Dopo dieci anni la lunga guerra è finita: con il saccheggio della città, come sempre terminano gli assedi nel mondo antico. Mentre sullo sfondo gli edifici di Troia vengono dati alle fiamme, tra le grida dei guerrieri massacrati e quelli delle donne tratte prigioniere dai vincitori, un piccolo gruppo familiare - un uomo con l'anziano padre sulle spalle e il piccolo figlio per mano, seguito a una certa distanza da una donna - si allontana a passi rapidi nella notte. Di lì a poco quell'uomo si imbarcherà insieme a un pugno di altri superstiti, compirà un lungo percorso attraverso il Mediterraneo, toccando isole e porti e coste, e sbarcherà infine in Italia, nella terra che un giorno si chiamerà Lazio; qui gli esuli si stanzieranno, e qui Enea - così si chiama il fuggiasco - darà origine a una lunga discendenza dalla quale nasceranno, in un futuro ancora di là da venire, i fondatori di Roma. Per molti moderni questo è il mito di Enea, la storia dell'eroe che i Romani considerarono, a partire da un certo momento, come il proprio lontano progenitore. In realtà, quel racconto assunse la sua forma canonica molto tardi, all'epoca del poeta Virgilio e dell'imperatore Augusto; il suo protagonista aveva invece origini molto più remote, che affondavano le radici nei poemi omerici e in quelli del cosiddetto ciclo epico, in cui Enea era il capostipite di una dinastia di sovrani destinata a governare sulla Troade per molte generazioni. Fu solo con estrema gradualità, e attraverso una serie di sviluppi inizialmente imprevedibili, che l'eroe vide la sua saga espandersi, arricchirsi di nuovi episodi e avventure infine saldarsi al mito relativo alle origini di Roma. Questo libro è dunque la storia di un successo narrativo, che dalla cultura greca più arcaica giunge sino alla splendida celebrazione dell'Eneide virgiliana. Ma la fortuna del mito non si ferma al mondo antico: lungo tutto il Medioevo, e poi ancora all'alba della modernità, città, popoli e case regnanti della nuova Europa non smettono di accreditarsi ascendenze troiane, riconnettendo la propria origine a questo o quel superstite dell'antica guerra raccontata da Omero; e anche quando il significato politico del mito si appanna fino a scomparire, Enea ha abitato ancora l'immaginario dell'Occidente come paradigma dello sconfitto, dell'esule, del senza patria, controfigura dei vinti e degli sradicati del nostro tempo.
Maurizio Bettini (1947), classicista e scrittore, insegna Filologia classica all'Università di Siena. Autore di saggi di argomento filologico, metrico e linguistico, i suoi interessi vertono soprattutto sulla antropologia del mondo antico, disciplina a cui ha dedicato svariati volumi. A Siena ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro "Antropologia e Mondo antico", di cui è direttore. È autore di romanzi e racconti e collabora alle pagine culturali di "la Repubblica".
Il racconto di Bettini nella prima parte è delizioso. Il corpo principale del saggio, è estremamente interessante per chi, come me, non ha un grosso bagaglio di classici greco/romani L’esposizione, mi è sembrata però, poco fluente e in alcuni capitoli pesantemente ripetitiva.
139. Nella vendetta e nell'amore la donna è più barbara dell'uomo. (Al di là del bene e del male, Nietzsche). In revenge and love woman is more barbaric than man.
Nel momento in cui si 'interpreta' una figura mitica, non si fa altro che darne una lettura attuale e legata al nostro tempo. Ma, già come Bettini scrive di Elena nella prima parte di questo saggio, l'unica lettura possibile sembre quella di immergersi nel racconto mitico e... fermarsi...
Basta che qualcuno cominci a raccontare e gli esseri di carne e di sangue diventano simili a simulacri, che si moltiplicano come creature del sogno e danzano nell'aria al ritmo delle parole. Chi entra nel racconto altrui si perde, e perde se stesso.(pagina 30)
E non sarebbe forse la più grande delle illusioni, uccidersi per un fantasna?(pagina 32)
Bellezza femminile, non significa niente, troppo spesso è un'immagine irrigidita. ... La bellezza resta felice di se stessa, la grazia invece appare irresistibile, come Elena...Goethe. (pagina 37)
La varietà dei ruoli ricoperti da Elena nel mito greco rende arduo circoscrivere questa figura in un ambito determinato. Narrare la sua storia significa di fatto indagare la natura femminile nei suoi vari aspetti...(pagina 76)
Selene si presenta quindi come una figura duplice: un'ambiguità simile, che alla bellezza esteriore associa una pericolosità nascosta caratterizza anche, sia pure con notevoli differenze, il personaggio di Elena nella sua lunga storia: da Omero a Euripide a Virgilio.(pagina 173)
avevo questo libro nella mia tbr da anni e posso dire che mi è piaciuto perché cita e spiega le fonti in cui è presente Elena cercando di restituire una Elena coerente con ogni autore che ha avuto a che fare con questo personaggio.
Per chi fosse interessato alla mitologia classica e sul saperne di più è highly raccomandato