I fantasmi della mente è un viaggio attraverso il tempo (gli anni che vanno dal 1948 al 1984) e nello spazio, muovendosi tra Francoforte, Parigi, Londra, Berkeley e New York. Il senso del viaggio che ci fa compiere Wolfram Eilenberger è la ricerca di "ciò che resta della Ragione", dopo l'abisso della seconda guerra mondiale e della barbarie dei totalitarismi. I nostri compagni di viaggio saranno Theodor W. Adorno, Susan Sontag, Michel Foucault e Paul K. Feyerabend, che hanno cercato – ognuno a modo proprio – di resistere alla tentazione del nichilismo novecentesco attraverso itinerari di pensiero che sono lenti di ingrandimento e analisi per problemi odierni.
Questi itinerari sono raccontati da Eilenberger attraverso la narrazione biografica dei quattro protagonisti che, apparentemente, non condividono lo stesso orizzonte filosofico, ma che vengono legati da un filo rosso che spetta al lettore riannodare a fine lettura.
Il libro si apre con il ritorno in Europa di Adorno, dopo l’esilio statunitense e il grande successo della Dialettica dell'illuminismo (1947).Eilenberger parla dello slancio emancipatorio di questi filosofi come cifra della loro attualità. Su questo punto, tuttavia, non mi trovo concorde. Anzi, se mi si passa la metafora, avverto un odore di naftalina in certe riflessioni e in certi atteggiamenti engagé, che oggi più che rivoluzionari appaiono sorpassati. L'unico dei filosofi che ancora mantiene un lato sovvertivo, proprio per il suo anarchismo metodologico, mi appare Feyerabend, che non avendo mai aderito ad una moda, non è stato sorpassato dalla storia.
Ciò è una critica non al lavoro di Eilenberger, scritto in modo brioso e accurato, ma all'idea di trasformare un buon saggio di storia della filosofia in un'analisi della filosofia attuale.