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La metamorfosi (Deluxe): Con le opere di Egon Schiele

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Capolavoro di Franz Kafka, il racconto della metamorfosi di un borghese qualunque in uno scarafaggio non risparmia né orrore né angoscia al suo protagonista, e ai lettori. Le descrizioni minuziose e quasi asettiche del gigantesco insetto, con la sua corazza dura e scura e le zampette sgambettanti, dominano fin dalle prime al commesso viaggiatore Gregor Samsa, straniante alter ego dell'autore, dopo la trasformazione non resta che fare i conti con l'indifferenza che attorno a lui si fa sempre più profonda, persino nella sua stessa famiglia. A questa angosciosa solitudine tipicamente novecentesca fanno eco in questa edizione illustrata una serie di opere scelte di Egon Schiele, dai celebri autoritratti ai panorami desolanti alle sue più tipiche nature morte. Kafka e Schiele ci parlano di un impellente bisogno di liberarsi, dai propri drammi personali e dagli schemi insensati della vita come leggiamo nell'introduzione di Giulio Schiavoni, il pittore austriaco condivise con Kafka «la riflessione sul corpo e sulla sua nudità: ai corpi contorti ed esasperati, debilitati ed emaciati o addirittura mutilati tratteggiati da Schiele, si può affiancare agevolmente anche la vicenda estrema di Gregor Samsa, incentrata su un corpo di cui liberarsi e di cui fare a meno». Per entrambi l'isolamento, il dolore, lo straniamento sono condizioni forse intrinseche nella miseria umana, e l'arte diventa un luogo in cui trasformarsi e vedere così più chiaramente la realtà e se stessi.

112 pages, Kindle Edition

Published September 17, 2024

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About the author

Franz Kafka

3,440 books40.6k followers
Franz Kafka was a German-speaking writer from Prague whose work became one of the foundations of modern literature, even though he published only a small part of his writing during his lifetime. Born into a middle-class Jewish family in Prague, then part of the Austro-Hungarian Empire, Kafka grew up amid German, Czech, and Jewish cultural influences that shaped his sense of displacement and linguistic precision. His difficult relationship with his authoritarian father left a lasting mark, fostering feelings of guilt, anxiety, and inadequacy that became central themes in his fiction and personal writings.
Kafka studied law at the German University in Prague, earning a doctorate in 1906. He chose law for practical reasons rather than personal inclination, a compromise that troubled him throughout his life. After university, he worked for several insurance institutions, most notably the Workers Accident Insurance Institute for the Kingdom of Bohemia. His duties included assessing industrial accidents and drafting legal reports, work he carried out competently and responsibly. Nevertheless, Kafka regarded his professional life as an obstacle to his true vocation, and most of his writing was done at night or during periods of illness and leave. Kafka began publishing short prose pieces in his early adulthood, later collected in volumes such as Contemplation and A Country Doctor. These works attracted little attention at the time but already displayed the hallmarks of his mature style, including precise language, emotional restraint, and the application of calm logic to deeply unsettling situations. His major novels The Trial, The Castle, and Amerika were left unfinished and unpublished during his lifetime. They depict protagonists trapped within opaque systems of authority, facing accusations, rules, or hierarchies that remain unexplained and unreachable. Themes of alienation, guilt, bureaucracy, law, and punishment run throughout Kafka’s work. His characters often respond to absurd or terrifying circumstances with obedience or resignation, reflecting his own conflicted relationship with authority and obligation. Kafka’s prose avoids overt symbolism, yet his narratives function as powerful metaphors through structure, repetition, and tone. Ordinary environments gradually become nightmarish without losing their internal coherence. Kafka’s personal life was marked by emotional conflict, chronic self-doubt, and recurring illness. He formed intense but troubled romantic relationships, including engagements that he repeatedly broke off, fearing that marriage would interfere with his writing. His extensive correspondence and diaries reveal a relentless self-critic, deeply concerned with morality, spirituality, and the demands of artistic integrity. In his later years, Kafka’s health deteriorated due to tuberculosis, forcing him to withdraw from work and spend long periods in sanatoriums. Despite his illness, he continued writing when possible. He died young, leaving behind a large body of unpublished manuscripts. Before his death, he instructed his close friend Max Brod to destroy all of his remaining work. Brod ignored this request and instead edited and published Kafka’s novels, stories, and diaries, ensuring his posthumous reputation.
The publication of Kafka’s work after his death established him as one of the most influential writers of the twentieth century. The term Kafkaesque entered common usage to describe situations marked by oppressive bureaucracy, absurd logic, and existential anxiety. His writing has been interpreted through existential, religious, psychological, and political perspectives, though Kafka himself resisted definitive meanings. His enduring power lies in his ability to articulate modern anxiety with clarity and restraint.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for ☆LaurA☆.
556 reviews160 followers
July 12, 2026
LA METAMORFOSI – Quando il mostro non è il corpo, ma lo sguardo

Ho letto La metamorfosi per un motivo curioso. Un ragazzo ha letto un mio racconto, Anatomia dell'Incompiuta, e lo ha definito "kafkiano". Così mi sono chiesta se fosse vero o se fosse uno di quegli aggettivi usati perché suonano colti.
La risposta è sì. Ma anche no.
La prima cosa che sorprende è la naturalezza con cui Kafka introduce l'assurdo. Gregor Samsa si sveglia trasformato in un enorme insetto e il narratore non cerca di spiegarlo. Nessuna magia. Nessuna maledizione. Nessuna risposta. È successo e basta. Da quel momento il romanzo smette di parlare della trasformazione e comincia a parlare di tutto quello che quella trasformazione rende visibile.
È qui che ho riconosciuto qualcosa del mio racconto.
Anche in Anatomia dell'Incompiuta il corno non viene spiegato. Cresce. Esiste. Diventa reale. Non è importante capire perché compaia: è importante ciò che rivela. Il coniglio-unicorno non è un simbolo da decifrare, è una presenza che costringe la protagonista a guardarsi senza più potersi raccontare bugie.
Ma qui finiscono le somiglianze.
Kafka guarda il mondo da fuori. Anche quando entra nei pensieri di Gregor, mantiene una distanza quasi chirurgica. Il dolore non viene spiegato: viene mostrato attraverso gesti minuscoli, silenzi, porte chiuse, pasti lasciati sul pavimento. L'orrore nasce dall'indifferenza della famiglia e dalla progressiva perdita di ogni dignità.
Io, invece, guardo da dentro.
La voce del mio racconto non osserva la trasformazione: la attraversa. Ripete le frasi, torna sulle immagini, gira intorno allo stesso pensiero come se cercasse una via d'uscita che non esiste. Il corno non è solo qualcosa che cresce sulla fronte: è una pressione, un peso, una possibilità che insiste. La metamorfosi non riguarda il corpo. Riguarda l'identità.
Gregor diventa un insetto e il mondo smette di riconoscerlo.
La protagonista di Anatomia dell'Incompiuta non smette mai di essere umana. È lei a non riuscire più a riconoscersi.
C'è poi una differenza che ho sentito molto forte.
Kafka non offre aperture. La trasformazione è una condanna che conduce inevitabilmente alla cancellazione. Più Gregor perde la sua funzione sociale, più diventa invisibile, fino a essere un sollievo quando scompare.
Nel mio racconto succede quasi il contrario.
L'ultima frase, "A metà", non è una resa. È la presa di coscienza che rimanere incompiuti non è più possibile. Fa paura. Non sappiamo cosa nascerà da quella pressione sotto la pelle. Ma qualcosa dovrà nascere.
Forse è questo il punto in cui le nostre strade si separano.
Kafka racconta l'impossibilità di salvarsi.
Io racconto il momento esatto in cui qualcuno capisce di non poter più rimandare il cambiamento.
Per questo oggi direi che il mio racconto non è kafkiano nel senso di imitazione. È kafkiano nell'idea che l'assurdo sia il linguaggio più onesto per raccontare ciò che siamo quando smettiamo di riconoscerci. Poi, però, prende una strada diversa. Meno disperata. Più intima. Più interessata alla trasformazione che alla condanna.
E forse è proprio lì che ho trovato la mia voce.


Di seguito vi lascio il mio racconto, scritto per un contest di Fandango edizioni riguardante "Bunny" di Mona Awad

ANATOMIA DELL' INCOMPIUTA

Ho notato che il coniglio non è più solo un piccolo coniglietto. Il coniglio è diventato più grande.
Ecco il contributo dell'utente:

Io mi rendo conto in una notte qualsiasi, quando il bagliore della luce colpisce qualcosa che prima non ci era. Sulla fronte, tra il pelo macchiato e indurito, spunta una piccola sporgenza.
Un corno.
Si presenta sottile e contorto.
Non sembra raffinato come quello delle fiabe, e questo mi colpisce.
La crescita appare imperfetta, come un osso che ha sbagliato la strada, e così tutto appare un po’ fuori posto.
Non ricordo quando è successo. Non ricordo quando ho iniziato a non riconoscermi più. Mi sento perso, non riconosco più me stesso.
Quarant'anni. Corpo che eccede, che riempie spazi, che arriva sempre un attimo prima di me.
Nel panificio impasto forme perfette. La mia forma resta informe e la forma informe mi fa sentire deluso.
La notte scende e, all’improvviso, tutto si deforma.
Non sei cresciuta. Non sei cresciuta, manca ancora la capacità di capire le cose di tutti i giorni.
Ecco il contributo dell'utente:

Sento la voce dentro, anche se la voce non è la mia.
Alzo lo sguardo. Il bastardo mi osserva con l'occhio di vetro unico del bastardo. L'occhio riflette la luce, ma il corno del bastardo sembra assorbirla. Il corno del bastardo la ingoia. Mi sento osservato da quel sguardo di vetro.
“Ti sei solo dilatata.”
Il mio corpo resta immobile. Io sento il peso del mio corpo aumentare, come se il peso del mio corpo aggiungesse strati invisibili. Il peso non è grasso. Il peso è qualcosa di più denso. Il peso è più vecchio. Io mi chiedo se questo cambiamento sia reale.
Mi ricordo che dicevi: “Volevi essere speciale,” e poi: “Volevi essere diversa. Unicorno.”
Quando ascolto, il corno vibra appena. Il corno fa un battito leggero che quasi sfugge.
Sei rimasta a metà. Rimasta senza finire.
Deglutisco perché è vero. Deglutisco sempre a metà, tra quello che ero e quello che avrei dovuto diventare. Deglutisco tra il desiderio e la rinuncia, e sento di stare sempre a metà.
Mi avvicino e sussurro: “E l’altra metà?”
Vedo l’ibrido che inclina la testa. Il corno scricchiola e il corno sembra crescere ancora. Io penso che l’ibrido si chieda se il corno continuerà a crescere.
“L’hai nascosta”
Ecco il contributo dell'utente:

Il pavimento sotto i piedi sembra cedere. È come se il pavimento mi facesse affondare in qualcosa di morbido e invisibile. Il pavimento non provoca dolore. Il pavimento esercita solo una pressione lenta e costante.
Mi guardo dentro il vetro della finestra e vedo il mio volto. Il riflesso appare opaco, appare gonfio e appare sfocato ai bordi. È come se il riflesso sta uscendo fuori da me stessa.
“Mi sembra che crescere sia decidere cosa togliere,” dice la voce. “Tu hai tenuto tutto.”
Ecco il contributo dell'utente:

Allungo la mano, e la mano si avvicina al coniglio‑unicorno.
Io non tocco quell'oggetto. Lascio quell'oggetto così com'è, così rimane intatto.
Ma sento il corno, è davvero forte. Sento il corno che suona.
Dentro.
Una pressione al centro della fronte mi sembra una spinta che vuole uscire. È come se qualcosa spingesse fuori dalla fronte.
Mi piace toccare la pelle con le dita. La pelle è liscia. È una sensazione normale.
Eppure sotto c’è qualcosa che insiste, qualcosa che non si ferma.
Mi fa venire i brividi. Fa paura, penso davvero.
“Deve,” risponde.
Chiudo gli occhi. Chiudo gli occhi e mi concentro sul respiro. Chiudo gli occhi per sentire il silenzio.
E per la prima volta, non cerco più di riempire quel vuoto. Non cerco più di riempire quel peso. Non cerco più di riempire quella spinta.
Resto ferma.
Ascolto.
Quando li riapro, l’ibrido rimane di nuovo fermo sulla mensola. L’ibrido è solo un pupazzo. Non ci è nulla di più.
Ma il corno è cresciuto davvero. Il corno è più grande di prima, è evidente.
E ci è anche la pressione. La pressione dentro di me mi pesa e mi fa sentire il cuore che batte più forte.
Non so cosa diventerò, non so cosa mi aspetta.
So solo una cosa: non posso più rimanere così. Non posso più rimanere così, mi sento molto stanco di questa situazione.
A metà.
Profile Image for Andrea.
8 reviews
March 27, 2026
Che bello, è stata una lettura molto piacevole.
L’essenza di Gregor traspariva pura agonia e tristezza, vedendolo soffrire e osservare in silenzio il pietoso decadimento della famiglia.
Nonostante Gregor si sentisse come il collante, per i suoi parenti probabilmente non lo era mai stato, e una volta trasformato in insetto non c’era più bisogno di trattenersi.
L’attaccamento alla vita di Gregor sembrava direttamente proporzionale all’interesse verso di lui da parte della famiglia, con una conclusione che più chiara non poteva essere.
Dopo la morte dello scarafaggio la famiglia sembra rinascere, confermando tutte le preoccupazioni e l’attribuzione di ogni problema su di Gregor
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Profile Image for Alfonso.
Author 12 books91 followers
May 11, 2025
Non devo certo commentare questo libro. Sarebbe presuntuoso. Nell'olimpo della letteratura.
Profile Image for Bianca Cultrone.
11 reviews
August 8, 2025
anch’io mi sono svegliata come gregor, solo che la sua famiglia per me sono tutti quelli che conosco.
5 reviews
September 24, 2025
Mi ha molto angosciato, le descrizioni sono perfette le ho amate, ma tanto realistiche che diventano spaventose. Ancora ricordo il viscido sulle pareti che ho letto nel libro. Meraviglioso.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for eva.
292 reviews
January 29, 2025
Gregor Samsa deserved better (e pure Franz Kafka).
Profile Image for  Em__mA.
10 reviews
June 29, 2026
E se un giorno ti svegliassi scarafaggio?
Ma, sopratutto, se tuo fratello un giorno si svegliasse scarafaggio?
Displaying 1 - 8 of 8 reviews