Mi dispiace, ma tutta questa estremizzazione della storia, dai personaggi al linguaggio fino alla descrizione di certe scene, volta a creare scalpore, risulta ridicola e inutilmente eccessiva.
Ne avevo sentito parlare estremamente bene: un romanzo duro e crudo che ti racconta quella vita marcia e senza speranza in cui i personaggi sono in balia di loro stessi e degli eventi, uno di quei romanzi dolorosi da leggere ma necessari, in grado di rappresentare la contemporaneità o, addirittura, una generazione. Poi l'ho letto e non potevo essere più allibita.
La storia è altamente banale e prevedibile, fatta di cliché narrativi tipici di questi romanzi che si atteggiano ad esseri dolorosamente veri e che vogliono lasciarti questa sensazione di desolazione/struggimento per la vita dei suoi personaggi. Il grande segreto, il demone che aleggia sulle vite dei tre protagonisti, Teresa, Riccardo e Niccolò, si intuisce a pagina due, tipo, e ne hai la conferma al terzo capitolo, per il resto non c'è niente di nuovo, o di eclatante, è la solita storia tormentata, giá vista, raccontata e gestita male.
Le scene descritte non sono "dure" o "vere" ma sensazionalistiche e melodrammatiche, volte più a sconvolgere che a raccontare una problematica. Complice anche un linguaggio fintamente giovane, arrogante, eccessivamente volgare (e badate bene non è un problema per me la volgarità del linguaggio quando è giustificata, ma qui è gratuita e a caso) ed anacronistico: millennials che sembrano boomer e gen Z usciti direttamente da una rock band anni '80 all'insegna di droghe pesanti e alcol come non ci fosse un domani.
I personaggi, poi, sono caricature, macchiette stereotipate, indefiniti. Vorrebbero essere trasgressivi, ma risultano al limite del comico. La madre di Teresa così cattiva e inviperita da sembrare la tipica matrigna uscita da qualche favola, Riccardo è il classico ragazzetto benestante che crede che il tutto il mondo gli appartenga e impossibilmente bello, come solo i personaggi maschili dei romance di wattpad, Niccolò vorrebbe essere un ragazzino arrabbiato con il mondo, incurante ed edgy, ma sembra più un guazzabuglio di elementi. Teresa è l'unica che un poco poco si salva nella caratterizzazione, per lo meno nella sua versione giovane, la versione adulta si intravede solo attraverso gli occhi del figlio, che non la sopporta e risulta una donna a metà tra l'insulsa e l'apprensiva, senza spina dorsale e acida.
L'ultimo dettaglio che proprio non ho apprezzato è il vittimismo di Riccardo: per tutto il libro, tanto nel presente quanto nel passato, Riccardo è un personaggio deprecabile, il mostro della sua storia, della storia di Teresa e di quella di Niccolò, in modo indiretto. Ma nel capitolo finale c'è questa forzatura nel fare provare al lettore compassione per il suo personaggio. Dopo l'atto riprovevole che ha commesso, di cui è conscio, dovrei giustificarlo? Dire "oh poverino. Guarda come si è pentito, è una brava persona tutto sommato"? Quando non solo è rimasto impunito ma si lamenta pure? Ma per piacere, se fosse realmente pentito e in cerca di redenzione accetterebbe le conseguenze delle sue azioni senza nascondersi dietro l'ipocrisia e il vittimismo.