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La decrescita felice

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I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili di energia e le guerre per averne il controllo, l'innalzamento della temperatura terrestre, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, la crescita dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti conl'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva.
In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale.
Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi.

134 pages, Paperback

First published January 1, 2005

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About the author

Maurizio Pallante

30 books3 followers

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Community Reviews

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Aurora Corvino.
22 reviews8 followers
March 31, 2025
L'idea alla base è giusta, anzi ora come ora BISOGNA ridurre gli sprechi.
Ma leggendo il libro sembra una risposta superficiale, dettata da una persona che dà risposte semplici a problemi complessi.
Profile Image for Dvd (#).
514 reviews93 followers
October 19, 2017
Premetto che mi piace chi cerca di pensare in modo alternativo. Chi cerca con lo sforzo intellettuale di creare modelli sociali, economici, tecnologici migliori. Chi ricerca, come Don Chisciotte con i mulini a vento, sfide impossibile nel nome dell'equità e della giustizia.

Diciamo pure che questo modello di mondo fa schifo. Fa schifo anche tralasciando che tre quarti del pianeta vivono nella fame e nella miseria. E' un concetto troppo grande, troppo distante per me e su cui è troppo facile lanciare anatemi buonisti.

Questo modello di mondo fa schifo, ci rende sempre più poveri e finché ci rendeva ricchi ci sguazzavamo dentro tutti allegramente. Perché i nostri soldi sono aumentati e molti sono stati spesi per migliorare efficacemente la nostra vita: abbiamo comprato lavatrici, riscaldamento, acqua calda, case confortevoli, vestiti, ecc ecc ecc.

Molti sono stati spesi per comprare cose, in parte o in assoluto, inutili. Cose, tuttavia, che essendo state prodotte garantivano posti di lavoro, e quindi nuovo denaro per comprare nuove cose.
Il classico circolo vizioso cartesiano: comprare per poter comprare sempre di più e, al contrario, il non comprare significa riduzione della proprie capacità di spesa, rinuncia alle tante belle cose che il progresso c'ha fornito.

Qui s'inserisce il concetto della decrescita controllata: produrre di meno, perché per ragioni banalmente strutturali non si può proseguire all'infinito nel modus operandi attuale, tornare a stili di vita più sobri, ricominciare a autoprodursi dei beni.
Affascinante, si può dire. E encomiabile l'impegno intellettuale che Pallante ci mette a illustrarci il tutto.
C'è però, come dicono i politici, un vulnus. Non da poco.
Se io mi autoproduco un bene, non spendo una quantità di denaro per comprarlo; la suddetta somma, pertanto, mi rimane in tasca, anche solo virtualmente. Con quel denaro posso farci sostanzialmente 3 cose:
1) spenderlo per comprare altre cose (e allora non ho risolto, in termini economici, assolutamente niente);
2) bruciarlo (e allora contribuisco davvero alla decrescita, pur in maniera totalmente idiota);
3) lo metto in banca (contribuendo però alla crescita economica, poiché dal mio denaro si creeranno interessi - pochi, come tutti i correntisti sanno - e, quindi, nuovo denaro).
Pallante riporta questo discorso critico, superandolo affermando semplicemente che non si considera il tempo globale risparmiato nel produrre da sé un bene, invece che farlo produrre come merce da qualcun altro. E dedicare questo tempo in più a passioni, hobby, produzione di altri beni, ecc...
Discorso che non sta in piedi. Poiché autoprodursi un bene (dal pane fatto in casa alla farina per fare il pane fino a una panca per il giardino) richiede una quantità di tempo enormemente superiore al comprare quella cosa in un negozio. Poi, finché si parla di piantare un pò d'insalata o farsi lo yogurt è un discorso che può anche stare in piedi (traballando logicamente), ma per beni e servizi più complessi? La casa, ad esempio: la si costruisce in autonomia? Oppure si baratta il progetto dell'ingegnere con un kg di mele e il muratore (che, diseredati cemento e acciaio, costruirà con legno e pietra, con i limiti teconologici derivanti dal loro uso) con qualche sacco di farina?
Tornando all'autoproduzione, non è che il grano, il mais crescono da soli; e non è che le assi di legno si piallano, tagliano, incollano, avvitano senza metterci mano. Il tempo necessario per effettuare lavori manuali da sé, soprattutto agricoli, è n volte superiore a quello che si spende nel comprare il bene finito (come sa chiunque abbia preso in mano in vita sua una zappa o un martello). Dove n sta per 100 o 1000 o anche di più. Quindi il ragionamento non sta proprio in piedi...
E non basta dire, come dice Pallante, che quel che non siamo in grado di fare lo possiamo scambiare con un'altra persona in cambio di qualcosa che produciamo noi. Torniamo al baratto? Al sistema curtense?
E' un'idiozia pensare di fare a meno del denaro...non a caso nel Medioevo, quando se ne ri-scoprì l'utilità, il baratto venne soppiantato e le miserrime condizioni di vita della gente altomedievali migliorarono. Lentamente, ma migliorarono in maniera sensibile.

Come è un'idiozia fare il peana dei bei tempi andati, della società agricola d'un tempo. Quando in Italia partì l'industrializzazione, le condizioni di vita delle persone migliorarono enormemente e enormi segmenti sociali, che nelle campagne avevano fatto per secoli la fame (perché, Pallante, i nostri bisnonni erano poveri, e poveri in una maniera che noi moderni non riusciamo nemmeno a immaginare), uscirono ben contenti da quello che ritenevano un vero incubo. La mancanza di paghe certe e l'essere perennemente alla mercè del tempo, del mercato, del grossista, del padrone. Un lavoro che era sopravvivenza e, soprattutto, fatica. Enorme, insopportabile fatica. E non si può cavarsela dicendo che così aumenterebbe la nostra massa muscolare, la nostra resistenza: sono discorsi di chi, un campo, non l'ha mai zappato o vangato; di chi la legna non l'ha mai spaccata o tagliata con ascia e sega...
Senza poi contare tutto il resto di cui Pallante non parla: torniamo a coltivare i campi (che, fra l'altro, non sono più sufficienti per dare da mangiare a tutti) con il mulo, l'aratro e le zappe? Rinunciamo ai trattori? Ai fertilizzanti? All'irrigazione? A tutto quello che il progresso tecnologico c'ha dato?
Allora, facciamo a meno anche dei progressi medici. E di Internet, anche se pare debba fare parte di questa rivoluzione tecnologica. E le nostre passioni come le coltiviamo? Leggiamo libri manoscritti? Viaggiamo a dorso di cavallo?
E torniamo sempre al circolo vizioso, che gira sempre circolarmente e non è, non può essere virtuoso. Lo stesso circolo vizioso che si imputa correttamente al consumismo e a cui, allo stesso modo, anche la decrescita ci porta. Non risolvendo nulla ma peggiorando sensibilmente numerosi ambiti della nostra vita.
Penso sia giusto andare verso stili di vita più sobri, che rispettino l'ambiente, a un riuso delle cose, all'utilizo di fonti energetiche rinnovabili. Ma non nei termini qui descritti. Non secondo i ragionamenti molte volte illogici o incompleti.
Sarebbe il Medioevo. E non il Medioevo di Leonardo, Brunelleschi, dei Medici. No, non quello. L'altro. Quello che è venuto dopo la fine della civiltà antica.
Non fu un bel periodo, a quanto mi risulta...
83 reviews
December 14, 2025
Bello, utile e scritto con un bello stile fluido e coinvolgente.

Fanno eccezione i capitoli sull'innovazione, scarso di argomentazioni concrete e la parte finale del libro, ripetitiva e un po' troppo moralista.

Comunque � un ottimo libro che fa pensare e che pu� davvero convincere a rivedere perlomeno in parte il nostro stile di vita iperconsumistico.
Profile Image for Francesca.
5 reviews1 follower
November 8, 2019
Pensieri totalmente condivisi e ottima guida pratica di riferimento per mantenere uno stile di vita che miri davvero al benessere collettivo e personale. La crescita economica non dovrebbe verificarsi a discapito del benessere umano infatti.
Profile Image for Davide.
16 reviews
August 8, 2024
Ottimo pensiero, sempre bene ricordarsi che siamo giù con un piede nella fossa e basterebbe consumare un po' meno per risolvere tutto
14 reviews
October 9, 2024
Un libro che dovremmo leggere tutti perché offre ottimi occhiali per capire la realtà. Si può cambiare il passo ai consumi.
Profile Image for Marco Svevo.
434 reviews21 followers
August 23, 2017
non si arrivera' alla decrescita per scelta, ci si arrivera' perchè costretti.

non mangerai piu' yogurt del supermercato ne' berrai acqua minerale in bottiglie di plastica. "A differenza di quanto comunemente si crede, il pil non misura l'incremento dei beni prodotti, bensì quello delle merci scambiate con denaro......" forse non tutti sanno che...la parola "comunità" è formata dall'unione delle parole latine "cum" e "munus", che significa dono. "chi denuncia i gravissimi problemi posti dalla crescita e ritiene che ci si debba avviare al piu' presto sulla strada della decrescita, si pone fuori della dialettica tra destra e sinistra perchè rifiuta l'ideologia del progresso che accomuna i due schieramenti".
Profile Image for Barbara Ab.
757 reviews8 followers
January 19, 2015
Perchè sapere, prendere coscienza, e preoccuparsi anche della propria piccola goccia nell'oceano fa la differenza

Le quattro stelline sono solo perchè è importante quello che M. Pallante cerca di divulgare. Poteva fare molto di più in questo piccolo saggio, ma ogni goccia è importante. spesso mi atterisce l'ignoranza e l'incoscienza con cui la maggior parte delle persone vive su questa terra: pensano che il cemento e tutto il tecnologico sia naturale e commestible. Beh, oramai tutti pensano che l'hamburger nasce dall'hamburger, e che l'immondizia si autodistrugga!!! Tranne poi lamentarsi quando le cose raggiungono il limite. Quindi il saggio è raccomandabile per chi non pensa, non sa, e per chi già lo fa , ma vuole leggere altri punti di vista sull'argomento. Certo non da delle risposte, e su alcune cose è estremista, ma è di semplice lettura, scorrevole, e.. con i piedi per terra.
Profile Image for Francesca Lorenzini.
614 reviews28 followers
October 18, 2024
Molto utile se non si è mai sentito parlare di decrescita, ma anche se la si conosce già, perchè viene spiegata da molti punti di vista diversi. Certo è di parte, ma aiuta a diventare consapevoli degli schemi che ci sono stati imposti, che non sono gli unici possibili.
Spiega la differenza fra lavoro e occupazione, progresso economico e umano, povertà relativa e assoluta, il fatto che un aumento del PIL non porta necessariamente all'aumento dell'occupazione... in modo molto chiaro e leggibile.
Profile Image for Marina.
6 reviews1 follower
October 24, 2012
A book who will convince you that it's awful to be a sheer consumer!
Profile Image for Pierangelo Rosati.
21 reviews
May 7, 2014
Tanti, tantissimi spunti di riflessione sul nostro stile di vita e con numeri alla mano! Da leggere assolutamente...e riflettere!
Displaying 1 - 12 of 12 reviews

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