Il nuovo romanzo dell’autrice di La Piccinina, una storia per ricordare le donne che ci hanno spianato la strada.
Un omaggio alla Scala e ai suoi protagonisti. Un romanzo che vi farà vibrare al ritmo della musica e palpitare per le vicende delle sue eroine.
Dopo il successo di La Piccinina, Silvia Montemurro torna con un nuovo affascinante romanzo. Negli anni Trenta, quando la Scala è divenuta un teatro moderno grazie alla direzione di Arturo Toscanini, la sedicenne Violetta, nata da una relazione clandestina tra un ballerino italiano e una cantante francese, lavora per il costumista Caramba come sarta. La madre, che a suo tempo era cantante all’Opéra National de Paris, ha chiamato la figlia Violetta in onore del suo personaggio verdiano preferito (La Traviata). Da bambina, Violetta era stata una promettente ballerina, ma un giorno, durante le prove, viene spinta dalle scale e rimane zoppa. L’incidente sarà solo uno dei tanti misteri che seguiranno la vita di Violetta, di sua madre, della sorella Fiamma, che partirà più tardi per Parigi dove avrà una carriera da cantante lirica. Tra scontri politici (Toscanini contro Mussolini), indimenticabili serate di lirica (Turandot, Carmen, La Traviata...), scintillanti costumi di scena e amori che si accendono e finiscono tra orchestrali e ballerine, la vita della Scala attraversa il secolo con alti e bassi, il fascismo, la guerra, i bombardamenti. Ma il cuore del romanzo batte soprattutto con i sogni, gli amori, le delusioni, gli abbandoni delle sue magnifiche Violetta, Juliette e Fiamma, ma anche Gemma, Amelia, Caramba, Lorenzo... Seguiamo le loro vite con il fiato sospeso, mentre intorno a loro si muovono e splendono le meraviglie della Scala.
Silvia Montemurro torna a indagare l'infanzia, il ruolo delle donne e il desiderio di emancipazione, scegliendo una via insolita: quella del teatro che, per lungo tempo, ha accolto e respinto le donne. Violetta ha un sogno: quello di diventare la prima ballerina alla Scala, ma quando un incidente scombina i suoi piani, sarà costretta a reinventarsi. Tra l'avvento del Fascismo e lo scoppio Seconda Guerra Mondiale, Le cicogne della Scala offre al lettore un senso di contemporaneità sensibile e attento che attraversa temi cari anche dei nostri tempi.
Con una scrittura delicata e profonda Silvia Montemurro ci presenta il suo nuovo libro, un omaggio alla Scala e ai suoi protagonisti. Un romanzo che vi farà vibrare al ritmo della musica e palpitare per le vicende delle sue eroine.
Scontri politici, serate indimenticabili di appassionante lirica alla Scala, e meravigliosi costumi di scena, fanno da contorno a storie d’amore delusioni e abbandoni, tra ballerine e orchestrali che vi faranno battere il cuore, sullo sfondo del periodo fascista.
Un libro che consiglio a chi vuol trascorrere ore spensierate in compagnia di buona musica.
È scorrevole e delizioso, una storia per ricordare le donne che ci hanno spianato la strada.
Siamo nel 1930 e questa è la storia di Violetta e di come da promessa ballerina della Scala di Milano diventa, invece, sarta. Le sue mani scorrono sulle stoffe più pregiate, lavora affianco a costumisti che hanno fatto la storia, conosce tutte le opere che vengono rappresentate su quel palco e a soli sedici anni sogna di diventare la prima costumista della Scala.
Silvia Montemurro porta il lettore dentro uno dei teatri più importanti d’Europa: La Scala. Partendo da qui ci racconta non solo la storia di Violetta ma da voce a tutte quelle figure femminili che sono state fondamentali per mandare avanti un teatro come questo rimanendo sempre nell’ombra. Pensate che per arrivare ad avere una donna come prima costumista dobbiamo attendere il 1950.
Quindi lasciatevi condurre dietro le quinte, nei magazzini, dove le donne cucivano costumi bellissimi, parlavano di musica e sognavano ad occhi aperti un futuro migliore. Lasciatevi trasportare dalle arie più famose della Traviata, della Turandot o dell’Aida e incontrate personaggi importanti legati a questo periodo e a questo teatro in una narrazione affascinante che vi farà affezionare a questa piccola protagonista: Violetta.
Una lettura leggera, senza troppe pretese ma che per me è stata molto affascinante sia per come ricostruisce le ambientazioni sia per come ricostruisce la Milano dell’epoca. E poi un po’ di romanticismo ogni tanto ci vuole!
Lettura piacevole, ma un po' banalotta. La cornice storica scelta è sicuramente difficile e sfidante: poiché del periodo fascista si è scritto in tutte le salse, è complesso non cadere in luoghi comuni narrativi triti e ritriti. Ciononostante, ho apprezzato molto la scelta dell'ambientazione al Teatro alla Scala e i riferimenti operistici. I dialoghi mi sono risultati abbastanza piatti, intuibili, e non hanno contribuito a dare pennellate di colore ai personaggi. Lo stile è descrittivo e, a mio avviso, non rispetta molto la regola "show, don't tell". Il lettore ha poco spazio per l'immaginazione, poiché tutto è già descritto e "spiattellato". I dettagli storici sono un po' buttati lì (ad esempio, in un capitolo datato 1940 il riferimento a come il "nemico" fossero già i tedeschi mi è parso forzato e stereotipato, vedi p.166). Sul finale si affastellano ulteriori storie e dettagli importanti che avrebbero meritato qualche pagina in più e che, messi in chiusura, mi hanno fatto pensare che l'autrice volesse terminare il romanzo in fretta e furia. Ad ogni buon conto, le tematiche trattate sono attuali e interessanti (emancipazione femminile, soprattutto). È sicuramente un bella storia nei contenuti ma che, a livello narrativo e stilistico, sarebbe potuta essere resa meglio.
Ciò che mi viene da dire pensando a questo romanzo è "un vero peccato". C'è un setting davvero originale, come le quinte del teatro della Scala di Milano; un periodo su cui non si è mai stanchi di leggere (il fascismo a Milano), eppure tutto resta in superficie. Molto spesso ho avuto l'impressione che determinati eventi/occasioni fossero messi lì perché verosimili (come il dare documenti falsi ai musicisti ebrei per salvarli dai campi). Verosimile, ma come è iniziato tutto? Come si è sviluppata la rete? Nessuna traccia. Anche il fatto di Amelia/Armando, novecentesca Lady Oscar, sembra tanto un doverlo scrivere così perché è quello che ci si aspetta adesso che nel mondo dell'editoria si dà spazio a figure femminili forti. Davvero un peccato.
Libro breve e molto scorrevole , interessante argomento quello della Scala di Milano vissuto nel periodo storico della seconda guerra mondiale , un punto di vista diverso dai soliti per raccontare i tragici episodi avvenuti durante la guerra a Milano.
Negli anni Trenta, quando la Scala è divenuta un teatro moderno grazie alla direzione di Arturo Toscanini, la sedicenne Violetta, nata da una relazione clandestina tra un ballerino italiano e una cantante francese, lavora per il costumista Caramba come sarta. La madre, che a suo tempo era cantante all’Opéra National de Paris, ha chiamato la figlia Violetta in onore del suo personaggio verdiano preferito (La Traviata). Da bambina, Violetta era stata una promettente ballerina, ma un giorno, durante le prove, viene spinta dalle scale e rimane zoppa. L’incidente sarà solo uno dei tanti misteri che seguiranno la vita di Violetta, di sua madre, della sorella Fiamma, che partirà più tardi per Parigi dove avrà una carriera da cantante lirica. Tra scontri politici (Toscanini contro Mussolini), indimenticabili serate di lirica (Turandot, Carmen, La Traviata...), scintillanti costumi di scena e amori che si accendono e finiscono tra orchestrali e ballerine, la vita della Scala attraversa il secolo con alti e bassi, il fascismo, la guerra, i bombardamenti. Ma il cuore del romanzo batte soprattutto con i sogni, gli amori, le delusioni, gli abbandoni delle sue magnifiche protagoniste: Violetta, Juliette e Fiamma, ma anche Gemma, Amelia, Caramba, Lorenzo... Seguiamo le loro vite con il fiato sospeso, mentre intorno a loro si muovono e splendono le meraviglie della Scala.
Le luci scintillano, le donne risplendono nei loro abiti da sera, ingioiellate dalla testa ai piedi, i capelli acconciati, sottobraccio al loro uomo, elegante anche lui. Dietro le quinte c'è fermento: le sarte danno gli ultimi ritocchi agli abiti di scena, le ballerine scaldano i loro muscoli, piroettando sulle punte sostenute da gambe tanto esili quanto forti. In sala il brusio, il chiacchiericcio, gli sguardi si alzano verso i palchi, scrutano, mormorano. Le luci si abbassano, il buio, il silenzio cala. È ora. Un due tre... la musica ha inizio, il direttore d'orchestra gesticola, indica, si muove in armonia con i suoi musicisti. Sul palco, quel palco, cantanti e ballerini fanno parte della stessa scena; danzano, cantano, leggiadri, soavi.
Siamo al Teatro alla Scala di Milano, sono gli anni Trenta e Violetta è una bambina di 7 anni che alla Scala ci è praticamente cresciuta. Lei, la madre Juliette e la sorella Fiamma trascorrono più tempo lì che nella loro casa milanese. Juliette è arrivata a Milano seguendo l'uomo che amava, per poi ritrovarsi sola e con due bambine da crescere e, alle spalle, un passato da cantante dell'opera che non ce l'ha fatta. E mentre lei gorgheggia tra le coriste, Violetta e Fiamma prendono lezioni di danza, sempre sotto lo sguardo attento della madre che ripone nel loro talento i propri sogni di rivalsa.
Silvia Montemurro mette in scena una storia di famiglia, di donne e di arte che racchiude, in poco più di 200 pagine, tante emozioni: dolore, delusione, rimpianti, un connubio di sentimenti forti che coinvolgono il lettore e lo trascinano con sé proprio come quelle opere che ogni sera vanno in scena.
Violetta è la protagonista centrale di questo romanzo. Lei, col suo carico di sofferenze, sarà la voce narrante che ci accompagnerà nei trent'anni di storia che Montemurro ci racconta. Trent'anni durante i quali Violetta vedrà i suoi sogni crollare e la sua vita andare in pezzi. Una piroetta, i salti, la scelta del maestro che la vuole in prima fila, poi una spinta, la caviglia che si spezza e, assieme e lei, tutti i desideri, le ambizioni, il futuro. Chi ha spinto Violetta quel giorno? Non è difficile intuirlo, per noi lettori, ma sarà comunque uno choc avere la conferma di ciò che si è sospettato. Violetta non avrà una vita facile. Claudicante, lenta, solitaria, dovrà combattere contro una madre che l'ha sempre ignorata e contro una vita che l'ha relegata al ruolo di spettatrice. Ma sarà tra le stoffe dei costumi, dietro le quinte di quel palco che sognava di calcare, che Violetta troverà il suo mondo, l'amore e l'amicizia. A fare da sfondo a questa storia, gli anni duri della guerra, il fascismo sempre più imperante che si ripercuote anche su quel luogo magico che è il teatro, con musicisti sostituiti dal regime, cantanti deportarti e direttori d'orchestra fuggiti prima che sia troppo tardi.
Ma Violetta rimarrà lì, con i suoi sogni e le speranze, per rendersi conto, infine, che il suo posto nel mondo era tra le mura di una casa, con un uomo e una figlia. Silvia Montemurro sembra quasi farsi da parte per lasciare voce alla sua protagonista e lo fa con grande talento, intervenendo qua e là, dove necessario, ma senza apparire mai invasiva. Le cicogne della Scala è un romanzo che profuma di musica e di danza, che fa rivivere, a chiunque abbia sognato, da bambina, punte di gesso e tutù vaporosi, quell'idillio che solo il rumore delle scarpette sulle assi di legno di un palco può regalare. Vibra questo romanzo, come vibrano quelle assi. Vola via leggero come Violetta tra le braccia del suo Alfredo ne La Traviata.