In un tratto di strada solitario due sconosciuti si incontrano. Il primo è un fuggitivo e viaggia a piedi apparentemente senza una meta precisa, il secondo guida un furgone ed è un prete diretto verso la nuova parrocchia che gli è stata assegnata. Temendo di essere consegnato alla polizia, dopo un momento di strana e folgorante intimità, il fuggitivo uccide il prete, nasconde il cadavere in una cava, ne assume vesti e identità, raggiunge la nuova parrocchia e si ritrova a presenziare il funerale del prete ucciso. Il fortuito ritrovamento del cadavere nella cava metterà il capo della polizia sulle tracce dell’assassino. Ma il crimine commesso dal fuggitivo non è un caso isolato, così come la sua fuga, trasformando la caccia all’uomo in una caccia collettiva al crimine, dove a inseguire è la legge e a essere inseguito è chiunque sia fuorilegge.
Damon Galgut was born in Pretoria in 1963. He wrote his first novel, A Sinless Season, when he was seventeen. His other books include Small Circle of Beings, The Beautiful Screaming of Pigs, The Quarry, The Good Doctor and The Impostor. The Good Doctor was shortlisted for the Man Booker Prize, the Commonwealth Writers' Prize and the Dublin/IMPAC Award. The Imposter was also shortlisted for the Commonwealth Writers' Prize. He lives in Cape Town.
Non è difficile percepire sin dall’inizio echi di J.M.Coetzee, secondo me soprattutto del suo La vita e il tempo di Michael K. Così come del clima confuso e incerto post-apartheid. Apartheid che era stato abolito da poco quando questa novella è stata pubblicata (solo nel suo paese – per l’uscita fuori dal Sudafrica bisogna aspettare fino al 2003) e solo l’anno prima (1994) Mandela era diventato presidente vincendo le prime elezioni democratiche. Il titolo originale The Quarry ha doppio significato, vuol dire sia la cava che la preda. La scelta italiana sembra puntare verso il thriller – e leggendo probabilmente le prede aumentano, non rimane una sola – ma la cava è il luogo clou della breve vicenda.
Il primo adattamento cinematografico è del 1998, una coproduzione belga, ma la storia è comunque ambientata in Sudafrica. John Lynch è il nome maggiore in cartellone e interpreta ovviamente il finto prete. La regia è di Marion Hänsel.
Galgut sottrae e scarnifica, vuole restare ambiguo, non dare troppe spiegazioni, aumentare il senso di incertezza, scelta stilistica che rispecchia il clima di cui sopra. Così l’uomo con cui apre il racconto rimane fino alla fine senza nome, così come il luogo dove è ambientata l’azione. E indefinita rimane la ragione per cui l’uomo sta fuggendo fino al suo incontro col prete. La stessa struttura riflette questa intenzione: le scarse centoquaranta pagine sono scandite in 56 capitoletti, molti di mezza pagina se non meno, sempre più brevi man mano che ci si avvicina alla fine. I soggetti in scena sono più maschere che personaggi, e forse la palma del personaggio più riuscito la darei al paesaggio (il veld), autentico luogo della mente.
Il secondo è del 2020, americano, sposta l’azione in West Texas. La regia è di Scott Teems e gli attori sono Shea Whigham e Michael Shannon, quest’ultimo nel ruolo del poliziotto.
Ho visto il film americano, che sposta l’azione dal Sudafrica post-apartheid al West Texas. Un Texas occidentale verde e rigoglioso come quello a est. Il cast è il punto di forza del film: eccellenti e perfetti sia Michael Shannon che Shea Whigham. Il primo riesce a dare anima a un personaggio più marginale. Pur restando nella sospensione – vedi il primo incontro con la ‘preda’ riversa a bordo, intuita più che vista dall’interno del furgone - allo spettatore arrivano le informazioni che servono. Ottima atmosfera, per un risultato al di sopra delle mie aspettative, che mi ha davvero positivamente sorpreso.
“Non era più sicuro che ci fosse una differenza tra loro o che fossero separati l’uno dall’altro e si spostarono insieme sulla superficie del mondo e il sole tramontò e si fece buio e continuarono a duettare. Si muovevano nella notte in vaghi contorni come i sogni che il suolo stava facendo.” (Citazione)
In una strada solitaria del sud Africa, senza case né persone, due uomini si incontrano. Si partirà così per un tormentato viaggio e seguirà una serie di eventi che si alterneranno rapidamente uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità. Inseguimenti, sparatorie, giochi psicologici portati al limite della follia. La scrittura è schietta, scarna ma contemporaneamente affilata come la lama di un bisturi. Descrizioni di odori e suoni si alternano. Verso la fine la scrittura ha dei cambi di registro: manca la punteggiatura (anche le maiuscole)La preda è la spietata storia di una caccia all’uomo dove il senso di colpa e la redenzione passano totalmente in secondo piano rispetto alla sensazione straniante, claustrofobica, a tratti onirica e ossessiva.
I leave the full considerations regarding the book to people more knowledgeable than me; but apart from any technical or personal opinion I would like to share how I found this book stylistically really close to some of the McCarthy novels such as The Passenger.