Gli atti amministrativi sono efficaci come atti di comunicazione? Nella maggior parte dei casi, come testimonia l'esperienza quotidiana dei cittadini, no. Se chiedessimo a un'amministrazione "Che ore sono?" la risposta, probabilmente, occuperebbe dieci righe. Naturale prosecuzione del "Manuale di stile", che nel corso degli anni si è imposto come lo strumento di riferimento essenziale per quanti hanno lavorato sulla semplificazione del linguaggio burocratico, questa guida, destinata agli operatori del diritto (amministrazioni in primo luogo) e al mondo universitario, presenta una parte teorica dedicata alle caratteristiche del linguaggio giuridico e alle regole di semplificazione, e una parte di esempi di documenti amministrativi semplificati. Il volume è corredato da un ricco apparato di appendici in cui sono illustrate alcune tecniche di semplificazione.
Ovviamente è un saggio scritto per dipendenti pubblici.
Tante ottime idee e spunti per agevolare un sacrosanto progetto di comprensibilità degli atti amministrativi, oscuri garbugli di parole desuete, citazioni e riferimenti la cui comprensione è accessibile a pochi. Pochissimi.
Il tutto si scontra con un quadro legislativo spaventosamente complicato, confuso e incoerente in maniera criminale, nell'ambito del quale predicare la semplicità è pura e semplice utopia.
Tutto nasce da lì, da una superfetazione legislativa paurosa e demenziale, alimentata dalla peggiore casta di questo paese (e non mi riferisco alla meno che mediocre classe politica, ma all'onnipotente e tentacolare casta dei legulei, declinata nei vari ruoli). Finché questi ultimi guideranno la mano del legiferatore (o finché continueranno a essere loro stessi la mano - e il braccio) non cambierà mai nulla.
Servirebbe un bel gesto futurista, e radere al suolo le facoltà di giurisprudenza del paese. Sarebbe un gesto di cortesia nei confronti delle generazioni future.
L'eccessiva semplificazione e la ridondanza contenutistica (le "appendici" che ribadiscono ma non dettagliano il contenuto della prima parte) ne fanno un testo incompleto, utile nel suggerire la prospettiva del rinnovamento del linguaggio amministrativo - quella dei maggiori destinatari dei suoi atti: i cittadini - e nell'evidenziare le ridicole pecche pompose degli operatori del diritto - quel burocratese che dall'Azzeccagarbugli in poi è sempre di gran moda - ma troppo blando e scontato nel suggerire concrete e funzionali strategie d'azione e nel ribadire la funzione ancillare e servente del diritto (di quello Amministrativo in particolar modo) rispetto al benessere e alla tutela della comunità d'individui in relazione alla quale è istituito e opera.