Figlia del padre di tutti gli dèi, creatura di bellezza straordinaria, Elena è uno dei personaggi più noti della letteratura classica che, secolo dopo secolo, ha ispirato numerosi racconti e leggende. L'Iliade e l'Odissea, naturalmente, ma anche due celebri episodi dell'Eneide, tragedie di Eschilo e Euripide, un dramma di Sofocle. La sua bellezza, cantata da Saffo e da Alceo, ricordata da Erodoto e da Esiodo, attraversa il Medioevo per rivivere nel Faust di Goethe o nelle opere di Gluck, Berlioz, Saint-Saëns. Di epoca in epoca, di versione in versione il volto e la storia di Elena la bella mutano: è una dea o un demone? È meretrice o donna che seduce? È una sposa infedele che ha provocato la guerra di Troia, o è la donna di Sparta legata alle feste di primavera? È una o sono due? Tutti conoscono il suo mito. O almeno pensano di conoscerlo. Eppure vale sempre la pena ricominciare. Perché «il mito non è mai concluso, c'è sempre un'altra versione da scrivere».
Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".
Il racconto di Bettini nella prima parte è delizioso. Il corpo principale del saggio, è estremamente interessante per chi, come me, non ha un grosso bagaglio di classici greco/romani L’esposizione, mi è sembrata però, poco fluente e in alcuni capitoli pesantemente ripetitiva.
139. Nella vendetta e nell'amore la donna è più barbara dell'uomo. (Al di là del bene e del male, Nietzsche). In revenge and love woman is more barbaric than man.
Nel momento in cui si 'interpreta' una figura mitica, non si fa altro che darne una lettura attuale e legata al nostro tempo. Ma, già come Bettini scrive di Elena nella prima parte di questo saggio, l'unica lettura possibile sembre quella di immergersi nel racconto mitico e... fermarsi...
Basta che qualcuno cominci a raccontare e gli esseri di carne e di sangue diventano simili a simulacri, che si moltiplicano come creature del sogno e danzano nell'aria al ritmo delle parole. Chi entra nel racconto altrui si perde, e perde se stesso.(pagina 30)
E non sarebbe forse la più grande delle illusioni, uccidersi per un fantasna?(pagina 32)
Bellezza femminile, non significa niente, troppo spesso è un'immagine irrigidita. ... La bellezza resta felice di se stessa, la grazia invece appare irresistibile, come Elena...Goethe. (pagina 37)
La varietà dei ruoli ricoperti da Elena nel mito greco rende arduo circoscrivere questa figura in un ambito determinato. Narrare la sua storia significa di fatto indagare la natura femminile nei suoi vari aspetti...(pagina 76)
Selene si presenta quindi come una figura duplice: un'ambiguità simile, che alla bellezza esteriore associa una pericolosità nascosta caratterizza anche, sia pure con notevoli differenze, il personaggio di Elena nella sua lunga storia: da Omero a Euripide a Virgilio.(pagina 173)
avevo questo libro nella mia tbr da anni e posso dire che mi è piaciuto perché cita e spiega le fonti in cui è presente Elena cercando di restituire una Elena coerente con ogni autore che ha avuto a che fare con questo personaggio.
Per chi fosse interessato alla mitologia classica e sul saperne di più è highly raccomandato