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316 pages, Paperback
Published January 1, 2024
Alla luce della luna, ad Anzaldúa la depressione appariva come una dea azteca che ci ingoia interi e ci immerge nell'oscurità, ma che ci dà anche un nuovo modo di vedereMariana Alessandri è una docente di filosofia in Texas e in questo libro analizza gli stati d'animo "bui". Rabbia, tristezza, ansia sono generalmente considerate emozioni negative da cui rifuggire. In realtà, questo libro mi ha ricordato che non esistono emozioni negative. Le emozioni sono strumenti, ci dicono qualcosa della situazione che stiamo vivendo, non sono mai sbagliate. Se invece di scappare dalle emozioni dessimo loro ascolto avremmo la possibilità di capire qualcosa di noi stessi e della realtà che ci circonda. Mariana Alessandri avvia la sua analisi a partire dalla società statunitense in cui è considerato fondamentale essere sempre positivi e dare un'immagine di sé forte e vincente. Nella cultura statunitense esprimere il dolore è considerato sbagliato, perché qualunque cosa succeda bisogna farsi subito forza e riprendersi. Per esempio, nel capitolo che affronta il tema del lutto, si dice che secondo i manuali diagnostici un periodo del lutto considerato "normale" non dovrebbe superare le due settimane. Mi ha colpito molto perché da dove vengo io i tempi del lutto sono scanditi da funzioni religiose e durano almeno un anno. Nessuno penserebbe che è sbagliato essere in lutto per la perdita di una persona cara, tutt'altro.
Perché parlare delle cose che ci infastidiscono? Per dare a chi fa parte della nostra vita la possibilità di amarci. Il dispiacere ha bisogno di essere accolto ed espresso, non represso e rallegrato.Pone anche una riflessione su quanto sia importante non far sentire le persone sbagliate a causa delle loro emozioni perché
esprimere un dolor ha come obiettivo l'innesco di forme di compassione e connessione, e non di soluzioni che non lo prendono sul serio.Spesso chi sta male non solo se ne vergogna, ma si sente anche dire che se solo lo volesse potrebbe stare meglio, aggiungendo dunque un senso di colpa al dolore iniziale. Molto significativo è anche il capitolo sull'ansia che oggi viene estremamente patologizzata.
Chissà che tipo di conversazioni potremmo avere, se solo smettessimo di soffocare il nostro dolor e invece iniziassimo a parlarne abitualmente?