. Perché tra le violenze e i soprusi trova spazio anche un’idea di futuro. E perché su quell’isola scordata dal mondo incontra Ruggero, e i pensieri confusi diventano parole, la paura lascia filtrare il coraggio. Lontani da tutto, la disparità tra loro, il figlio orfano di un minatore e il gentiluomo di nobile stirpe, non esiste. Esiste solo una felicità che possono provare a immaginare.
Mi venni a sedere di fronte a te, cercando il tuo sguardo. Ecco l’individuo che stavo diventando. Un uomo che aveva così tanta paura da divenire coraggioso.
Il protagonista di questa storia è solo un tredicenne quando inizia a lavorare in miniera e ci rimane per cinque lunghi anni. Quando riesce ad allontanarsi è il 1939 e in Italia c'è il fascismo. Lungo il suo percorso incontra Emilio e Fay, una coppia che lo aiuta dopo un incidente. Successivamente, la sua strada lo conduce alle isole Tremiti, dove viene rinchiuso con altri "arrusi" che gli attribuiscono il soprannome di Nicaredda.
Nicaredda è un giovane che non ha mai avuto l'opportunità di studiare né ha mai visto il mondo esterno, è sull'isola che inizia a trasformarsi in un uomo, acquisendo coraggio e comprendendo l'importanza delle parole. Qui apprende a leggere e scrivere, comincia a sognare luoghi lontani ed è proprio qui che inizia a vivere veramente.
Nicaredda è sempre stato attratto dagli uomini, ma quando incontra Ruggero il desiderio si trasforma in altro, in sentimenti a cui lui stesso non riesce a dare un nome. È sufficiente la descrizione di alcuni momenti per comprendere che tra loro esiste un rapporto intenso. Ed è anche intensa la lettura, noi lettori assistiamo a piccoli momenti che ci rivelano un sentimento che stanno costruendo lontano da tutti, in uno spazio tutto loro.
I capitoli di questo libro sono brevi, sembrano stralci di pensieri, Nicaredda ripercorre la sua vita e si rivolge proprio a Ruggero, interrogandolo e interrogandosi su alcune scelte, narrandogli quello che gli ha taciuto.
Questo libro, tuttavia, non si limita a parlare solo di desiderio, ma anche di crescita, di segreti. Nicaredda, infatti, sull'isola ha un piano ben preciso, e cerca ogni modo possibile per realizzarlo. Il mondo interiore di Nicaredda si intreccia con la politica e con la vita di reclusione degli altri "arrusi", offrendoci uno spaccato della loro difficile quotidianità.
È un libro che mi ha emozionato tanto, Vanessa Tonnini ci ha regalato un personaggio vividamente delineato, una storia che sembra un racconto reale. Inoltre, ci ricorda l'importanza delle parole, del saperle usare per esprimere al meglio quello che proviamo, ma anche per capire quello che ci circonda.
Sfogliandolo in libreria avevo intuito che potesse riservare molto altro rispetto alla descrizione che ne veniva fatta in copertina. Ho capito che termini come "muscoli guizzanti" e "pulsioni" non restituivano un'idea fedele al contenuto della storia. Adesso che l'ho letto, confermo la mia idea. Al di là del soggetto reale dal quale trae spunto la trama (il confino degli "arrusi" catanesi nelle isole Tremiti, ad opera del Fascismo), di per sé interessante, per quanto poco conosciuto, questo romanzo parla soprattutto della potenza delle parole, ma anche di resistenza e coraggio, di ricerca della propria identità (anche politica), di famiglia d'elezione, quindi di amicizia e lealtà, e, certamente, anche di sentimenti e desideri, e dello smarrimento che può derivarne. Nicaredda, scappa dalla propria famiglia, dal buio della miniera, e dal silenzio al quale è stato educato; e continua a fuggire fino al giorno in cui decide di dare voce ai suoi ricordi, attraverso questa lunga lettera. Un ottimo esordio nella narrativa per Tonnini.
Un flusso di pensieri, una lunga lettera a cuore ormai aperto, un viaggio nell’animo di un uomo che, per anni, ha mantenuto segreti e ha taciuto le proprie emozioni e i propri sentimenti.
Non so. Purtroppo la seconda di copertina trasmette un'idea del romanzo diversa e un po' mi sono sentivo preso in giro. Avevo preso questo libro con un'idea ben precisa di quello che ci avrei trovato e sono stato un po' deluso di trovare tutt'altro. Una storia interessante e ben scritta, senza dubbio, ma secondo me non del tutto riuscita. Bella ma frettolosa la parte iniziale nella miniera. Poco comprensibile l'incontro e le vicende con Emilio e Fay e tutta la questione del piano. Unica parte interessata è stata quella al confino, con Ruggero e Nussi e gli altri ragazzi. Parte finale riguardante la fuga deludente e noiosa. Addirittura non mi sono accorto di aver finito il libro e pensavo di fossero altri capitoli (la fine stessa mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca.)
Purtroppo il protagonista non mi è stato del tutto simpatico e ho provato poca empatia. era tutto un "potrei" ma nulla "posso" ed è un peccato. La prosa è senza dubbio fluente e la scrittrice ha un'ottima padronanza del linguaggio. Molte riflessioni e molte domande fanno riflettere e sono di una portata morale non trascurabile, tuttavia queste riflessioni tolgono, a mio avviso, troppo spazio alla storia effettiva, rendendo poco chiaro lo svolgimento logico degli eventi.
Comunque consigliato perché tratta di un tema (omosessuali durante il fascismo) di cui troppo spesso non si ha a che fare e che troppo spesso è passato in sordina, ma che invece è doverso ricordare. E questo merito va riconosciuto all'autrice.
Un bel romanzo di formazione nonché un ottimo esordio in narrativa per Vanessa Tonnini. Ho apprezzato il contesto storico (Ventennio, resistenza antifascista, confino per oppositori politici e omosessuali, ecc.) e il modo in cui è stato espresso attraverso le descrizioni. Molto immersivo. Mi è mancato, invece, qualcosa a livello di emozioni, la relazione tra Nicaredda e Ruggero non mi ha coinvolta più di tanto: ho trovato tutto molto "ormonale" e fisico, vista anche la giovane età dei protagonisti, e poco sostanziale per quanto riguarda l'amore. A conti fatti i due si conoscevano a malapena, quasi non parlavano... Non sono riuscita a credere a questo grande amore, ma seppur non convinta ho apprezzato la lettura per tanti altri motivi. È un romanzo ben scritto, colmo di riflessioni interessanti sulla vita, il dolore, la potenza delle parole... L'autrice mi ha colpita per il suo talento, quindi mi auguro che scriva ancora perché secondo me ha molto da dare!
Una scrittura elegante per una bella storia di formazione che però ho trovato frammentaria. Adatta sicuramente di più ad essere trasposta in un film che a rimanere sulla carta stampata Non sono mai entrata in empatia con il protagonista che sembrava più un esempio per non dire stereotipo che un personaggio.
Primo libro di Vanessa Tonnini ( e spero non l'ultimo) In un meridione profondo dove i sentimenti devono essere nascosti finchè la paura diventa coraggio di mostrarsi e di agire. La scoperta della propria omosessualità nel violento periodo fascista. Una storia di rinascita e riscatto non banale raccontata in maniera cruda e coinvolgente.
J’ai beaucoup aimé le début qui m’a vraiment fait voyager dans l’univers du personnage mais plus j’avançais dans le livre et plus j’avais du mal à rester dedans.
Un bellissimo libro, scritto dall'anima per l'anima, tenero e feroce allo stesso tempo. Bravissima Vanessa Tonnini, mi e propio piaciuto questo suo primo romanzo.