1999, Mutina. Come tutti gli umani, Paride è schiavo dei vampiri che dall’Italia hanno esteso il proprio dominio all’intera Europa dopo la scoperta dei gruppi sanguigni a inizio secolo. Deciso a rifiutare quello che sembra un destino inevitabile, ogni notte rischia la vita per derubare gli esattori delle loro preziose tasse di sangue. Chiamato Robin Blood dai suoi concittadini, nomignolo che odia con tutto se stesso, il suo unico desiderio è impedire che altri debbano morire come sua moglie per una mancata trasfusione. Quando un colpo all’apparenza facile prende una piega inaspettata, Paride si trova a salvare la giovane Cornelia da un rapimento ordito dal siniscalco di Mutina. Tra le mura impenetrabili della città scatta così una spietata caccia all’uomo che coinvolge ogni cerbero al servizio del Cancelliere. I posti dove nascondersi sono pochi e proteggere Cornelia rischia di essere la fine per Robin Blood e i suoi furti. Ma Paride non può abbandonarla. Pare infatti che il sangue della ragazza sia speciale, che nasconda un segreto legato alla stirpe di Longino da cui discendono i vampiri. E che sia la chiave per debellarli per sempre.
Salve a tutti bella gente! Ammetto che l’esordio di Fagiolo lo avrei comprato a prescindere sulla fiducia, ma tutto mi aspettavo tranne che questo. Sangue marcio, che storia! Lo stile mi ha catturato fin da subito, mi sono autoimposta delle pause se no lo avrei letto tutto d’un fiato (in tre fiati alla fine). La storia narra la vicenda di Paride a Mutina sotto il controllo/dittatura dei vampiri e strigoi. Tutto parte da Cornelia, una ragazza normale, ma che interessa al cancelliere Terenzio. Da qui si alternano i pov di Robin Blood, Paride, e il siniscalco Bartolomeo (fammi tua). Si aggiungono altri personaggi da entrambe le parti, diciamo che ce n’è per tutti i gusti per affezionarsi (e soffrire coff coff). Io penso che un esordio migliore non potesse farlo, la qualità è molto alta. Mi ha fatto arrabbiare, ansiare (esiste come verbo?) e soffrire, molto. Il wb mi è piaciuto tantissimo e ne vorrei di più (Masa voglio il secondo, grazie), ma anche dei protagonisti e di certi personaggi secondari vorrei continuare a leggere le loro avventure. Da ora in poi, se vi chiamo sacche di sangue capirete perché. Fagiolo, che dire, sei bravo e con questo libro lo hai dimostrato a chiunque. “Meglio lottare e morire che sopravvivere e soffrire.” 🪶🌅
Si chiama Robin Blood, ma non vive nelle foreste inglesi come l'eroe che ne ispira il nome, bensì a Mutina, una Modena ucronica e distopica dove i vampiri sono al potere e gli umani sottomessi devono pagare le tasse in forma di prelievi di sangue, ovviamente. Paride, il nostro Robin Blood, ha perso la moglie per una mancata trasfusione e questo l'ha spinto a diventare un fuorilegge e rubare le tasse per donare sangue all'ospedale.
Una notte, durante una delle sue azioni clandestine, incontra una ragazza di nome Cornelia che per qualche motivo è importantissima per i vampiri, tanto che il Cancelliere di Mutina ordina una caccia senza eguali per catturarla. Decide così di salvarla e proteggerla. Questo intento però si rivela più difficile del previsto: Paride e Cornelia vengono scoperti e costretti alla fuga. Da quel momento in poi si innesca una serie di eventi che fa precipitare la situazione dell'intera città: i vampiri vogliono Cornelia a tutti i costi, e Paride dovrà trovare dentro di sé la forza per sopravvivere.
Sembrerebbe che Paride sia un eroe, e in fondo lo è, ma è anche disilluso, ferito e pure un pochino antipatico, diciamocelo, soprattutto all'inizio della storia. È abilissimo nel parkour (non fa altro che arrampicarsi e saltare di tetto in tetto) e nell'uso dei coltelli, ma ha molto da imparare dal lato delle relazioni umane. Da metà in poi, invece, la storia prende una direzione precisa e accelera di botto, fino ad arrivare a un finale forte sia dal punto di vista della trama che dell'empatia verso i personaggi. Attenzione: la storia dà mazzate emotive non trascurabili, scelta forte ma tutto sommato azzeccata.
Robin Blood è un romanzo ben scritto, che sa emozionare nel finale soprattutto se si possiede un cuore un po' ribelle e lo stomaco non proprio deboluccio. Originale anche l'idea della genesi dei vampiri: forse la cosa che mi è piaciuta di più. Al netto di qualche imperfezione assolutamente perdonabile (si tratta pur sempre di un esordio) direi che mi è piaciuto e lo consiglio soprattutto agli amanti degli urban fantasy non convenzionali.
Una lettura emozionante perfetta per tutti gli appassipnati di vampiri! Più si va avanti nella lettura, più il ritmo diventa incalzante. La lettura vi conquisterá. Ho finito il libro con domande e teorie, e spero in altre storie ambientate nello stesso mondo, anche dei prequel!
Libro d’esordio a mio avviso molto coinvolgente e ben scritto. Edizione della Acheron Books curata sia nella grafica che nei contenuti. Consigliatissimo.
In una Modena di fine anni ‘90 oscura e oppressa, Paride è l’unico che ha il coraggio di sfidare il governo tirannico dei vampiri, che dall’inizio del secolo spadroneggia in tutta Europa dopo che la scoperta dei gruppi sanguigni ha eliminato l’unica debolezza che li teneva lontani dal prendersi il loro posto di comando. Da quando sono saliti al potere, riscuotono salatissime tasse di sangue che stanno mettendo a rischio la vita degli umani, impossibilitati ad arrivare a una trasfusione in caso di necessità. Così Paride, che non ha nulla da perdere, sfida il sistema per derubare gli esattori. Ma, una notte, salva una ragazza che sembra essere tanto, troppo importante per i vampiri. E che forse potrebbe riaccendere una speranza.
Innanzitutto, facciamo tutti un applauso al ritorno dei vampiri mostri. Ai vampiri che fanno paura. Ai vampiri che squartano la gente con quell’eleganza che solo i vampiri hanno. Ai vampiri che hanno voglia di sangue, e solo di sangue. Perché, oggettivamente, la figura del vampiro negli ultimi anni ha preso una deriva molto diversa da quella che ho appena descritto. Sono una bimba dei primi anni 2000, sono cresciuta con Twilight come ideale di vampiro. Che non rinnego (benché, se lo rivedessi ora, mi partirebbe un embolo), e tuttavia Edward sbrilluccicoso non mi hai mai fatto paura, manco a 9 anni. Vedere finalmente i vampiri tornare a fare i cattivi spietati, senza se e senza ma, e mantenendo la stessa eleganza che ha sempre contraddistinto la loro figura, è stata già così una ventata di aria fresca. Se poi ci aggiungiamo che Luca Fagiolo ha rivoluzionato completamente la loro origine, traendo spunta dalla cultura cristiana, e ha saputo incorporare i gruppi sanguigni per creare un sistema innovativo… impazzisco.
Continuando sullo stesso filo, un’altra cosa che mi ha particolarmente colpito è stato il ruolo che i vampiri sono riusciti a conquistare all’interno della società. Mi è sempre suonata strana la rappresentazione del vampiro come essere potente, spietato, superiore agli umani, che però è, nella maggior parte delle volte, una minaccia mai concretizzata, un essere costretto a vivere nell’ombra da limiti che, nella realtà, non sembrano poi così difficili da superare. I vampiri di Luca Fagiolo, invece, nonostante abbiamo forse anche più limiti rispetto ai colleghi classici, trova un modo per superarli e per girarli a suo vantaggio. Non si è fermato a riposare nella bara del suo castello ad aspettare che arrivassero le sventurate prede, ma è uscito, è andato a caccia, ha fatto il predatore, e ora si ritrova al vertice della catena alimentare, dove, a rigor di logica, sarebbe dovuto sempre stare. Tanto che ormai è riuscito a costruire un sistema politico attorno alla sua figura, le prede si sono trasformate in tributi, e non deve fare più nulla per ottenerle. In questa ottica, anche il viaggio dell’eroe protagonista cambia totalmente di significato: non più un’impresa individuale per scacciare un pericolo nascosto nell’ombra, ma una vera e propria lotta continua e (idealmente) organizzata per detronizzare un regime tirannico molto più forte, o per lo meno indebolirlo.
A proposito di eroe, abbiamo parlato tanto dei cattivi, ma nulla è stato detto su Paride, il protagonista. Un protagonista che, benché non si possa definire esattamente “anti-eroe”, sicuramente non è un eroe luminoso senza macchia e senza paura. Innanzitutto, è un eroe adulto, con un passato importante alle spalle e che ha già vissuto una vita completamente diversa da quella che sta vivendo ora. La morte della moglie non ha solo un ruolo primario nella scelta di diventare Robin Blood, ma ha soprattutto cambiato la sua visione della vita e il suo rapporto con le persone, e questo diventa evidente nella sua relazione con Cornelia, che è il suo completo opposto. Paride è cinico, schivo, e mescola al suo ideale di giustizia un neanche troppo velato desiderio di vendetta.
A far da contraltare a Paride c’è il Siniscalco, vampiro ambizioso quanto spietato, di cui possiamo seguire le mosse in contemporanea grazie al doppio POV. Ma attorno a loro ruota tutto un cast di personaggi di incredibile spessore che arricchisce ancora di più la storia. Se proprio dovessi trovare qualcosa che non mi ha convinto del tutto, forse i personaggi femminili risultano un po’ meno carismatici rispetto a quelli maschili. Non che siano scritte male, anzi, ma, al netto di coloro dotati di POV (ovviamente avvantaggiati), tendevo a preferire i personaggi maschili anche se con meno spazio all’interno della storia, almeno a livello di carisma.
Ma la cosa che ho apprezzato di più di tutte è stato il setting. Ciò che amo di più dell’Acheron Books è che non solo scelgono unicamente romanzi italiani, ma li scelgono solo con ambientazione italiana. Il che comporta un catalogo ricco di rielaborazioni fantastiche e originali di luoghi che conosciamo e amiamo, e che altrimenti non godo quasi mai dello stesso spazio. Mutina non è sicuramente da meno: un setting oscuro e spettrale, adatto alle tematiche della storia, eppure vivo e sempre pronto a risplendere nell’azione. Ho amato le “gite sui tetti” di Paride e Cornelia, mi sono sentita presente in ogni strada, in ogni vicolo. E c’è una location verso la fine che mi ha fatto davvero impazzire, ma non la posso dire per non fare spoiler. Però diciamo che aveva un suo fascino anche e soprattutto a livello simbolico.
Robin Blood di Luca Fagiolo è il romanzo perfetto per te se...
🩸Vuoi leggere un urban fantasy per adulti e con una vena dark, che non lesina su mazzate e sangue; 🩸Cerchi romanzi ricchi con un ritmo che si fa sempre più incalzante e non dà mai un attimo di tregua ai personaggi; 🩸Ti intrigano le storie che diano spazio al punto di vista di un villain (nonché vampiro!).
Il più grande aspetto positivo di Robin Blood è che non appena inizia l’azione (cioè subito) è impossibile staccarsi dalle pagine. Con uno stile di scrittura a tratti pulp, l’autore ci trascina nell’atmosfera distopica di Mutina e a caccia dei vampiri oppressori, in una brillante rivisitazione di Robin Hood. Il ritmo serrato è tenuto tale per tutta la durata del romanzo, con una competenza difficile da trovare in un esordio letterario e che mantiene altissima l'attenzione e l'adrenalina di chi legge.
Il mio pov preferito è in assoluto quello del siniscalco Bartolomeo, ma la differenza tra lui e Paride, il protagonista indiscusso, è ben marcata da voci distinte. Sul finale il romanzo si chiuse su un'excalation di violenza davvero cupa e che ho apprezzato tantissimo!
All'inizio del ventesimo secolo vengono scoperti i gruppi sanguigni e, di conseguenza, i vampiri non corrono più pericoli nel bere, possono proliferare e dominare il mondo. Da questa premessa ci ritroviamo catapultati in una versione alternativa di un'italianissima Mutina (Modena), dove Paride, detto Robin Blood, ruba le tasse pagate in sacche di sangue, per portarle a chi necessita trasfusioni in ospedale. Ma la già adrenalinica routine del nostro verrà spezzata, quando si ritroverà a dover salvare dai vampiri una ragazza, il cui sangue nasconde un mistero. Il WB riprende le atmosfere di Vampire: the Masquerade, il che è solo positivo, e le riporta in una città oppressa e dalle strade sorvegliate. Il ritmo è sostenuto e i colpi di scena molti, la narrazione cruda e soddisfacente, soprattutto da metà in poi. Nessuno è chi sembra e chiunque potrebbe morire. Una menzione per Bartolomeo e Sgrò, due villain scritti divinamente (il secondo anche molto divertente) e credibili. Autoconclusivo, ma con finale apertissimo e pieno di premesse, che vorrei leggere!
Un romanzo d'esordio scorrevole, adrenalinico e super immersivo. Paride è Robin Blood, giustiziere che salta sui tetti per rubare le tasse di sangue ai vampiri che dominano Mutina e restituirle in ospedale per le trasfusioni. Quando i vampiri si interessano a Cordelia, una ragazza appena arrivata in città, decide di salvarla e inizia questa rocambolesca avventura. I pov di Paride di alternano a quelli del Siniscalco strigoi Bartolomeo, un personaggio così sadico e classista che buca la pagina. Ci sono alcune cosine che potrebbero essere migliorate, in particolare alcuni dialoghi un po' troppo cliché e la personaggia principale che ha un carattere poco incisivo e a tratti quasi Mary Sue, ma insieme ad altre piccole cose rimaste sospese, ci lasciano sperare in un seguito dove venga meglio esplorata. Nel complesso, il romanzo va giù come un bicchiere di un buon vino e si conclude in un modo che, seguito o no, vi lascerà soddisfatti.
No spoiler. Robin Blood mi ha coinvolto subito per la capacità dell'autore di tenere un ritmo serrato (a volte anche troppo) e per la grande capacità di dare una voce distinta a tutti i personaggi. Non solo Paride e Cornelia, protagonisti, ma anche il capocantiere che compare per due letterali scene. Il WB mi è piaciuto ma mi ha lasciato dei dubbi che spero vengano dipanati in futuro, non per forza in un seguito, ma anche in un altro romanzo stand alone ambientato nello stesso universo (Spin-off su Bart dai dai).
Un ottimo libro di esordio, di cui ho amato soprattutto lo stile di scrittura! Chiedo gentilmente a Luca Fagiolo di proseguire la storia e di farci scoprire più a fondo questa Italia governata dai succhiasangue, grazie!! Mi ha lasciata con tante domande e con la voglia di sapere di più! Oltre che con tanta sofferenza. Sangue marcio! Era proprio necessario?
L'unica cosa che non mi ha convinta al 100% è stato il fatto che il nostro Paride più di una volta se la cava per colpi di fortuna (lui stesso si ritrova incredulo!). Come espediente lo avrei usato meno spesso. Non ha comunque compromesso l'avanzare della trama.
Nel complesso l'ho comunque adorato!
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Stand alone distopico, un urban-fantasy con sfumature dark e pennellate horror. 1999 Mutina è soggiogata dai vampiri che hanno imposto tasse che gli umani devo pagare con il sangue. Ottima ambientazione, trama che.. morde , ritmo scorrevole con un azzeccatissimo mix avventuroso (guardia e ladri) e character driven (due punti di vista ben caratterizzati, ma non solo perché anche i personaggi secondari hanno una voce ben riuscita e riconoscibile). Buonissima la storia con una genesi sul vampirismo che convince. Quindi lasciatevi mordere da questo libro!
I vampiri e Modena, la storia che cambia e incredibili radici nel passato. Luca Fagiolo, che seguo fin dai primi racconti, è capace di una scrittura scorrevole, efficace e senza orpelli, trasparente insomma. L'idea di un Robin Hood del sangue è geniale ed è realizzata con equilibrio e coerenza fino alla fine, soprattutto il personaggio protagonista è ben riuscito e ha un progresso chiaro e un cambiamento riconoscibile. Consigliato a chi ama scene pulp anche truculente!
Forse un po’ meno di 4 stelle (3.5? 3.75?) perché alcuni aspetti non mi hanno convinta (Lucilla, le continue menzioni a un worldbuilding più ampio che però non viene approfondito), ma come esordio è valido e fila liscio.