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432 pages, Paperback
First published January 1, 2013
Quando ho iniziato Inferno, mi sono presa il tempo per “guardare fuori dalla finestra” del mondo: la città-nazione Europa divisa tra i privilegiati di Paradiso e i dimenticati di Europa mi sembrava già una mappa troppo familiare del nostro presente.
E Gungui non si nasconde:
«Se sei nato a Europa … hai due sole possibilità: arrangiarti con lavori rischiosi o umili, oppure riuscire a trovare un impiego a Paradiso».🔥 Cosa mi ha colpito
L’ambientazione è potente. La prigione-isola di Inferno, con i suoi gironi che richiamano la struttura della Divina Commedia, fiumi di lava, creature mostruose, contrappasso che non perdona: questo sì che funziona.
La discesa di Alec e Maj – lui da “Esterno” verso Inferno per salvarla – è visivamente forte, carica di pericolo, di alleanze improvvise e di una resistenza che tenta di emergere.
Anche il conflitto tra oligarchia (Paradiso) e ribellione (Europa/Inferno) ha un suo affondo sociale che merita: non è solo fantasy, è distopia, denuncia, specchio.
I personaggi principali – in particolare l’innamoramento lampo di Alec e Maj – mi è sembrato poco giustificato. Troppo “ci vediamo due volte e già ci buttiamo nella fiamma”.
Ecco, quella fiamma era fisica e metaforica, ma l’innesco poteva essere più sfumato.
Alcuni passaggi narrativi si perdono in dettagli descrittivi o cambi di ritmo: nella parte centrale si avverte una “falla” nella tensione, come se la storia si fosse fermata per respirare prima di lanciarsi.
⚖️ Il mio verdettoInferno è un buon esempio di fantasy distopico italiano che osa – e lo fa con slancio – nel reinterpretare la Commedia dantesca in un futuro cupo e violento.
Se amate ambientazioni forti, lotta, ribellione e un “inferno” reale da cui cercare di uscire, lo apprezzerete.
Se invece cercate personaggi con mille sfumature, un amore “lento” e costruito, e una trama senza sbavature, sappiate che questo romanzo non è perfetto: ha punti di forza e punti deboli.