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Etica, scienza e fede

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«È sempre sbagliato, ovunque e per chiunque, credere a qualcosa in base a evidenze insufficienti». Queste parole riassumono il progetto filosofico di William K. Clifford e la sua critica radicale verso ogni credenza religiosa. Inserendosi da protagonista nell’infuocato dibattito tra scienza e religione dell’Inghilterra vittoriana, il giovane filosofo e matematico articolava con grande finezza e ironia il suo pensiero. Il «dovere della ricerca», nemico di ogni principio di autorità, era per Clifford una condizione necessaria, tanto che per lui esisteva «soltanto una cosa più perversa del desiderio di comandare: la volontà di ubbidire».
Claudio Bartocci e Giulio Giorello presentano qui, per la prima volta in italiano, i tre saggi più importanti e affilati del filosofo-matematico inglese, tanto attuali quanto sorprendenti nella loro chiarezza.

William Kingdon Clifford (1845-1879) compì importanti ricerche sulle algebre geometriche che segnarono profondamente i successivi sviluppi della fisica matematica e della geometria. Per altro, ipotizzò che la gravità potesse essere la manifestazione di una geometria sottostante, delineando una concezione del mondo fisico che sarebbe stata ripresa nella relatività generale di Einstein. Come filosofo è particolarmente noto per la sua battaglia contro la «fede cieca» dei pensatori religiosi e per la sua difesa della scienza.
[Dalla quarta di copertina]

154 pages, Paperback

First published January 1, 2013

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William Kingdon Clifford

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Profile Image for Cate.
10 reviews
June 15, 2025
In questo saggio, che si rivolge direttamente ai lettori spiegando in maniera chiara e costellando il tutto con esempi concreti, vengono affrontati temi come il pensiero scientifico e la differenza con quello tecnico, dimostrandone la sua importanza nei vari ambiti;
l'uniformità osservata nel corso degli eventi come chiave per comprendere quando ha senso applicare l'esperienza passata alle nuove circostanze;
la legge esatta; la spiegazione.

Clifford si esprime inoltre in una severa critica nei confronti della religione e del sacerdozio: "Se gli uomini non fossero migliori delle loro religioni, il mondo sarebbe un vero inferno", sottolineando la necessità del rispetto della vita umana in quanto facenti parte di una società e non "semplicemente" perchè frutto della volontà di Dio.

Ricorda poi al lettore il dovere dell'indagine, di "mettere in questione tutto ciò in cui crediamo", senza il timore di rendere insostenibile questa vita, in quanto "è precisamente da quell'azione, e dall'osservazione dei suoi frutti, che si ricavano le evidenze in grado di giustificare la credenza di domani".

Innegabilmente è un saggio che spinge a riflettere, centrando perfettamente il suo intento.

“Il credulone è il padre del bugiardo e dell'imbroglione; vivendo in una simile famiglia non c'è da stupirsi se diventa uguale a loro".
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