«All’età di quattordici anni ho deciso che la mia esistenza aveva urgentemente bisogno di farsi più eccitante, ma i miei risparmi non mi permettevano di fare shopping alla Chelsea Girl. Ho imparato a usare una macchina da cucire, a seguire modelli e a cercare pezzi di stoffa nell’armadio della lavanderia. Il mio guardaroba sperimentale, fatto con tende e lenzuola, mi ha permesso di diventare un modello per Antenna, il parrucchiere di Boy George, il che a sua volta mi ha dato modo di frequentare altre persone vestite in modo strano e persino di entrare, ogni tanto, in qualche discoteca. Grazie ai vestiti, la mia vita è finalmente iniziata».
Maria Antonietta era solita indossare vistosi e ingombranti paniers. I Sex Pistols hanno lanciato la moda punk, con pantaloni bondage, maglie sfilacciate, borchie e catene. Leigh Bowery, fondatore di uno dei locali più estremi e dissoluti della storia del clubbing, amava mettersi addosso lampadine, vernici e tritoni.
Ogni epoca ha avuto la sua moda. Anzi, ogni moda ha dato forma a un’epoca: da Luigi XIV a Balenciaga, dagli abiti sgargianti in carrozza a TikTok, dal francescanesimo a Zoolander, Il Diavolo veste Prada e Marie Kondo, l’industria dei vestiti è da sempre espressione di genio, estrazione sociale, identità, rivoluzione, personalità e cultura. Manifesta chi siamo, o più spesso chi vorremmo essere. Incendia rivolte o, in casi più nefasti, le reprime.
La moda è tutto questo, ci racconta Anouchka Grose – che da bambina giocava a modellare il proprio abbigliamento usando i vecchi vestiti della madre –, ma anche molto altro. È sfruttamento delle risorse, fast fashion, mania che talvolta rischia di degenerare provocando danni irreparabili a noi e, soprattutto, al nostro pianeta. Per rimediare a questi rischi, Contro la moda ci mostra – in un viaggio attraverso i secoli e dentro noi stessi – in quali modi è possibile ripensare (o reinventare) il nostro rapporto con vestiti e accessori, per un futuro che sia davvero, e in tutti i sensi, alla moda.
A nice intro to the history of fashion, and its current state! As someone who's interested in learning more about the subject, I found this to be an interesting and useful place to start. The psychology aspects also felt unique, like they might not always be included in a book about fashion and I liked that as well. I hope we can continue to go into a place where fashion is fun and less harmful for the environment and workers.
Un saggio contemporaneo che ci ricorda gli studi e le annotazioni sulla moda dei grandi pensatori dell’era moderna da Marx a Lacan, per spiegarci perché, nonostante si tratti oggi di un’industria problematica su più fronti, é ancora necessario studiarla, ma soprattutto prenderla sul serio.
liked her writing on other people's fashion writing but as a manifesto this really says nothing. there's depop girls on youtube with more original fashion analyses. i wish she'd just written a lit review or something
“Non vergognatevi di godervi l'effetto alienante che possono dare degli abiti insoliti. Se guardandovi allo specchio sentite una scarica di adrenalina mentre sperimentate un nuovo abbinamento, è una cosa fantastica. Non significa che siete dei terribili narcisisti. Significa che state usando la struttura un po’ strana della psiche umana per trarre piacere temporaneo dal non riconoscervi completamente. Dato che siamo condannati a guardare verso l'esterno in un tentativo senza fine di capire cosa accade dentro di noi, forse è una buona idea prendersi qualche soddisfazione strada facendo. Se vedete qualcuno che secondo voi ha un aspetto incredibile - magari qualcuno che sembra particolarmente "se stesso" nei suoi abiti - quale modo migliore per rendergli omaggio che provare a mettervi qualcosa di simile? Un po della vostra ammirazione per loro vi con-tagia? Fantastico! Piacersi è una cosa buona. Forse qualcuno vi vedrà mentre vi osservate e vi sentite un po' meglio con voi stessi, il che potrebbe a sua volta aiutarli. La rivalità non è Punica relazione sociale. Copiare può essere un atto gentile.”
Ho trovato alcuni spunti davvero interessanti, soprattutto verso la fine (l’origine del punk, la maledizione del vinile rosso e la controversia delle NFT).
Quel che non mi ha fatto impazzire è che ho avuto la sensazione che l’autrice desse un pelo per scontato che i suoi pensieri e le sue convinzioni e/o pressioni sociali riguardo la moda dovessero essere per forza condivise dal lettore. Sarà che personalmente non ho mai provato quel tipo di invidia o di FOMO che lei descrive per degli abiti. Però, ribadisco, potrebbe essere una sensazione mia!
A bite-sized book intent on examining (in broad strokes) various aspects of the past, present, and future of fashion. I found "Horror: The Body in Fashion," "Lucky Punk," and "Fashion's Alternative Future" to be the most engaging, though each chapter is interesting and thought-provoking. I'd like it to have gone a bit more in-depth with regards to fatness & body positivity, as well as queer & trans approaches to fashion, but overall I enjoyed this!
attraverso la psicoanalisi lacaniana per capire i volti della moda
“Quando ci si imbatte nella moda, può essere difficile capire cos'è che ci colpisce davvero. È positiva, negativa, piacevole, spiacevole, o tutte queste cose insieme?” (p. 107)
Some interesting tidbits but too Marxist and too much psychology jargon. Grose is a psychoanalyst and a member of the Centre for Freudian Research and she certainly makes it obvious. Everything has to tie back to Freud. 🙄
A really interesting introduction to the history of fashion sociology, left me with a lot of material to read/watch now. Only reason it's not 5 starts is the last chapter, the manifesto itself, does almost say nothing, which whilst this seems intentional, is poorly constructed