Allora non mi rendevo conto… ero così felice. La cosa che più mi spaventava, era che quel sogno potesse svanire in un istante. Ma purtroppo, nella vita vera, niente rimane eterno… Se allora me ne fossi resa conto, avrei tenuto le distanze.
Ma restare distaccati dagli altri, senza provare sentimenti è impossibile, per i deboli come noi… E’ la nostra forza; e la nostra rovina. Nessuno è immune… non è vero, Alari? Alla fine ci siamo smarriti, tutti quanti.
Lady Maltras è, ormai, una garanzia: se volete leggere qualcosa di talmente sconclusionato, demenziale e mal scritto da farvi piegare in due dal ridere, questa è la serie che fa per voi. Le perle per cui questo volume verrà ricordato nei secoli dei secoli sono senza dubbio: 1) l'apologia della schiavitù come metodo ideale per l'integrazione delle razze, e soprattutto 2) il torneo interstellare di fuffa svoltosi presso la colonia umana a cui Rei/Elena si ricongiunge fortuitamente, il cui momento più alto è senza dubbio la "gara di rimorchio" - ovvero, esattamente quello che il titolo suggerisce. Vince la squadra delle ragazze (perché ovviamente le squadre sono maschi vs femmine, come nelle sfide dell'asilo) grazie a questo delizioso stratagemma: agghindarsi e proporsi come giocattoli sessuali a ignari giovanotti, tentando lo stupro degli stessi se necessario, per poi stordirli al momento del dunque con un gas allucinogeno e ingabbiarli in apposita struttura di acciaio inossidabile per facilitare il bodycount. Vi sfido a trovare un altro autore che oserebbe tanto.