Lasciato poco dopo pagina 53, dove descrive tre giovani come "vestiti in stile hip hop" e racconta che si sarebbero rivolti a lui chiedendo "ehi bro, che leggi?"
P.s: l'unica riflessione che mi ha fatto nascere questa sessantina di pagine arriva poco dopo l'ehi bro, dove Rossi richiama la teoria di Byung-Chul sul "fondamentalismo dell'apertura" per criticare le relazioni aperte. cita Just Eat, Netflix e i social media per dimostrare come oggi tutto sia aperto h24 e di conseguenza come le relazioni siano diventate merce. ora, penso questa tesi non si possa lontanamente paragonare alla forza argomentativa di Brigitte Vassallo (Per una rivoluzione degli affetti), però mi ha fatto capire come, a conti fatti, uno possa prendere mille tangenti diverse per dimostrare la stessa tesi con valorizzazioni opposte. non voglio dire che la mercificazione neolib degli affetti di cui parla Vassallo per sostenere esattamente l'opposto di Rossi (l'esclusività/privatizzazione affettiva come cancro moderno) sia sbagliata, nel libro avevo trovato decisamente più cose interessanti/con cui concordavo che altre, però mi ha ricordato come, se si parla di relazioni affettive, uno dovrebbe sempre mantenere il suo spazio di riflessione personale e mettere in discussione ogni cosa che legge. perché è una sfera imprevedibile, scoscesa, un salto nel buio. non siamo funzioni, non possiamo sapere prima cosa vogliamo da quella persona, l'incontro sarà diverso dall'ultimo e da quello ancora prima, dal successivo e da quello ancora dopo. e certo, bisogna leggere tutti i libri, sia Rossi che Vassallo, sia Andreoli che Galimberti, per aprire le vedute, capire cosa vorremmo e cosa no, cosa fa per noi e cosa meno, chi vorremmo e chi no, però poi la lettura non dev'essere un manuale-guida, un depliant d'istruzioni per l'uso. perché l'incontro con questa persona potrebbe portarci a un certo tipo di relazione che, se poi si spegne, non è detto né che non faccia per noi, né che con la prossima persona non possa instaurarsi un rapporto diverso. è una questione di situazioni di vita, di incastri, di equilibri, di un sentimento che, se non so spiegare io, non vedo perché dovrebbe farlo dell'inchiostro stampato su carta (discorso diverso per la narrativa/poesia ecc, qui si sta parlando di saggistica). io lascerò sempre, sempre, sempre il punto interrogativo e il dubbio del desiderio. però posso affermare con certezza che se uno per parlare di giovani scrive "vestiti stile hip hop", posso anche starlo a sentire, ma magari darò più credito a qualcun altro, ecco...