La provincia italiana degli anni Venti e Trenta, un mondo all'apparenza modesto, tranquillo eppur scosso nel suo profondo da drammi interiori, oltre che da tragici eventi esterni; ambienti familiari, che sembra di conoscere da sempre, accanto ad atmospfere esotiche, proprie di quell'Egitto dove la scrittrice visse per ben ventisei anni, dal 1921 al 1947. Questo è lo sfondo su cui si stagliano le figure tratteggiate con sapiente scrittura e ricchezza di effetti da Fausta Cialente: figure di donne soprattutto - sognatrici come Pamela, sensuali e affascinanti come Marianna, sicure e determinate come Marcellina - e figure di bambini, vivaci ed immaginifici, che contrappongono al mondo talvolta ipocrita degli adulti quello innocente e fantasioso delll'infanzia.
Fausta Terni Cialente was an Italian novelist, journalist and political activist. She is a recipient of the Strega Prize.
Cialente's first novel Natalia, completed in 1927, treated the lesbian relationship of an unhappily married woman. It was published in Rome in 1930 and won the Dieci Savi Prize. When the initial print run of 3000 copies had been sold, her publisher wanted to print more copies but the censors in the Fascist regime asked for two sections of the book to be revised. Cialente refused and the book was not reprinted but in 1932 a French translation was published in France. In 1930 her short story "Marianna" was published in the literary magazine L'Italia Letteraria which was edited by Giambattista Angioletti. From 1940 she wrote antifascist pamphlets and made daily broadcasts from Radio Cairo against the Fascist regime in Italy. In 1947 she returned to Italy, living there until moving to England in 1984.
Ogni casa nasconde dei segreti, segreti che alimentano amori, che trasudano dalle pareti, che fanno sprofondare pavimenti e inumidiscono lenzuola. Il mondo esterno può solo immaginare cosa accade quando nessuno guarda, quando nessuno sa.
È una realtà opaca e ipocrita quella delle famiglie, fatta di non detti, silenzi, energie trattenute, che si spandono nell’aria come onde, forti e silenziose, capaci di trascinare chiunque non sia cauto nelle loro infide correnti.
Anche se lo sguardo narrativo si riduce allo spazio trattenuto e asfissiante delle case, nulla ci lascia una sensazione di sicurezza, di pace, nulla si avvicina – anche solo lontanamente – al calore del focolare domestico, all’immagine di un nido accogliente e dolce nel quale tanto vorremmo rifugiarci. Il pericolo, infatti, preme sulle porte chiuse, sulle inferriate alle finestre, sulle cucine asfissianti, un pericolo senza forma e senza nome che porta con sé caos e distruzione.
Ogni racconto è un dagherrotipo di assolate estati dell'infanzia. Ero indecisa tra 4 e 5 stelle, poi il racconto Marcellina, con il suo femminismo sfrontato e scanzonato del 1962, ha deciso per me