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Gli anni del giudizio

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"Splendido romanzo dell'impegno politico e della coerenza ma anche di rappresentazione della delusione. Arpino rappresenta con particolare fervore, e al tempo stesso con rigore, la condizione del Partito Comunista in una provincia come quella di Cuneo e in una città come Bra... E' la celebrazione dell'impegno politico nella forma più piena, strenua, razionalmente ferma, onesta fino all'estremo scrupolo." (Giorgio Barberi Squarotti)

196 pages, Paperback

First published January 1, 1958

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About the author

Giovanni Arpino

76 books24 followers
Giovanni Arpino was an Italian writer and journalist.

Born in Pula (in Istria, then part of Italy) to Piedmontese parents, Arpino moved to Bra in the Province of Cuneo. Here he married Caterina Brero before moving to Turin, where he would remain for the rest of his life.

He graduated in 1951 with a thesis on the Russian poet Sergei Yesenin, and the following year made his literary debut with the novel Sei stato felice, Giovanni, published by Einaudi. He also took up sports journalism, writing for the daily papers La Stampa and Il Giornale; together with Gianni Brera at the La Gazzetta dello Sport he brought a new literary quality to Italian writing on sport. His most important work in this line was the 1977 football novel Azzurro tenebra. Arpino also wrote plays, short stories, epigrams and stories for children.

In Italy he got to know the Argentinian writer, and fellow sports enthusiast, Osvaldo Soriano and won the Strega Prize of 1964 with L'ombra delle colline, the Premio Campiello of 1972 with Randagio è l'eroe and the SuperCampiello of 1980 with Il fratello italiano. His novels are characterised by a dry and ironical style.

His story Il buio e il miele was made into two films: Dino Risi's Profumo di donna, with Vittorio Gassman, and Martin Brest's Scent of a Woman, which earnt Al Pacino an Academy Award for Best Actor.

Arpino died in Turin in 1987. His links to his childhood town of Bra have been maintained by the establishment of a multi-functional cultural centre and of a prize for children's literature.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Dagio_maya .
1,109 reviews350 followers
January 20, 2019
“O brava gente, è ora di aver giudizio!"


Elezioni del 1953.
Lo scandalo della legge truffa in una fase in cui gli italiani cercavano ancora sollievo alle ferite ancora aperte: il ventennio, la guerra, l’occupazione la Resistenza…

Ester racconta la sua vita come riflesso di quella del marito, Ugo Braida, operaio comunista.
Il contesto è quello della provincia: siamo a Brà.
Tempi e luoghi ci parlano di una realtà dove la politica non era un pianeta distante ed irraggiungibile ma una realtà strettamente connessa alla propria vita e al mondo delle relazioni.

Ugo è il simbolo di una crisi sociale: da ex-partigiano militante si chiede a cosa sia servito uccidere in nome della libertà se poi ci si ritrova schiacciati da un sistema meschino che imbroglia e da una società testona che si rinchiude nella propria individualità.

Non un capolavoro letterario in senso stretto ma un a valida testimonianza letteraria dell’epoca.
★★★½


«Una volta, quando ero piccolo e mio padre mi parlava, credevo di essere solo al mondo. Chiudevo gli occhi e il mondo non c'era più. Li riaprivo e il mondo era di nuovo lì. Me lo ricordo ancora così bene! Questo sembra senza senso, invece ha senso. Più tardi, quando facevamo guerra ai tedeschi e ai fascisti, ero sicuro che tutto, dopo, si sarebbe risolto, che il mondo si sarebbe messo a posto. Invece mi illudevo. E credevo di essere chissà chi, chissà cosa. Adesso è questa vita giorno per giorno che è difficile».
Profile Image for Otiumentis.
50 reviews
February 7, 2017
Primo romanzo che leggo di Arpino, Gli anni del giudizio mi stupisce positivamente. Siamo nel 1953 e le elezioni sono alle porte, Ugo lavora in officina di giorno, e perde le notti pensando al partito e a come poter dare il suo contributo, in una politica che diventa qui unico filo conduttore tra gli esseri umani. La storia è quella di un uomo che cerca di adeguarsi ad un'evoluzione politica che gli sta stretta, però aspetta un bambino; quella dei cinema sempre di d0menica e dei manifesti politici di propaganda sempre di notte; quella dei democristiani, dei comunisti, dei tutti contro tutti e delle leggi-truffe insopportabili; quella di un amore semplice e onesto e di un amore puro e sfacciato per i compagni; quella dei compagni che smetterebbero di esserlo se dovessi dire qualcosa che non va. La storia è sempre quella, semplice, uguale, e i protagonisti sempre loro, sempre italiani, sempre malinconici. Lo stile di Arpino procede così lento e inesorabile verso le elezioni, raccontandoci le vite degli uomini del '53 e soffermandosi sulla loro pacata umanità, narrando del quotidiano, delle frustrazioni e delle piccole gioie, dei comizi giusti o sbagliati e delle idee politiche sempre nelle osterie. Così Ugo si muove, tra rammarico e delusione, in una città che impara a non riconoscere, tra compagni e non compagni, tra suoceri e moglie, tra strade e ideologie. Così Ugo procede dritto per la sua strada, anche se non sta bene, anche se comincia a sentire sotto pelle una malinconia che non gli concede pause, anche se quella malinconia non si può in alcun modo cancellare, perché legata alla politica, ad un'idea di politica, e perché senza politica proprio non si riesce a vivere, perché ci sarà sempre da pensare al genere umano e non solo ad un essere umano, e perché, alla fine, "qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri".
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