Il punto di partenza di Arthur Schopenhauer fu il criticismo kantiano, il quale aveva smembrato la realtà in entità e aspetti (la conoscenza, il fenomeno, la cosa in sé) che non avevano più un nesso unitario. Il mondo che noi conosciamo è invece per lui il mondo della rappresentazione, un tessuto creato dal nostro apparato cognitivo, una realtà di superficie. L’intima realtà di questo mondo, che va oltre il nostro apparato cognitivo, coincide con la volontà, l’impulso cieco e inconscio del nostro attaccamento alla vita. Questo è il (non) senso della vita, la visione catastrofica che Schopenhauer applica non soltanto all’esistenza individuale, ma anche alla società
Tommaso Tuppini si è formato alle Università di Milano, Verona, Brema (dove è stato borsista del DAAD) e Parigi-I. Attualmente svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Verona. Ha pubblicato, fra l'altro, Deleuze e il cinema francese (insieme a Michele Bertolini et al., Mimesis, Milano 2002) e Ludwig Klages. L'immagine e la questione della distanza (F. Angeli, Milano 2003).